Crisi russo-ucraina: le tensioni politiche provocano incertezze sul mercato dei cereali

Di Pierpaolo Piras

Kiev. Nei primi giorni dell’anno, una rappresentanza del governo americano bipartisan è stata ospitata in Ucraina nell’ambito degli incontri ufficiali avvenuti tra le due parti, relativi alla situazione di crisi politica con la Russia.

La produzione di grano ucraino

Non c’è niente come la prospettiva di  un conflitto globale per porre in evidenza un mercato così fragile e importante come quello dei cereali , specie del grano che, nel frattempo, sta già andando in crisi per i prezzi.

Nel corso degli ultimi tempi è salita la tensione suscitata dall’aumento delle quotazioni dei “futures” su grano e mais, poiché i commercianti di cereali in tutto il mondo hanno analizzato da vicino le potenziali conseguenze negative di questo mercato.

I “futures” sono contratti a termine, di norma standardizzati per poter essere negoziati facilmente in una Borsa Valori accreditata, e sanciscono l’impegno per i contraenti a un acquisto differito secondo un prezzo prefissato.

Qualsiasi aggravamento del conflitto tra la Russia e l’Ucraina minaccia di creare un ostacolo – se non ad interrompere – alle esportazioni di grano dalla regione del Mar Nero verso il resto del mondo.

Un picchetto d’onore di Forze Armate ucraine

Per le identiche motivazioni, la crisi politica potrebbe spingere al rialzo anche i prezzi del petrolio grezzo e del gas naturale, dei quali l’Ucraina è grande produttrice.

L’aumento dei prezzi del gas naturale potrebbe far elevare il costo dei fertilizzanti azotati utilizzati nelle produzioni  agricole.

Il rialzo delle quotazioni del greggio spingerà i consumatori verso l’uso di più biocarburanti, non derivati dal petrolio.

Una maggiore domanda di biocarburanti a sua volta aumenterà la domanda di cereali e oli vegetali dai quali vengono industrialmente derivati.

Le intenzioni della Russia

Secondo quanto viene riferito dagli organi di stampa, la Russia ha accumulato oltre 100.000 militari lungo il confine con l’Ucraina determinando acute reazione da parte di tutto l’Occidente.

La Russia nega intenzioni ostili.

Nel contempo chiede garanzie scritte alla NATO per la tutela della propria sicurezza.

La NATO sostiene pienamente l’Ucraina

Le richieste del Cremlino si sintetizzano nel raggiungimento di un accordo che fermi l’espansione della NATO verso l’oriente e che ritiri truppe e certi armamenti (come i missili) dell’Alleanza atlantica dalla Polonia e dagli Stati baltici.

L’Ucraina è da considerare una zona problematica

Storicamente, la Russia ha già invaso l’Ucraina, annettendo la penisola della Crimea nel 2014 e insediando un governo locale filorusso.

La Crimea torna di attualità

In questo clima di tensione politico militare creata dalla cultura mentale di Putin – ancora di stampo sovietico – si sono avuti preoccupanti fenomeni economico-sociali relativi al commercio del grano dell’Ucraina.

Alcuni giorni fa, è apparso emblematico che presso il “CME Group” e il  “Chicago Board of Trade”(CBOT) i “futures” sul grano siano aumentati negli scambi e, in ben due sessioni operative di scambio, le vendite siano andate in ribasso sia sul grano che sul granoturco.

CME Group è il mercato leader dei principali derivati e più diversificato al mondo, composto da quattro borse finanziarie, CME, CBOT, NYMEX e COMEX.

Ogni Borsa offre una vasta gamma di benchmark globali tra le principali classi di attività.

Il “benchmark” è il parametro di riferimento per valutare la prestazione di un titolo o di un fondo d’investimento o l’andamento del mercato di un determinato genere merceologico.

In questo vasto e potente ambito di mercato (quasi globale) i contratti del grano del marzo prossimo si sono chiusi alcuni giorni fa a 7,80 dollari americani per staio (ovvero il “buschel” americano, pari a 35,239 litri), con un aumento del 5,2% rispetto alla chiusura di qualche giorno precedente.

Il contratto di mais per marzo è andato peggio, aumentando i prezzi in tutte e quattro le sessioni di compravendita. In totale, l’aumento è stato del 4%.

Il centro vitale del grano in Ucraina

Nel corso dei secoli la fertile e vasta pianura dell’Ucraina è stata il sicuro granaio, prima della Russia e poi dell’Europa intera.

La parte più produttiva di questi cereali  è rappresentata dai territori più  orientali, al confine con il territorio russo.

Tutta la regione del Mar Nero costituisce  anche un enorme centro di arrivo, accumulo e imbarco dei cereali, specie del grano ucraino, destinati all’esportazione.

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) stima che Russia e Ucraina rappresenteranno collettivamente il 29% del commercio mondiale di grano nella campagna di commercializzazione 2021-22, nonostante le restrizioni ultimamente poste alle esportazioni russe.

Nel suo ultimo aggiornamento, l’USDA prevede che Russia e Ucraina spediranno rispettivamente 35 milioni di tonnellate (Mt) e 24,2 Mt, entro la prossima stagione di raccolta.

Tuttavia, l’Ucraina ha già impegnato una parte significativa del suo programma di esportazione previsto per il 2021-22.

Secondo i recenti dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura ucraino, 36,1 Mt di grano sono state esportate dall’inizio della stagione di commercializzazione 2021-22, con un aumento del 27,7% rispetto allo stesso periodo della stagione 2020-21. (Nota: 1 Mt sta per 1 milione di tonnellate).

Il potenziale impatto di un conflitto nel Mar Nero sull’offerta globale di grano grezzo sarà ricco di conseguenze. 

Nell’ultima annata cerealicola, l’Ucraina ha raccolto grano in misura da record, paria 42 Mt e si prevede che ne esporterà un totale di 33,5 Mt, ovvero il 16,4% del commercio globale in questa stagione.

I dati pubblicati la scorsa settimana hanno portato le esportazioni di mais a 13,7 milioni di tonnellate al 17 gennaio, ovvero quasi il 41% delle
spedizioni previste.

L’Italia produce nel suo territorio 8-8,5 Mt tra grano duro e tenero. Questa quantità corrisponde a circa la metà di ciò che viene importato per le necessità domestiche.

Si prevede che le esportazioni di orzo (più utile nelle produzioni alimentari industriali e animali) fuori dalla regione rappresenteranno quasi il 31% del commercio globale in questa stagione.

Questo comprende 6Mt esportati dai porti ucraini e 4,5Mt attraverso i porti russi.

È improbabile che la situazione di stallo dell’Ucraina si risolva rapidamente. Tutti i fattori negativi che hanno accelerato questa crisi rimangono presenti e attivi.

Il Presidente russo Vladimir Putin è preoccupato che l’Ucraina diventi una democrazia fiorente e completamente indipendente anche da un punto di vista economico.

Il Presidente russo, Vladimir Putin preoccupato per i movimenti ucraini

Poche persone vogliono il conflitto, ma la diplomazia ha i suoi limiti. Nel frattempo, non c’è motore dei mercati più potente dell’incertezza.

Aspetti geopolitici

Negli ultimi decenni, l’Ucraina è riuscita a diventare uno dei massimi produttori al mondo di cereali, specie di grano.

Essa coltiva prevalentemente la variante dura e rossa del grano invernale, quella che si semina in autunno e si raccoglie, a seconda delle varietà, all’inizio dell’estate. E’ quella maggiormente utilizzata nella panificazione.

Il Paese è uno dei principali esportatori di altri cereali come mais, orzo e segale.

Nel 2020, ha esportato circa 18 Mt di grano su un raccolto totale di 24 Mt, diventando così il quinto esportatore mondiale.

Il grano ucraino è destinato in gran parte alla Cina e all’Unione Europea.  Vengono poi, in minor misura, altri Paesi come il Libano che ne importa il 50% del suo fabbisogno, secondo i dati della FAO.

Degli altri 15 Paesi, quasi tutti del Terzo Mondo, fortemente legati alle importazioni di cereali ucraini, un numero significativo sta già ora affrontando preoccupanti problemi di insicurezza alimentare a causa dell’instabilità politica in corso in Ucraina.

Ipotesi future

Se un possibile attacco russo all’Ucraina si trasformasse nella occupazione di una vasta area di terra russa orientale, dove i gruppi separatisti sostenuti dalla Russia hanno già stabilito le loro “Repubbliche”, si potrebbe presagire un forte calo della produzione di grano, seguito da un secondario e rapido calo delle esportazioni.

Ne deriverebbe una fuga precipitosa degli agricoltori dalla zona dei  combattimenti, dalle infrastrutture con le attrezzature di produzione e stoccaggio che verrebbero distrutte.

Il risultato sarebbe la paralisi economica della regione.

Chiunque controlli la terra finirà per controllarne ed estrarne le ricchezze, ma se le condizioni nei territori più orientali dell’Ucraina, controllate dai russi, costituiranno un esempio di successo nell’area, l’instabilità politica  e la paralisi economica potrebbero estendersi più ampiamente nella regione e acquisire un impatto maggiore sulla produzione agricola.

Ovvero l’effetto andrebbe ben oltre le varie volontà dell’invasione iniziale.

Questi scenari, pur (per ora) ipotetici non devono essere presi alla leggera.

L’opinione pubblica mondiale ha la memoria corta, ma è passato appena un decennio dalle sanguinose rivolte della Primavera Araba, nella quale l’aumento dei prezzi dei generi alimentari determinò la scintilla iniziale che accese la miccia della violenta reazione locale, specie in Tunisia ed Egitto.

La morte di Mohamed Bouazizi dette Inizio della Primavera araba in Tunisia

Più recentemente, è sufficiente osservare gli ultimi avvenimenti della crisi politica in Kazakistan per denotare quanto l’aumento di prezzo di un prodotto di base, in questo caso il carburante, può velocemente portare a proteste, violenze e, nel caso del Kazakistan, a facilitare il decisivo intervento militare russo.

In Ucraina, la reazione di una popolazione provata da difficoltà alimentari potrebbe essere molto più ampia e violenta.

La fame può incrementare le tensioni sociali, perché  produce un’insopportabile disuguaglianza e contemporaneamente può radicalizzare i movimenti politici estremisti.

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