Covid-19, criminalità e intelligence. Caligiuri: “Monitorare passaggi di proprietà delle aziende”

Di Maria Enrica Rubino

Roma. Nel contesto di piena emergenza da coronavirus, l’attività di intelligence non gioca un ruolo secondario. Ne ha parlato con Report Difesa il Prof. Mario Caligiuri, Direttore del Master di Intelligence dell’Università della Calabria e Presidente della Società Italiana di Intelligence.

Il Prof. Mario Caligiuri

Professore, qual è il ruolo dell’intelligence in una situazione come quella che stiamo vivendo? Secondo lei è davvero possibile una collaborazione tra intelligence di diversi Stati. Di quali in particolare? 

L’intelligence è l’organizzazione più profonda dello Stato, che prescinde delle maggioranze politiche e rappresenta la continuità delle istituzioni. E’ evidente, quindi, che è il lato più riservato, che qualcuno definiva “oscuro”, dello Stato. Pertanto, le informazioni di ogni singolo Stato sono il bene più prezioso e condividerle con gli altri ne provoca qualche timore. Il Coronavirus è un evento unico nella storia dell’umanità. Non che le pandemie non ci siano mai state, ma non si sono mai verificate con l’impatto devastante legato alla globalizzazione dei collegamenti e dell’informazione. Questo dovrebbe richiedere un superamento degli schemi tradizionali perché di fronte a un nemico comune, e la pandemia lo è, bisogna mettere in campo le energie comuni. Dovrebbero farlo tutti gli Stati, non alcuni in particolare, perché il problema colpisce tutti. Le informazioni su questo argomento andrebbero condivise tra i vari Paesi per tutelare la salute dei cittadini.

Il DIS ha lanciato, nei giorni scorsi, una serie di allarmi nella sua relazione annuale al Parlamento sulla “Politica dell’informazione per la sicurezza”. Tra questi, un pericolo che interessa il Sud Italia: Se il contagio del Coronavirus dovesse allargarsi, in quelle regioni potrebbero manifestarsi seri problemi di ordine pubblico? Secondo la sua esperienza, in che modo si dovrebbe intervenire?

Come ho già avuto modo di argomentare, condivido questa considerazione ma solo in parte perché il disagio sociale non riguarderà solo il Sud Italia, ma rischia di essere un problema nazionale. Le regioni più colpite sono quelle del Nord, il motore economico trainante del Paese. Ovviamente, al Sud l’indice di povertà è più alto, ma ci sono anche più stipendi fissi e più redditi di cittadinanza. Ad oggi, ci sono, quindi, più ammortizzatori sociali nel Mezzogiorno.

Ma l’ulteriore pericolo nel Sud è legato alla criminalità. Qui l’economia è più fragile di quella settentrionale, quindi è evidente, come hanno già evidenziato alcuni esponenti politici e della magistratura come Federico Cafiero de Raho, Nicola Gratteri e Giuseppe Pignatone, che la criminalità organizzata si può radicare ancora più di quanto già non lo sia nel contesto economico e sociale.

A proposito della crisi che, di pari passo con la diffusione della pandemia, sta colpendo e colpirà anche nelle prossime settimane alcuni settori dell’economia nazionale e del rischio che questa situazione possa alimentare la diffusione delle mafie e dei loro interessi criminali. Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha annunciato la costituzione di un Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale. Che ne pensa?

Penso che l’iniziativa del Capo della Polizia Franco Gabrielli sia molto importante per prevenire un fenomeno che si potrebbe sicuramente prevedere. Infatti, se la chiusura delle attività dura, come è probabile, fino a fine maggio il rischio potrebbe diventare molto più serio di quanto si possa pensare. Il problema non sarebbero solo i morti da coronavirus, ma un incontenibile disagio sociale. Inoltre, c’è da tenere conto non solo dell’economia legale, per la quale si sta provando a tamponare con provvedimenti a volte molto incerti, ma c’è tutta l’economia sommersa che è completamente ferma e incide sul reddito nazionale per circa 300 miliardi di euro l’anno, mentre il Pil ufficiale è di 1,8 miliardi. In tale contesto, una cosa fondamentale da fare sarebbe il monitoraggio alle Camere di commercio dei passaggi di proprietà, totali o parziali, delle aziende. Sono indicatori da tenere assolutamente sotto controllo”.

La guerra economica. Come sappiamo, una dichiarazione di un capo di Stato spesso incide sull’economia di un Paese. Basti pensare come l’intervento politico di uno o più leader possa incidere su quella degli Stati, spesso innescandone vere e proprie guerre economiche. Quanto del lavoro delle agenzie di intelligence c’è dietro a queste operazioni di guerra economica?

La competizione tra Stati sarà sempre di più a livello economico e culturale e si combatterà sul piano dell’informazione tramite il Web. L’intelligence individua informazioni rilevanti, pertanto in questa competizione gioca un ruolo fondamentale, per sostenere le economie degli Stati. Com’è noto, la sicurezza di uno Stato deriva anche dal suo benessere economico. Non a caso il Governo ha previsto di applicare la Golden Power a tutela di una larte rilevante delle aziende nazionali, che in questo periodo tremendo potrebbero essere acquistate da imprenditori e fondi sovrani di altri Paesi.

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