Colpo di Stato a Myanmar: i parlamentari sono confinati nel complesso residenziale sotto lo stretto controllo dei militari

Di Pierpaolo Piras

Naypyidaw. Sono centinaia i membri del Parlamento del Myanmar (ex Birmania) agli arresti domiciliari.

Mezzi militari nelle strade di Naypyidaw

Sono confinati, come spiega l’Agenzia di Stampa “Associated Press” nel loro complesso residenziale governativo.

Sono sorvegliati dai soldati dopo che, ieri, è scoppiato un altro colpo di Stato che ha coinvolto la stessa Aung San Suu Kyi.

Aung San Suu Kyi

Uno dei parlamentari detenuti ha fatto sapere che insieme ad altri 400 suoi colleghi hanno trascorso una notte insonne, preoccupati che potessero essere portati via.

Comunque, nel complesso, ha aggiunto che tutti stanno bene,

Hanno potuto parlare tra loro all’interno del complesso e comunicare con l’esterno per telefono, ma non sono stati autorizzati a lasciare il complesso residenziale di Naypyitaw, la capitale.

La stessa fonte, mantenendo l’anonimato per ragioni di sicurezza, ha precisato che la Suu Kyi non era trattenuta con loro e che la polizia era all’interno del complesso, dove c’eravamo gli stessi componenti del partito di Suu Kyi e di altre varie compagini politiche, mentre i soldati erano fuori.

Il colpo di stato è arrivato la mattina in cui i parlamentari si erano riuniti nella capitale per l’apertura di una nuova sessione.

I soldati hanno affermato che il sequestro era necessario in parte perché il Governo non aveva agito in base alle accuse di frode dei militari nelle elezioni di novembre.

In questa occasione il partito al Governo della Suu Kyi ha avuto la maggioranza dei seggi parlamentari e ha affermato che l’acquisizione era legale ai sensi del Costituzione.

Ma la mossa è stata ampiamente condannata all’estero.

L’ANTEFATTO

All’alba di ieri, le Forze Armate hanno fatto un colpo di Stato che ha coinvolto direttamente Aung San Suu Kyi e i componenti del suo Governo.

Il Myanmar è uno Stato dell’asia sud-orientale, affacciato sull’oceano Indiano e conta all’ultimo censimento del 2017,  54.645.000 abitanti.

La sua estensione misura 676.577 Km quadrati.

E’ stato governato dai militari fino alle libere elezioni del 2011 che hanno visto l’ampia vittoria di Suu Kyi con la sua forza politica, il National League for Democracy (NLD).

Suu Kyi ha trascorso quasi 15 anni in stretto stato detentivo dal 1989 al 2010.

In questi anni , è stata ammirata a livello internazionale come un faro della democrazia ed i suoi valori, meritando il Premio Nobel per la pace nel 1991.

L’unica ombra della sua figura personale e politica proviene dalla mancata condanna delle Forze Armate per il brutale intervento repressivo nei confronti della minoranza mussulmana settentrionale dei Rohingya.

Per i Rohingya si parla di pulizia etnica

Alle prime ore del mattino, la principale emittente televisiva ha dato l’annuncio del cambio di regime e consegna dell’Esecutivo nelle mani del Generale comandante in capo, Min Aung Hlaing.

Successivamente è stato comunicato l’arresto di 24 tra ministri e parlamentari vari e la nomina di 11 sostituti, tra cui nei Ministeri della Finanza, Sanità, Interni ed Esteri.

Questo colpo di Stato non è stata una sorpresa totale: le tensioni tra militari e Governo aleggiavano già da tempo, specie dopo l’esito delle elezioni del novembre scorso che ha dato la vittoria schiacciante al partito della Suu Kyi ed un’umiliante sconfitta della forza politica (USDP), sostenuta dai militari.

La Suu Kyi resisterà anche stavolta alle minacce e pressioni psicologiche da qualunque parte esse proverranno?

I cittadini birmani hanno liberamente eletto (ribadendo questa scelta nel 2020) la loro beniamina (la Lega nazionale per la democrazia  ha conquistato 346 dei 412 seggi), vedendo in lei la migliore possibilità di realizzare, per sé stessi e le nuove generazioni,  i valori di libertà, progresso e libera iniziativa come solo la democrazia riesce a dare.

Aung San Suu Kyi è la figlia dell’eroe indipendentista del Myanmar, Generale Aung San, assassinato poco prima che il Paese acquisisse l’indipendenza dal dominio coloniale britannico nel 1948.

La credibilità delle Forze Armate, già ampiamente ridotta dopo i suoi sanguinosi interventi contro la minoranza Rohingya, subisce un ulteriore giro di vite perdendo il sostegno internazionale.

I soldati raccontano di uccisioni, stupri e sepolture di massa dei Rohingya

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