Conflitto Nagorno-Karabakh: la diplomazia russa pronta a risolvere la questione

Di Pierpaolo Piras

Erevan. È di questi momenti l’ennesima tregua del conflitto armato tra la Repubblica dell’Armenia e l’Azerbaigian per il cronico problema del Nagorno-Karabakh (Alto Karabakh).

Si tratta di un’interruzione ufficialmente a scopo umanitario (almeno per la ricerca e recupero delle numerose salme) , concordata il 5 ottobre scorso in sede internazionale dai presidenti di Stati Uniti, Russia e Francia quali esponenti di punta del “Gruppo di Minsk” responsabile della sicurezza in Europa, ovvero l’ OSCE.

L’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) è un organismo della Unione Europea, attiva sui 57 Paesi d’Europa con delegazioni supplementari in Asia e Nord America.

La sua importante operatività si esercita potentemente nel più stretto riserbo diplomatico.

La sua area di attività comprende le problematiche politico-militari (come nell’attuale caso dei Paesi caucasici), economiche e, di recente, anche ambientali.

In termini storici, l’area caucasica vive da sempre una perenne condizione di belligeranza, fin dalla sua prima invasione e assoggettamento all’Impero Romano ad opera delle legioni al comando dell’esperto e sperimentato generale Gneo Pompeo Magno, nel 66 a.C.

Dopo secoli di dominazione prima bizantina poi ottomana, non senza che quei popoli dovessero costantemente rivendicare e talora combattere fisicamente per la propria libertà personale e autonomia politica, trovarono un po’ di pace durante l’esistenza della Unione Sovietica, della quale facevano parte.

Al crollo del regime comunista di quest’ultima, il popolo armeno (di fede cristiana ortodossa) entrò in conflitto armato con quello dell’Azerbaigian (mussulmano sciita) con grande versamento di sangue.

Fino ad oggi, il risultato è stato quello di una pace resa latente dalla conflittualità originata dalla divisione territoriale, tra lo Stato armeno e quello dell’Azerbaigian.

Soldati in trincea

Nel processo della divisione territoriale fra i due venne lasciato in sospeso il destino della varie minoranze, compresa quella azera del Nagorno-Karabak , sostenuti dalla Azerbaigian, ma rimasti in territorio armeno.

Ora siamo all’epilogo di questa aspra recrudescenza conflittuale che ha già determinato centinaia di vittime.

Dal 1980 ad oggi il conflitto in quest’area ha causato circa 25 mila morti.

Il capo della delegazione OSCE, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov,  ha espresso con determinazione che l’obiettivo irrinunciabile è quello di raggiungere una pace “sostanziale”.

Di recente i ministri degli Esteri, armeno e azero, sono stati convocati a Mosca per un incontro diplomatico.

In assenza di comunicati ufficiali non è dato sapere cosa abbiano concluso.

Possiamo solo ipotizzare che abbiano posto le basi per un successivo quanto ragionevole accordo duraturo.

Cosa vogliono gli azeri e gli armeni?

Da sempre l’Azerbaigian aspira alla liberazione dei territori (quelli del Nagorno – Karabakh) che ritiene occupati abusivamente dall’Armenia.

A loro sostegno portano alcune risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’Armenia non è meno risoluta nel difendere il proprio dominio territoriale e potestà amministrativa nell’Alto Karabakh, dove gli armeni sono la maggioranza.

Inoltre, sostiene il principio di autodeterminazione a vantaggio della sua frazione armena, sancito anche dall’atto costitutivo dell’ONU.

Non in ultimo pretende con forza la sua presenza ai negoziati , che ultimamente si svolgono a Vienna.

Il terzo incomodo è rappresentato dalla politica espansionistica di Tayyp Erdogan, Presidente della Turchia, passante nell’area tramite i favori all’ Azerbaigian, considerato come un popolo “fratello”.

Le forniture turche riguardano i droni, lanciatori di missili ed altro sofisticato armamento tattico oltre che un recente sostegno economico di 77 milioni di dollari ed un forte appoggio diplomatico nelle sedi internazionali.

La Turchia ambisce a inserirsi nel grande gioco diplomatico attivo nell’intorno  quest’area geografica caucasica post-sovietica, di grande importanza strategica anche per le abbondanti risorse petrolifere intorno al confinante lago di Baku.

Stavolta le velleità di Erdogan hanno subito un arresto, specie da parte della Russia.

Ankara paga sonoramente il confronto con l’abile  e potente ministro Lavrov.

Erdogan sopravaluta il ruolo del suo Paese nello scacchiere internazionale e dovrebbe prendere atto che il confronto con la Russia (non parliamo poi con la potentissima OSCE) è impareggiabile per il suo lieve peso specifico in campo economico, politico e militare.

Uno scontro sul fronte di guerra

Il Presidente dell’Armenia ha chiesto lumi al Consiglio Atlantico della NATO sul coinvolgimento reale della Turchia (un suo componente a pieno titolo) nel Nagorno-Karabakh, creando non pochi imbarazzi.

In questo conflitto è coinvolto anche Israele, che da un lato dimostra stima e simpatia per gli armeni mentre dall’altro rinforza il governo azero con la donazione del 61% dell’armamento tattico , comprese le efficaci e precise munizioni a grappolo.

Gli armeni, invece, non dispongono di sufficienti armamenti e munizioni di precisione.

È per questa ragione che Erevan, capitale dell’Armenia, ha richiamato il proprio ambasciatore a Tel Aviv.

Tra il popolo armeno e israeliano rimane il sentito legame emotivo deciso da una intera storia di sofferenze patite in comune (genocidio di oltre un milione di armeni nel 1915-23 e di sei milioni di ebrei gasati nei lager nazisti) che sono una componente fondamentale della propria storia di popolo e di nazione.

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