Di Giuseppe Gagliano
PARIGI. A 30 anni dalla pubblicazione del celebre rapporto Martre, un documento che ha segnato la nascita di una politica pubblica di intelligence economica in Francia, Nicolas Moinet dialoga con due dei protagonisti di quella stagione: Philippe Clerc, relatore generale del rapporto e oggi presidente dell’Accademia di Intelligence Economica (IE), e Christian Harbulot, ex consulente di Henri Martre e attualmente direttore dell’École de Guerre Économique.
Una riflessione a più voci sull’eredità e le prospettive di un’intuizione che, allora, anticipò molte delle sfide odierne.

La scelta di un titolo rivoluzionario
“Non intelligence economica, ma intelligence economica e strategia! – puntualizza Philippe Clerc -. la Commissione Martre scelse questa espressione per segnare un netto superamento delle pratiche informative tradizionali. L’obiettivo era chiaro: andare oltre la semplice raccolta dati, superare le azioni parziali di documentazione, protezione e sorveglianza per costruire un approccio integrato, capace di rispondere ai grandi sconvolgimenti geopolitici e geoeconomici degli anni ’90”.
L’ispirazione, spiega Clerc, venne anche dalle riflessioni di Philippe Baumard, che nel suo libro del 1991, Stratégie et surveillance des environnements concurrentiels, definiva il sistema d’intelligence aziendale come un investimento strategico, e di Christian Harbulot, che l’anno successivo pubblicò La machine de guerre économique, introducendo il concetto di “guerra economica” come paradigma operativo.
Un contesto politico complesso
Christian Harbulot ricorda che l’idea di includere il “renseignement économique” – ovvero l’uso di informazioni anche da fonti chiuse – fu inizialmente scartata.
Gli ambienti politici, spiega, consideravano il tema troppo delicato e preferirono concentrarsi esclusivamente sulle fonti aperte. Il termine “intelligence”, nella sua accezione anglosassone, rappresentava una sorta di compromesso, lasciando comunque aperta la porta a un approccio più globale.
Nonostante le difficoltà, l’autorevolezza di Henri Martre, allora presidente di Aérospatiale, fu determinante.
“Martre aveva capito l’urgenza di sviluppare una cultura scritta sull’intelligence economica”, sottolinea Harbulot. Sotto la sua guida, il gruppo di lavoro godette di grande libertà, anche se non mancarono pressioni politiche e resistenze da parte di alcune istituzioni.
Le conquiste del rapporto Martre
Il rapporto Martre rappresentò un punto di svolta.
Tra i suoi contributi fondamentali, Philippe Clerc ricorda le definizioni introdotte nel testo, capaci di rendere l’intelligence economica uno strumento operativo.
Cruciale fu anche l’analisi comparativa dei sistemi di IE a livello globale, che mise in evidenza come le Nazioni più avanzate avessero già trasformato l’informazione in un’arma strategica.
Ma il vero lascito del rapporto fu la costruzione di una politica pubblica di intelligence economica.
Il Prefetto Rémy Pautrat, figura chiave in questa evoluzione, riuscì a trasformare le intuizioni del rapporto in un arsenale di strumenti, metodi e organizzazioni.

Da qui, nacquero reti come quella delle Camere di Commercio, che svilupparono programmi di supporto per le PMI, e istituzioni accademiche come l’École de Guerre Économique, che formarono le prime generazioni di esperti in intelligence economica.
I limiti di una visione pionieristica
Nonostante i suoi meriti, il rapporto Martre soffrì di alcune lacune. Harbulot evidenzia in particolare l’incapacità di valorizzare l’eredità del periodo gollista, quando il Commissariato Generale del Piano aveva avviato importanti iniziative di scambio tecnologico tra grandi imprese e PMI. ”
L’arrivo di Raymond Barre a Matignon segnò una rottura con queste esperienze – spiega Harbulot, – e il focus esclusivo su una visione liberale fece perdere competenze fondamentali”.
Un altro punto debole fu la mancata comprensione dell’impatto della rivoluzione digitale. Nonostante la creazione di un gruppo di lavoro dedicato alle banche dati, la commissione non riuscì a cogliere appieno la portata del cambiamento in atto.
Infine, come sottolinea Philippe Clerc, il rapporto non formalizzò adeguatamente il legame tra intelligence economica e potenza industriale, in un momento in cui la competizione tecnologica tra Europa, Stati Uniti e Giappone era già evidente.
Le sfide dei prossimi 30 anni
Oggi, a 30 anni di distanza, la lezione del rapporto Martre è più attuale che mai.
“La priorità è formare i formatori – afferma Philippe Clerc – e potenziare la ricerca sull’intelligence economica”.
La creazione di laboratori dedicati, come il Centro di ricerca 451 dell’EGE, è un passo fondamentale per affrontare le sfide del futuro.
Harbulot, dal canto suo, richiama l’urgenza di una nuova visione strategica.
Tre sono i pilastri su cui costruire: sviluppare strumenti per comprendere i conflitti geo-economici, armonizzare le logiche di mercato con i bisogni vitali della popolazione e promuovere una resilienza territoriale che coinvolga l’intera società.
Il rapporto Martre non è solo un documento storico, ma un modello di pensiero che continua a guidare l’azione politica e accademica.
In un mondo sempre più segnato da conflitti economici e informativi, l’intelligence economica si conferma come uno strumento indispensabile per la difesa e la crescita delle Nazioni.
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