COVID-19: il ruolo della Digital Infrastructure in un Paese impreparato alla gestione delle piattaforme

Di William Nonnis*

Williams Nonnis, in un convegno

Roma. Oggi l’argomento più caldo è sicuramente il Covid-19. Tra le soluzioni per affrontarlo c’è anche quella di uno strumento informatico (un’App per esempio) che potrebbe dare un grosso contributo sotto tutti i punti di vista.

Questo ha fatto emergere un problema di fondo: l’impreparazione digitale di una nazione che oggi è quartultima in Europa per cultura digitale. Quindi abbiamo un deficit progettuale e strutturale che porta ad essere inadeguati rispetto all’epoca che stiamo vivendo.

Abbiamo tantissimi problemi, alcuni globali e altri tutti italiani, che potrebbero essere affrontati con l’uso di strumenti digitali. Il digitale usato correttamente può favorire diversi comportamenti virtuosi con ricadute positive su trasporti, mobilità, ecosistema, inquinamento, ecc. Ma come per tutte le cose per un utilizzo corretto ed efficiente occorre conoscere gli strumenti ed averne la padronanza.

La formazione, la conoscenza, la cultura digitale è lasciata alla buona volontà del singolo. Lo Stato per ora sembra non voglia seriamente, progettualmente e con lungimiranza affrontare questa criticità che ci porterà a situazioni di arretratezza imbarazzanti. Questo avrà ricadute pesantissime a livelli di occupazione, sanitarie, economiche.

Il valore di una nazione è dato soprattutto dal suo knowhow. Quanto più è alta la conoscenza e la cultura tanto più è elevato il livello di resilienza a criticità come questa pandemia o altre crisi con cui ci scontreremo nel prossimo futuro.

Partiamo dall’aspetto progettuale: nel momento in cui non si ha una visione chiara e lungimirante per i prossimi 10 nascono e si verificano problemi evidenti e tangibili in casi di calamità come questa.

Le colonne portanti di uno Stato sono Istruzione, Giustizia, e Sanità con un apporto importante del contesto DIFESA.

Oggi siamo esposti ad attacchi continui e dannosi da parte di soggetti privati, Stati esteri, organizzazioni, grosse corporate, ecc. che hanno trovato un giacimento gigantesco di dati spesso incustoditi.

Parlo di dati in generale, tra cui quelli della nostra vita privata continuamente regalati a soggetti che ne hanno fatto la loro fortuna. Social media, motori di ricerca, assistenti vocali, smartphone, gaming, IoT, ecc.

Ecco che la difesa del nostro perimetro cibernetico ha un ruolo fondamentale per il nostro futuro. Per poter continuare a fornire il meglio ai cittadini, poter permettere loro di usufruire di servizi che uno Stato deve erogare è indispensabile che questi siano messi in sicurezza e controllati per tutelare ciascuno di noi al meglio.

Ma la prima difesa deve arrivare dalla consapevolezza dell’uso degli strumenti tecnologici. E per arrivare a questo è fondamentale un piano di formazione che coinvolga la nazione intera in tutti i suoi livelli e gradi.

Le tre infrastrutture indicate precedentemente (Istruzione, Giustizia, Sanità) sono importanti perché i dati delle attività quotidiane dei cittadini devono essere condivisi in tempo reale tra tutte le strutture decentralizzate dello Stato.

Pensiamo per esempio ai dati sanitari che spesso sono compartimentati e isolati nelle singole ASL o nelle singole strutture. Un’analisi algoritmica con la disponibilità di tutti i dati darebbe sicuramente un supporto determinante al cittadino e allo stesso Stato.

I dati a questo punto si tradurrebbero in informazioni preziosissime che sarebbero un dono fondamentale per poter prendere decisioni coscienti e basate appunto sull’evidenza dei dati.

Invece, troppo spesso si affrontano grosse decisioni su realtà totalmente nuove attingendo a esperienze del passato che purtroppo si rivelano inadatte.

Per questo se ci fosse stata connessione e interoperabilità tra tutte le strutture sanitarie nazionali la gestione del Covid-19 avrebbe potuto avere un’altra svolta. Il meglio del meglio sarebbe stato se queste informazioni fossero state messe nella disponibilità di tutti gli scienziati del mondo intero. Le possibilità di soluzioni più pertinenti e quindi di successo sarebbe state notevolmente superiori. Ma occupiamoci della nostra cara Italia.

Per il settore della Giustizia è inammissibile fare processi/udienze via con piattaforme dislocate in altre nazioni come ZOOM, SKYPE, o Microsoft TEAMS.

Un’aula di un Tribunale

I dati transitano all’interno di quelle piattaforme e questo vuol dire metterli nella disponibilità di chi potrebbe farne usi incongrui. Tutti gli attori coinvolti in un qualsiasi procedimento giudiziario devono essere tutelati e garantiti.

Veniamo poi all’istruzione: altro grosso problema, anche qua non possiamo assolutamente fare lezioni utilizzando ZOOM, SKYPE, o Microsoft TEAMS, questo perché vista la sensibilità del dato potrebbe esserci una vendita nel mondo del dark web di video e foto di bambini (scuole elementari e Medie) creando un enorme danno non solo ora al soggetto interessato ma soprattutto in futuro. Ricordiamoci una regola sacra: nel web tutto ciò che fai rimarrà a vita!

Una cara, vecchia aula scolastica

Un’altra infrastruttura importante che uno Stato deve monitorare e avere la totale gestione della sicurezza sono i settori energia, acqua e gas.

Sono settori strategici per una nazione che in nessun modo può permettersi di andare avanti senza. Gli attacchi a questi comparti sono continui ed importanti, da quello cibernetico a quello speculativo economico e finanziario.

In tutto questo la Difesa, di cui faccio parte da ormai circa 19 anni, e attualmente sono in forza presso la Struttura di Progetto Energia (che fa capo appunto al Ministro della Difesa), ha tra gli altri gravosi compiti quello dell’efficientamento energetico.

Il progetto di ottimizzazione dell’utilizzo dell’energia all’interno della Difesa ha come diretta conseguenza e volontà la propagazione in tutta la Pubblica Amministrazione (PA). Questo comporta la necessità di uno studio, progettazione e sviluppo, su l’utilizzo della blockchain a protezione e garanzia delle infrastrutture critiche.

La Blockchain nel settore energetico gioca un ruolo fondamentale ma nella PA in particolar modo. Ritengo che la Blockchain (quella vera cioè pubblica e permissionless) nella PA sia una vera e propria necessità sia per i servizi da erogare all’utente che per la sicurezza dei dati.

Questo a tutto vantaggio di una necessità fondamentale di riconquista della fiducia tra Stato e cittadino che oggi è notevolmente compromessa. Ricordiamo che la Blockchain è fondamentalmente una tecnologia sociale. Ma anche questo notevolissimo strumento, associato all’intelligenza artificiale e agli IoT ha bisogno di una diffusione importante tra la gente.

Grandi e tanti sono infatti i vantaggi di questo strumento:

  1. Il Cittadino/Azienda avrà una risposta al servizio richiesto in tempi celeri e in maniera sicura.
  2. Lo Stato avrà un maggior monitoraggio dei principali servizi gestiti dalle varie Aziende, visualizzando in tempo reale le transazioni svolte.
  3. Forte alleggerimento della burocrazia grazie alla digitalizzazione dei servizi, con il ritorno così di un notevole risparmio sulla macchina governativa a vantaggio dell’azienda e /o cittadino.
  1. I dati saranno censiti e raccolti una volta sola grazie alle funzioni di riconoscimento univoco dell’identità digitali e resi disponibili in tutti i contesti ma sotto il controllo e permesso dell’utente finale.
  1. Istantaneo controllo incrociato per molteplici esigenze istituzionali o governative.
  2. Verifica del dato subitanea, certa ed obiettiva.
  3. Sicurezza e trasparenza garantite dall’affidabilità e solidità della Tecnologia
  4. Contrasto all’evasione fiscale e alla criminalità

Per tutelare il cittadino e avere un impatto socio economico virtuoso e duraturo è indispensabile avere visione e conseguente progettualità. Questo comporterà dotarsi di infrastrutture adatte e tutte le skill necessarie di cui uno Stato necessita.

Invece, oggi, abbiamo un proliferare caotico di task force create in modo estemporaneo dove una buona parte dei componenti non ha minimamente cognizione di come funzioni la macchina dello Stato.

E’ quindi assolutamente necessario dotarci di competenze preparate, affidabili e pronte per affrontare le criticità che fisiologicamente si manifesteranno.

Il futuro che immagino della tecnologia Blockchain è dato innanzitutto dall’utilizzo della Blockchain pubblica e permissionless per conferire totale trasparenza e conseguentemente fiducia.

La diminuzione dei costi sui servizi (disintermediazione a vantaggio del cittadino) è un aspetto immediatamente tangibile nei casi d’uso già disponibili.

Per questo il mio impegno costante è quello di sviluppare una tecnologia amica, pulita e trasparente, che accompagni l’uomo verso un “buon futuro”, con un cambio di paradigma socio-culturale, in cui la fiducia tra individui e tra i cittadini e le strutture pubbliche siano le colonne portanti di un evo realmente digitale.

*Full Stack & Blockchain Developer presso il Ministero della Difesa

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