Conflitto ucraino: le trattative tra Washington e Mosca si preannunciano come un lungo braccio di ferro

Di Fabrizio Scarinci

MOSCA. Con la proposta di tregua formulata ,l’altro ieri a Jeddah, da ucraini e statunitensi sembrerebbe essere iniziata, tra Washington e Mosca, una sottilissima partita a scacchi.

Per ora il Cremlino sembrerebbe aver scelto di rallentare, rispondendo in maniera cauta e calcolata all’iniziativa della controparte.

Il presidente russo Putin con quello bielorusso Lukashenko

Nella dichiarazione congiunta seguita all’incontro di ieri tra il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, infatti, pur ringraziando il Presidente Trump per l’attenzione prestata al conflitto ucraino ed accogliendo in maniera molto favorevole la possibilità di una tregua, Mosca ha comunque posto l’accento su alcune “sfumature” (questo il termine utilizzato) connesse ad un eventuale cessate il fuoco.

Tra esse, una di quelle di maggior rilievo riguarderebbe, in particolare, la sorte delle forze ucraine presenti nella regione russa di Kursk, che rischiano, ormai da giorni, il totale accerchiamento e che il Cremlino, ritenendole responsabili di crimini ai danni della popolazione civile, vorrebbe costringere alla resa senza consentire loro di rientrare in patria.

Accanto ad essa vi sarebbero, poi, i numerosi problemi di controllo e verifica sulla lunga linea di contatto tra i due Eserciti (che risulta, ormai, in continuo movimento a causa della costante avanzata russa), nonché quelli legati alla gestione della tregua stessa, che Mosca non vorrebbe trasformare in una pausa che gli ucraini in difficoltà potrebbero, a quel punto, utilizzare al fine di procurarsi più armi o per cercare di porre in essere un’ulteriore mobilitazione.

Naturalmente, in ballo sembrerebbe esserci anche e soprattutto la volontà del Cremlino di prendere tempo allo scopo di far proseguire la propria offensiva verso ovest.

In effetti, dal punto di vista di Mosca, più tardi inizieranno le trattative, più territori le sue forze riusciranno a strappare ai loro avversari.

E più lunghe saranno, più vantaggi potrebbero essere ottenuti con riferimento alla gestione del dopoguerra (si pensi, tanto per fare un esempio, alle discussioni sulla composizione di un’eventuale forza di interposizione).

Nondimeno, la proposta di tregua lanciata l’altro ieri da Washington e Kiev sembrerebbe anche rappresentare il tentativo degli USA, che comunque non vedrebbero di buon occhio una disfatta troppo vistosa dell’Ucraina, di mettere Putin con le spalle al muro, creando una situazione in cui, in un certo senso, è come se gli si dicesse: “Bene, noi vogliamo la pace e abbiamo forzato la mano di Kiev affinché chiedesse una tregua, ma se tu non vuoi fermarti sappi che tutta quella parte dell’elettorato statunitense che ha finora desiderato una progressiva normalizzazione delle relazioni tra i nostri due Paesi capirà che il responsabile sei tu e potrebbe convincersi a supportare gli ucraini, col risultato che la nostra Amministrazione sarebbe anche più libera rispetto a quanto non sia stata la precedente di aiutarli sul piano militare”.

Il Segretario Generale dela NATO, Mark Rutte

 

Non a caso, il Presidente Trump che sempre ieri ha avuto un incontro a Washington con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, ha definito la risposta del leader del Cremlino “promettente ma incompleta”, tornando a parlare di sanzioni nei confronti della Russia.

Qualche chiarimento in più potrebbe certamente arrivare nel corso del colloquio telefonico che Putin ha dichiarato di voler tenere nelle prossime ore con il suo omologo statunitense, ma, almeno, fare troppe previsioni su quale piega potrebbe prendere la loro trattativa potrebbe senza dubbio risultare azzardato.

In conclusione, sebbene sia a Mosca che a Washington si desideri il raggiungimento di un accordo (ricordiamo come la Casa Bianca intenda, almeno in prospettiva, tenda a stemperare i sempre più stretti rapporti tra Russia e Cina e come, forse, anche Putin desideri non mettere tutte le sue “uova” nel paniere di Pechino) sembrerebbe che il mondo sia destinato ad assistere, nel corso dei prossimi mesi, ad un lungo ed estenuante braccio di ferro diplomatico.

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