Guardia di Finanza: Catania, nuovo sequestro antimafia da dodici milioni di euro eseguito nei confronti di due imprenditori collegati alla mafia etnea

Di Dario Gravina

Catania. Erano già stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa nonché colpiti da un sequestro preventivo di beni, parte dei quali costituiti da una somma di 1 milione e 900mila euro in contanti, ma il grosso del loro patrimonio doveva essere ancora individuato cosa che, però, è avvenuta a distanza di poco più d’un mese consentendo di cautelare ben 7 società e relativi compendi aziendali i quali – in questo caso – raggiungono il valore di 12.000.000 di euro.

Sono queste le cifre di un nuovo successo nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, che i finanzieri del Comando Provinciale di Catania, in collaborazione con quelli dello SCICO, hanno conseguito a spese di due imprenditori legali al pericoloso clan Scalisi, originario di Adrano (CT) ed espressione su quel territorio della nota famiglia mafiosa dei Laudani.

L’esame della copiosa documentazione bancaria rinvenuta dai militari delle fiamme gialle durante il primo intervento, ha infatti permesso di accertare in capo ai due arrestati l’esistenza di altre società aventi sede a Catania e nel centro e nel nord Italia (più precisamente nelle provincie di Roma, Milano, Novara, Udine, Varese e Verona), tutte operanti nei remunerativi settori dei trasporti e dei prodotti petroliferi attraverso le quali venivano re-impiegati i soldi provenienti da attività illecite riconducibili agli “affari” del boss Giuseppe Scarvaglieri (attualmente detenuto ed assoggettato al regime di carcerazione previsto dall’art. 41/bis dell’Ordinamento Penitenziario), nonché del figlio, di suo nipote e di un suo altro uomo di fiducia.

Follow the Money II

Come normalmente avviene in questi casi, gli effettivi titolari di tali attività si erano avvalsi di diversi prestanome per “schermare” le citate compagini societarie, una delle quali era stata addirittura costituita a Sofia (Bulgaria).

Le penetranti attività d’indagine condotte dagli investigatori della GDF, brillantemente coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catania, hanno però mandato a vuoto ogni tentativo di dissimulazione messo in atto dai responsabili, consentendo così di sottrarre alla mafia etnea una parte certamente rilevante delle proprie disponibilità economiche sulle quali, è bene ricordarlo, poggia l’effettivo potere delle “famiglie”.

Da rilevare come per la piena riuscita di questa complessa tranche dell’operazione, fondamentale sia stato l’apporto fornito da Eurojust, l’unità di cooperazione giudiziaria dell’Unione europea attraverso la quale è stato così possibile estendere le ricerche patrimoniali in questione anche in territorio balcanico.

 

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