Covid-19: in Russia una campagna di vaccinazione ” a macchia di leopardo”. A Mosca somministrate 2 mila dosi, lo scorso fine settimana

Di Assunta Romano

Mosca. Registrato con lo stesso nome del primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra il 4 ottobre 1957, il vaccino russo Sputnik V ha con la stessa tempestività battuto sui tempi la concorrenza internazionale.

Primo farmaco al mondo contro il COVID -19 ad essere registrato (11 agosto scorso) e primo ad essere somministrato nel Continente europeo, il vaccino Sputnik V funziona utilizzando come vettore virale un adenovirus, creato senza il gene che gli permetterebbe di riprodursi e generando nell’”ospite” la produzione di anticorpi e la conseguente l’immunità.

Una dose del vaccino russo Sputnik

La velocità con cui le autorità russe hanno deciso la somministrazione ha allarmato la comunità scientifica internazionale dal momento che Sputnik V viene somministrato mentre è ancora in corso la fase 3 dei test clinici che ne garantirebbero la sicurezza e l’efficacia.

Nonostante l’euforia delle autorità russe ed il risalto dato dai maggiori canali d’informazione locali, è emerso da un sondaggio commissionato dall’Agenzia RIA-Novosti (Russian Information Agency Novosti -l’equivalente della nostra ANSA) che soltanto il 22% della popolazione russa è disposta a farsi vaccinare e solo 1 russo su 11 accetterebbe di farlo subito.

Gratuita per i cittadini russi, il costo di una dose di vaccino per il mercato internazionale sarà inferiore ai 10 dollari (Sputnik V viene somministrato in due dosi).

La versione liofilizzata (secca) può essere conservata ad una temperatura compresa tra i + 2 a + 8 gradi Celsius, contro i – 70 gradi necessari per la conservazione del vaccino Pfizer.

La sede generale della Pfizer a New York

L’efficacia attribuita allo Sputnik V è pari al 91.4 %, come dichiarato dal Centro Nazionale di Ricerca Epidemiologica e Microbiologica “N. F. Gamaleja” di Mosca, stima basata sull’analisi dei dati ottenuti 28 giorni dopo la somministrazione della prima dose (7 giorni dopo la seconda).

La tecnologia che ha consentito la realizzazione del vaccino, è stata sviluppata dal Centro “N.F.Gamaleja”- famoso per la produzione di quello contro l’Ebola nel 2015-  in sinergia con il Russian Direct Investment Fund (RDIF) il Fondo sovrano  istituito nel 2011 dal Governo russo per effettuare investimenti in società leader dell’economia russa.

Al momento sono circa 50 i Paesi che hanno richiesto la produzione di più di 1.2 miliardi di dosi dello Sputnik V a cui provvederà il RDIF insieme ai suoi partner presenti in India, Brasile, Cina, Corea del Sud ed altri Paesi.

Lo Sputnik V non è l’unico vaccino con cui la Russia intende combattere il Covid 19.

Il Centro di Ricerca di Virologia e Biotecnologia “Vektor” di Novosibirsk ha ottenuto dalle autorità l’autorizzazione per un secondo preparato: l’EpiVacCorona che contribuirà  alla vaccinazione di massa nel 2021.

Subito dopo l’annuncio dato da Vladimir Putin il 2 dicembre sull’avvio di una massiccia campagna di vaccinazioni, è partita la registrazione online con priorità per le categorie a rischio: medici, personale sanitario, insegnanti, assistenti sociali.

Il Presidente russo Vladimir Putin

La somministrazione è prevista in due fasi: la seconda avviene dopo 21 giorni dalla prima e sarà valida la registrazione online effettuata per la prima.

Nel primo weekend di dicembre, come ha dichiarato il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, sono stati circa 2 mila i cittadini vaccinati nei 70 Centri allestiti in città aperti tutti i giorni dalle 8 alle 20, a cui se ne  aggiungeranno altri 100 entro la fine dell’anno.

Al momento però la campagna di vaccinazioni non è partita in modo uniforme in tutta la Russia: a San Pietroburgo è iniziata a settembre e rivolta solo al personale sanitario.

Su una popolazione di 5,4 milioni di persone sono state fornite solo 440 dosi di vaccino e nessuno sa quando inizierà la somministrazione di massa.

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