Cosa sta succedendo in Myanmar

Di Pierpaolo Piras

Naypyidaw. Il governo del Myanmar sta strascinando tutto il sud-est asiatico verso il baratro politico e disastro  economico.

Dal colpo di Stato del 1° febbraio scorso con il quale i militari hanno rovesciato il governo  liberamente eletto della “Lega Nazionale per la Democrazia” (NLD), guidato da Aung San Suu Kyi, le forze armate e di polizia hanno ucciso circa 530 civili disarmati mentre sono stati migliaia gli arrestati nei disordini di piazza e presso le loro abitazioni.

Il paese sta affrontando una crisi umanitaria profonda con la crescente prospettiva che scoppi una cruenta guerra civile con gravi conseguenze regionali e persino globali.

La proditoria crisi birmana sta scuotendo alle fondamenta il patto geostrategico  dell’ASEAN i cui associati, già oggi, hanno assunto posizioni politiche differenti.

Cosa è l’ASEAN ?

È un’associazione intergovernativa ( Association of South-East Asian Nation) che lega dieci paesi del sud-est asiatico : Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.

I suoi scopi sono quelli di affrontare e promuovere questioni economiche, di sicurezza e politiche, anche se finora la sua operatività ed efficacia è stata in parte deludente.

Di contro , l’ASEAN conta una popolazione totale di circa 650 milioni di persone e un prodotto interno lordo (PIL) combinato di $ 2,8 trilioni di dollari.

Il gruppo ha svolto un ruolo centrale nell’integrazione economica asiatica, guidando i negoziati tra le nazioni dell’Asia-Pacifico allo scopo di formare uno dei più grandi blocchi di libero scambio al mondo e firmando finora sei accordi di libero scambio con altre economie regionali.

Sotto il profilo geostrategico, l’impatto dell’ASEAN nell’area è limitato dalla mancanza di visione strategica condivisa, priorità mai concordate e pertanto divergenti tra gli Stati membri e, non in ultimo, la grave mancanza di una leadership qualitativamente elevata.

Proteste in Myanmar

Le sanzioni non funzionano

Dopo il colpo di Stato dl 1° febbraio 2021, i governi occidentali hanno imposto immediate  sanzioni al Myanmar.

Tuttavia, bisogna ricordare che dopo circa due decenni di analoghe sanzioni, seguite alla rivolta del 1988, è stato ottenuto ben poco.

Inoltre, il Myanmar non può essere isolato per via di una sua possibilità d’uscita rappresentata dalla Cina a nord-est, l’India ed il Bangladesh a nord-ovest e il sostegno dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), la quale è vincolata nei confronti di un suo stato membro.

Poi, nel corso degli ultimi decenni, le forze armate hanno costruito una sorte di potente Stato all’interno dello Stato ufficiale. Storicamente, esso ha dimostrato di essere in gran parte non condizionabile ed insensibile alle pressioni sia straniere che interne.

Oggi, cosa c’è di diverso ?

Forse il governo civile birmano, guidato dalla Lega nazionale per la democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi , non era perfetto, ma era potenziato dal consenso e sostegno del popolo, oltre che ottenuto attraverso libere elezioni nel novembre 2020.

In queste ultime, l’NLD ha ottenuto una solida maggioranza contro l’opposizione rappresentata dai militari.

In poche settimane, i militari, su ordine di Min Aung Hlaing, capo di stato maggiore del “Tatmadaw” (forze armate birmane), hanno arrestato Suu Kyi e altri ministri della Nld, dichiarando contestualmente lo stato di emergenza per un anno.

Ma c’è qualcosa di diverso in questo violento colpo di stato: indipendentemente dall’impunità di cui incredibilmente godono, i militari picchiano e sparano ad libitum ai civili, ma oggi il movimento di protesta è basato su un’alleanza stretta tra autorità civili d’opposizione e gruppi etnici armati. Ecco perché non si arrenderà mai come invece è accaduto altre volte in passato.

L’assetto geostrategico

Il Mianmar è in una posizione geografica strategica in quanto posta al  confine e costituisce una zona di intenso transito navale tra i due oceani, Indiano e Pacifico. Il caos violento nel Paese potrebbe destabilizzare l’intera regione e sta già scuotendo il pilastro dell’ordine regionale : ovvero l’ASEAN dove alcuni soci hanno posizioni e reazioni differenti sul caos birmano.

Infatti, in coerenza con la Carta costitutiva dell’ASEAN , Indonesia, Malaysia e Singapore hanno chiesto l’immediata cessazione della violenza militare in Myanmar, il rilascio di Suu Kyi e altri prigionieri politici e il ripristino del governo democratico in conformità con i risultati delle elezioni di novembre scorso.

Tuttavia, altri Stati membri – in particolare Cambogia, Laos e Vietnam – preferiscono sottolineare – forse pretestuosamente – la regola della non interferenza negli affari interni degli altri membri dell’ASEAN.

Non è un caso che i governi dell’ASEAN con regimi più democratici chiedano una risposta concreta al colpo di stato in Myanmar, mentre gli Stati più autoritari appoggiano un approccio meno duro. Stando a dimostrare la grande distanza in tema di integrazione politica regionale con regimi così diversi.

La cooperazione multilaterale

Insieme a questa crescita, l’ASEAN (creata nel 1967) ha cercato di affermarsi come un potente organismo per aumentare la cooperazione multilaterale . Negli anni 2000, ha giocato un ruolo determinante per l’attuale cooperazione economica Asia-Pacifico di recente creazione, l’”Asean Regional Forum”, formato da Asean più 3 altre e potenti nazioni, Cina, Giappone e Corea del Sud.

L’ASEAN ha svolto un ruolo centrale anche in riunioni di alto profilo, come il vertice dell’Asia orientale, per promuovere il dialogo strategico ed il rafforzamento della fiducia reciproca in quest’area così travagliata.

Nel contesto del sud-est asiatico, così economicamente importante ma politicamente instabile per gli scadenti livelli di governance, sarà difficile cooperare, almeno nel breve periodo, se non in alcune regioni di essa.

Altrettanto potrebbe dirsi della risposta espressa dalla Unione Europea e dagli Stati Uniti che hanno imposto sanzioni specifiche ai generali birmani, mentre le democrazie asiatiche – come India, Giappone e Corea del Sud – stanno rispondendo in modo meno chiaro e assertivo.

Le sanzioni che non funzionano

Dopo il colpo di Stato del 1° febbraio, i governi occidentali hanno imposto ulteriori sanzioni al Myanmar. Ma, oltre due decenni dopo il 1988,  le sanzioni economiche si sono rivelate uno strumento del tutto inefficace.

La posizione politica della Cina

La Repubblica Popolare della Cina è il principale partner commerciale della Birmania. È stata decisiva la sua dichiarazione di voto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di approvazione ai golpisti birmani.

Per rappresaglia, i manifestanti pro-democrazia hanno incendiato le fabbriche cinesi residenti nel Myanmar.

La Cina è parsa sorpresa come qualsiasi altro paese dal colpo di Stato. Il suo atteggiamento nei confronti dell’attuale governo dei golpisti è stato freddo.

Pechino apprezza la stabilità e la prevedibilità, e la situazione in Myanmar è ora instabile e pericolosamente imprevedibile.

La posizione politica della Russia

Mosca ha evitato di condannare il rovesciamento brutale del legittimo  governo di Naypyidaw (capitale del Myanmar) presso il consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il governo ha speso solo tiepide parole di preoccupazione per le numerose vittime civili del golpe.

La Russia figura fra i maggiori fornitori di armi tattiche e corsi d’addestramento per le forze armate birmane e in tempi recenti ha proposto piani di collaborazione in un ambito di partenariato strategico.

I Paesi dell’ASEAN

Quali prospettive si presentano nel futuro della crisi ?

L’ipotesi peggiore è quella di ignorare il problema lasciando il popolo birmano ancora una volta alla sanguinosa mercè del Tatmadaw (nome della giunta golpista) e di un esercito da decenni ben addestrato agli scontri a fuoco.

L’unica soluzione che possa pacificare il Myanmar verso la democrazia può provenire solo da libere elezioni  da tenersi, ad esempio,  dopo un anno rassicurando che esse dovranno essere libere ed eque.

Ma, è importante che esse derivino da una collaborazione assunta in un ambito internazionale, magari ad opera dell’Asean stessa,  la quale non potrà che realizzarsi in tempi più lunghi.

 

 

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