Crisi russo-ucraina: i due Paesi entreranno in guerra? Militari e diplomatici al lavoro per tentare di risolvere la questione

Di Pierpaolo Piras

Mosca (nostro servizio). Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta l’8 dicembre 1991, la Russia perse il controllo dei territori di confine occidentali che erano state il fondamento storico della sua sicurezza per centinaia di anni.

La mappa dell’Ucraina e della Russia

Quelle terre di confine avevano creato sostanzialmente una profondità strategica che ha costretto gli invasori ad una campagna militare estesa ed estenuante a cui la Russia poteva resistere.

Il Paese era stato attaccato nel XVIII secolo dagli svedesi, nel XIX secolo dalla Francia e due volte nel XX secolo dalla Germania.

C’erano state anche guerre con la Turchia nel XVIII e XIX secolo.

Nel 1991, queste regioni di confine divennero indipendenti e, secondo il punto di vista russo, l’Occidente in generale e gli Stati Uniti cercarono di controllare questi Stati di nuova formazione.

Ciò equivaleva niente di meno che a una minaccia esistenziale per la Russia.

E’ facile pensare che, per sconfiggere un nemico, devi capire oggettivamente come esso viene percepito e in quel momento si percepisce.

Da parte sua, oggi, la Russia si considera vulnerabile, specie da parte occidentale, ovvero fin dal tempo degli Zar, quando avevano origine le minacce più rovinose per la sua sicurezza.

Oggi, queste paure si configurano nelle crisi con la Bielorussia e Ucraina.

IL CONFINE CON L’UCRAINA

Il confine con l’Ucraina è localizzato a non molte centinaia di chilometri da Mosca e si trasforma in una grave minaccia quando è in mani avversarie.

 

La mappa dell’Ucraina

Da un punto di vista strategico la breve distanza con la capitale russa è sufficiente a logorare un nemico che avanza da quella direzione.

Secondo l’opinione della governance russa, la mancanza di sensibilità di Washington a considerare queste trepidazioni storicamente radicate a Mosca, suggerisce che gli Stati Uniti hanno reali intenzioni aggressive.

Ovvero, quello di far capitolare la Russia su tutte le questioni critiche in quell’area, se non proprio rischiando una vera e propria invasione militare.

Il tutto si riassume in un concetto di pensiero: laddove gli USA non hanno interessi congrui e prevalenti, la Russia ne ha davvero di esistenziali.

Insomma, secondo la governance russa  bisognava agire senza tergiversare.

In Bielorussia, è già stato fatto. Nell’agosto del 2020, il Presidente Alexander Lukashenko ha vinto un’elezione pesantemente criticata, poi scarsamente legittimata anche a livello internazionale.

Lukashenko e Putin

I russi sono intervenuti per salvare Lukashenko e ora hanno il controllo politico effettivo della Bielorussia, assicurandosi così la pianura nord europea, la principale via di invasione dall’Europa a Mosca nel corso dei secoli.

I TIMORI DI PUTIN 

La naturale conseguenza rende l’Ucraina un obiettivo molto più importante nelle mire di Mosca.

Il Presidente russo. Vladimir Putin

Negli ultimi mesi, la Russia ha concentrato circa 100 mila militari della  fanteria, motorizzata e corazzata, a ridosso del confine con l’Ucraina.

Tale importante contingente viene valutato come sostanziale per l’esercizio di una ordinaria operazione militare di occupazione territoriale.

VALUTAZIONI LOGISTICHE 

Se invece la reale volontà è quella di occupare l’Ucraina, questo contingente di forze militari non è sufficiente per affrontare vittoriosamente sul terreno l’Esercito ucraino.

Un soldato ucraino

Potrebbe semmai occupare materialmente importanti aree strategiche del Paese.

Se Mosca volesse invadere, dovrà temere la necessità di distaccare continuamente le proprie forze in terra avversaria: questo potrebbe  sovraccaricare i propri militari, fisicamente e psicologicamente.

IL PIANO DI INVASIONE DI MOSCA E’ UN BLUFF?

Va da se che, quando si trattano questi temi, ogni riserva logica e predittiva è assai rischiosa, data la segretezza che ammanta la crisi sino al più alto livello.

Le forze corazzate russe

Il piano di guerra della Russia è pertanto segreto. Alcuni analisti insinuano addirittura che la reazione russa, compresa quella politica, si risolva in un sonoro bluff.

Il governo dell’Ucraina, invece, ha pubblicato la sua visione di come verrebbe eseguita l’invasione russa.

Consisterebbe di un complesso di manovre secondo tre vettori d’invasione, finalizzate a isolare e occupare militarmente Kiev (capitale dell’Ucraina): verso Nord dalla penisola di Crimea, verso Sud dalla Bielorussia e verso Ovest da Volgograd (l’ex Stalingrado).

Quindi, in manovra congiunta, dopo aver neutralizzato Kiev, attuerebbero un più facile processo di pacificazione della popolazione nel territorio restante, il tutto a basso costo di risorse umane e materiali.

IL RUOLO DELLA DIPLOMAZIA 

Negli ultimi tempi ci sono stati incontri bilaterali tra Washington e Mosca, per il momento ancora inconcludenti.

Il Presidente ucraino, Zelenskij

Il leader russo, Vladimir Putin, è stato chiarissimo fin da subito.

La Russia “mai accetterebbe” l’ingresso della Ucraina nella NATO, come l’attuale leadership di Kiev vorrebbe.

E ancor meno che l’Ucraina vedesse applicata la norma dell’Alleanza Atlantica relativa all’applicazione del mutuo soccorso politico-militare da parte degli alleati a beneficio di un paese attaccato; nel nostro caso l’Ucraina dalla Russia.

LE PROBLEMATICHE LOGISTICHE 

Restando in tema strategico, in caso di attacco russo, sussisterebbero almeno tre serie problematiche da affrontare.

Il primo problema è di natura logistica. I 100 mila uomini mobilitati da Mosca, giovani e vigorosi, sarebbero impegnati in manovre e combattimenti ad elevata intensità ed ampio consumo idrico e calorico individuale.

Tutti avrebbero l’assoluta necessità di essere riforniti continuamente di viveri sostanziosi e digeribili, con acqua igienicamente sana, in enormi quantità.

L’Esercito russo è in grado di sostenere uno sforzo così complesso, prolungato ed articolato, in un territorio così vasto?

Militari russi in sfilata

Gli analisti rispondono che incontrerebbero grandi difficoltà di attuazione del loro piano.

In un primo momento si presume che i combattimenti possano raggiungere un acme nella fase iniziale e una defervescenza delle operazioni nella seconda fase dopo la conquista degli obiettivi più importanti.

Entrambi i momenti operativi richiederebbero il rifornimento costante di enormi quantità di  carburanti (diesel e benzina) e lubrificanti per le colonne motorizzate.

Da considerare poi la grande disponibilità di munizionamenti di ogni calibro.

Il secondo problema che complicherebbe alquanto il conflitto, espletato in questo caso su più fronti, riguarderebbe la qualità delle truppe, finora mai testate in combattimento.

E’ noto che le Forze Armate russe non hanno combattuto in alcun conflitto ad alta densità, come quest’ultimo si prospetta di essere, dalla Seconda Guerra mondiale fino ad oggi.

Il loro Esercito viene considerato molto ben addestrato ma nessuno dei loro comandanti ha mai esercitato la propria abilità in tale genere di conflitto.

Tenendo conto delle componenti, molto avanzate logisticamente e sofisticate sotto il profilo tecnologico che giocano un importanza decisiva nell’attuale campo di battaglia, una qualsiasi schiera militare in campo per la prima volta, ha bisogno di una struttura e linea di comando molto articolata e sofisticata.

I russi non sapranno se ne hanno una fino a quando non lo sperimenteranno sul campo.

Potrebbe accadere una debacle totale solo per la mancata riuscita di questi fattori.

COSA FARANNO GLI STATI  UNITI? 

Il terzo problema riguarda gli americani.

Essi tenteranno di bloccare l’avanzata russa con le proprie Forze Armate?

Probabilmente no: nessuno conosce i piani di reazione ipotizzati e pianificati dal Pentagono.

Il tempo è essenziale, ma imporre la guerra d’attrito su un nemico è prezioso di per sé.

Ad esempio, gli Stati Uniti sono in grado di trasportare le Forze polacche in terra d’operazioni per creare quell’attrito capace se non altro di rallentare l’intervento avversario (supponendo che i polacchi siano disposti) ?

Ma se gli USA scegliessero di inviare le proprie truppe, costringerebbero la Russia a combattere su scala più vasta, secondo un programma per il quale non è sufficientemente preparata?

Un soldato americano in esercitazione

La minaccia più importante per gli americani sarebbe rappresentata  dalle forze aeree e missilistiche di Mosca.

I loro obiettivi sarebbero i centri logistici.

Nella guerra corazzata, basata sulla rapidità d’invasione, la distruzione dei centri avversari di stoccaggio e di distribuzione dei carburanti e delle munizioni, equivale alla distruzione dei carri armati stessi, condannandoli all’immobilità.

I russi avrebbero bisogno di prevenire questo sviluppo eliminando le installazioni aeree e missilistiche statunitensi, molto probabilmente su scala globale vista la notevole gittata di tali armamenti.

In questo modo si intensificherebbe la guerra portandola ad un livello  mondiale e, in quella situazione, il rischio per la Russia sarebbe superlativamente elevato.

Infine, c’è l’arma diplomatica che si spera sia determinante per il conseguimento della pace.

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