Conflitti: il miracolo del Cianoacrilato 2

Di Paola Ducci*

ROMA. Nata da un doppio fallimento nei laboratori bellici e aerospaziali, la supercolla ha rivoluzionato il bricolage e la medicina d’urgenza.

Ogni giorno nelle case di tutto il mondo si compie un piccolo miracolo chimico quando una tazza di ceramica si spezza, un pezzo di plastica si stacca dal cruscotto dell’auto, il tacco di una scarpa cede: bastano una goccia di liquido trasparente, una pressione di pochi secondi e l’oggetto torna come nuovo.

La supercolla ha rivoluzionato il bricolage e la medicina d’urgenza

Questo legame apparentemente indissolubile è merito della supercolla.

Tuttavia la storia di questo straordinario polimero è ben lontana dall’essere una lineare parabola di successo commerciale.

È al contrario un’avventura scientifica costellata di frustrazioni, progetti abbandonati e intuizioni folgoranti.

Prima di diventare l’alleato insostituibile del fai-da-te, il cianoacrilato è stato un incubo per i chimici della Seconda Guerra Mondiale con ripetuti e insistenti fallimenti legati soprattutto alla sua caratteristica di essere incredibilmente, ostinatamente e catastroficamente appiccicoso per  essere  usata come materiale da costruzione.

Il cianoacrilato è stato un incubo per i chimici della Seconda Guerra Mondiale

Dopo la  sua scoperta in laboratorio la supercolla fu applicata ai mirini per  fucili nel 1942 ma era davvero troppo appiccicosa e  il test fu abbandonato.

Ci riprovarono nel 1951 applicandola ai prismi di vetro delle calotte per jet e anche  qui non si rivelò un successo ma  improvvisamente, se ne scoprì una possibilità di applicazione unica: quel pessimo materiale da costruzione con la  sua adesività incontrollabile  diventava invece il più straordinario adesivo finora concepito, oltre a rivelarsi anche un eccezionale  business.

Mentre l’America scopriva la comodità della supercolla in cucina e in officina, la storia della sostanza stava per incrociare una delle pagine più drammatiche del Novecento: la guerra in Vietnam.

Un’immagine della guerra del Vietnam

A metà degli anni ’60 nei teatri di combattimento del Sud-Est asiatico i medici da campo (i cosiddetti combat medics) si trovavano ad affrontare una sfida logistica e medica terrificante.

I soldati feriti dalle schegge di mortaio o dai proiettili nella fitta giungla tropicale spesso morivano dissanguati nel giro di pochi minuti.

Le emorragie interne, specialmente quelle a carico di fegato o la milza, erano impossibili da trattare sul posto.

Applicare i tradizionali punti di sutura richiedeva tempo, precisione e un ambiente sterile, lussi che i medici sotto il fuoco nemico semplicemente non avevano.

L’obiettivo primario era uno solo: tenere in vita il soldato il tempo necessario per caricarlo su un elicottero – ambulanza e trasportarlo in un ospedale chirurgico dietro le linee.

Resisi conto delle proprietà della formula alcuni chirurghi militari e team di ricerca iniziarono a sperimentare l’uso del cianoacrilato direttamente sul campo di battaglia.

Svilupparono una speciale versione in spray monouso.

La dinamica era tanto brutale quanto efficace: il medico puliva alla bell’e meglio la ferita dal sangue in eccesso, spruzzava il cianoacrilato direttamente sui tessuti lacerati o sugli organi esposti e premeva per qualche istante.

La colla, reagendo con i fluidi corporei, polimerizzava istantaneamente creando una barriera artificiale sigillante che bloccava l’emorragia in meno di trenta secondi.

Questa tecnica non sostituiva la chirurgia, ma “comprava tempo”, permettendo a centinaia di soldati di sopravvivere al viaggio in elicottero.

Nonostante l’evidente successo nel salvare vite umane, l’uso della supercolla industriale sul corpo umano presentava forti criticità.

La degradazione del metil-cianoacrilato e dell’etil-cianoacrilato all’interno dell’organismo rilasciava sottoprodotti tossici (come cianoacetato e formaldeide), che causavano infiammazioni dei tessuti e lievi necrosi cutanee.

Per questo motivo l’Agenzia americana FDA (Food and Drug Administration) rimase a lungo restia ad autorizzarne l’uso civile, limitando l’impiego del cianoacrilato rigorosamente alle emergenze mediche militari estreme non codificate.

Il valore dimostrato sul campo in Vietnam però non andò perduto.

Negli anni successivi la ricerca chimico-medica lavorò intensamente per modificare la struttura molecolare del cianoacrilato al fine di renderlo biocompatibile.

Gli scienziati scoprirono che allungando la catena di carbonio del composto – passando dal metil-cianoacrilato a varianti come il butil-cianoacrilato e il 2-ottil-cianoacrilato – la velocità di degradazione nel corpo rallentava drasticamente, azzerando la tossicità e l’irritazione dei tessuti.

Oggi questi cianoacrilati di grado medico sono diventati uno standard insostituibile nella medicina moderna, nella chirurgia pediatrica e d’urgenza, evitando il trauma dei punti di sutura e degli aghi nei bambini per tagli superficiali, nella chirurgia estetica permettendo chiusure lineari e precise, riducendo al minimo la formazione di cicatrici visibili e nel pronto soccorso – i così detti  cerotti liquidi – agendo come barriera impermeabile e flessibile che sigilla la ferita proteggendola dai batteri esterni.

La storia della supercolla rimane così uno dei più grandi promemoria di come il progresso umano non sia una strada dritta e prevedibile, ma un sentiero dove la capacità di saper guardare un errore con occhi diversi può fare la differenza tra un foglio di carta straccia e una scoperta capace di salvare la vita a migliaia di persone.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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