Di Fabrizio Scarinci
ROMA. Come dimostrato dai recenti eventi occorsi sul fianco Est della NATO e nel contesto mediorientale, gli Eurofighter e gli altri assetti dell’Aeronautica Militare Italiana garantiscono una presenza costante del Paese nell’ambito di scacchieri di assoluto rilievo per i suoi interessi nazionali.
Ad approfondire l’argomento e, soprattutto, a chiarire alcuni importanti dettagli riguardo agli eventi verificatisi negli ultimi mesi nel teatro mediorientale è stato, in occasione di un’intervista al Corriere della Sera, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano.

Parlando al suo intervistatore, Portolano ha dapprima ricordato come, nei primi mesi del 2026, la situazione geopolitica mediorientale abbia subito un forte deterioramento a causa di attacchi con droni e missili da parte dell’Iran e dei suoi alleati, per poi sottolineare come, al fine di garantire la continuità degli impegni assunti dall’Italia in operazioni come “Aspides” e “Inherent Resolve”, la Difesa abbia adottato tempestive misure precauzionali per tutelare il personale.
Il capo di Stato Maggiore della Difesa ha quindi spiegato come gli sforzi si siano inizialmente concentrati sulla messa in sicurezza della Task Force Air in Kuwait, riducendo il personale non essenziale, utilizzando bunker e diradando i velivoli al suolo.
Tutte misure, ha evidenziato il Generale, che hanno permesso di evitare perdite umane a fronte di ingenti danni alla base, sebbene non abbiano impedito la distruzione di un velivolo MQ-9.
Quanto al successivo rischieramento dei dispositivi militari in Arabia Saudita, Portolano ha spiegato come esso sia stato attuato come misura di mitigazione, evidenziando come tale decisione strategico-militare rientri nelle sue funzioni e sia coerente con la Risoluzione del Parlamento del 5 marzo 2026, che impegna il Governo a potenziare la protezione delle missioni e a salvaguardare le infrastrutture strategiche.

Portolano ha poi chiarito come questo spostamento non costituisca una nuova missione, quanto piuttosto un rischieramento all’interno di un’operazione già esistente, per poi spiegare come la comparsa sul sito della Difesa del termine “missione”, da intendersi esclusivamente come un’espressione di carattere tecnico-militare, abbia generato un equivoco.
Quanto alla scelta della base di Al Ta’if, il Generale ha, invece, sottolineato come essa sia scaturita dalle valutazioni dell’intelligence, poiché la struttura disponeva di bunker protettivi e di un sistema di difesa aerea multistrato.
Come noto, però, la situazione sarebbe, poi, cambiata a causa degli attacchi lanciati dagli Houthi a partire dallo Yemen. Riguardo a tale situazione, il Generale ha, quindi illustrato come la Difesa abbia subito predisposto misure di mitigazione, tra cui il ricovero del personale e, anche qui, il diradamento dei velivoli, ricordano come, sebbene gli assetti italiani non costituissero un obiettivo diretto, un drone sia comunque riuscito a penetrare la difesa aerea danneggiando un Eurofighter.
A tal proposito, Portolano ha quindi ribadito come nelle operazioni militari non esista il “rischio zero” e come, quantunque la sicurezza del personale resti la priorità assoluta della Difesa, ogni missione presupponga inevitabilmente un certo livello di accettazione del rischio.
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