Difesa e reputazione. Cossiga e Cingolani trainano il Reputation Index

ROMA. La reputazione come infrastruttura strategica, e non più soltanto come variabile accessoria della comunicazione.

È questo il messaggio che emerge dalla seconda rilevazione del Reputation Index del Gruppo The Skill, relativa al periodo novembre 2025-gennaio 2026, che restituisce una fotografia nitida delle nuove gerarchie del capitalismo italiano.

Un sistema in cui il peso dei cosiddetti “settori-sistema” – difesa, energia, infrastrutture, finanza – cresce in parallelo alla centralità della sicurezza economica e della sovranità tecnologica.

la Difesa e l’Aerospazio escono definitivamente dal perimetro settoriale per diventare parte dell’immaginario dell’innovazione

Nel comparto Industria e Innovazione, infatti, la Difesa e l’Aerospazio escono definitivamente dal perimetro settoriale per diventare parte dell’immaginario dell’innovazione.

In questo scenario si collocano Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo e Giuseppe Cossiga, presidente di AIAD e figura apicale in MBDA, che occupano uno spazio crescente nel racconto pubblico.

La loro presenza ai vertici del ranking testimonia una trasformazione profonda: l’industria della Difesa non è più percepita soltanto come una filiera industriale verticale, ma come uno dei pilastri della competitività tecnologica e della resilienza delle democrazie europee.

Il dato non è solo simbolico.

Negli ultimi anni, la guerra in Ucraina, la competizione tra grandi potenze e il riassetto delle catene del valore hanno imposto un ripensamento delle priorità industriali.

La capacità produttiva, gli investimenti in ricerca e sviluppo e la costruzione di una base tecnologica autonoma sono diventati elementi centrali del dibattito pubblico.

In questo contesto, il posizionamento reputazionale di Cossiga assume una dimensione che va oltre la rappresentanza associativa: la sua figura incarna la crescente integrazione tra industria, politica industriale europea e sicurezza.

La Difesa, in altre parole, diventa una lente attraverso cui leggere l’intero ecosistema dell’innovazione.

Non a caso, accanto a Cingolani e Cossiga emergono profili capaci di connettere filiera, sostenibilità e prodotto, come Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè e Matteo Del Fante, guida di Poste Italiane.

È il segno di una convergenza tra manifattura avanzata, transizione tecnologica e strategia di sistema.

Al vertice della classifica si conferma Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, con un punteggio di 85,9.

La sua leadership reputazionale si fonda su un mix di performance, governance e capacità di presidio internazionale, mentre Carlo Messina (Intesa Sanpaolo, 83,2) consolida un posizionamento di sistema sostenuto da continuità e risultati.

Ma il dato più significativo non riguarda la finanza: è l’emersione sempre più evidente di un asse che lega innovazione, sicurezza e autonomia strategica.

Parallelamente, il settore Ambiente ed Energia evidenzia una dinamica analoga. Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata di Terna, guida il comparto con un profilo costruito su infrastrutture e credibilità tecnica.

Ma la novità più significativa è l’ingresso di Gianluca Artizzu, amministratore delegato di Sogin, che riporta al centro del dibattito il tema del nucleare.

La gestione del decommissioning e la definizione di tempi e costi certi rappresentano un passaggio chiave per la costruzione di una strategia energetica credibile, in un contesto in cui la sicurezza energetica è sempre più intrecciata con quella geopolitica.

Questo ritorno del nucleare nel discorso pubblico, seppur in una forma legata alla chiusura del ciclo precedente, segnala una trasformazione culturale. L’energia non è più soltanto una questione ambientale o economica, ma una componente essenziale della sicurezza nazionale ed europea.

Lo stesso vale per le infrastrutture, dove la reputazione si costruisce sulla capacità di coniugare visione strategica e gestione operativa.

Stefano Donnarumma, alla guida di Ferrovie dello Stato, presidia questo equilibrio, mentre operatori come Webuild e Autostrade per l’Italia si muovono in un contesto ad alta esposizione mediatica.

La rilevazione conferma anche la volatilità della reputazione.

Il crollo di Luigi Lovaglio, legato allo spostamento del frame mediatico verso la cronaca giudiziaria, e la flessione di Pier Silvio Berlusconi, influenzata da vicende reputazionali di gruppo, mostrano quanto la narrazione pubblica possa incidere anche oltre la performance. È una lezione che riguarda tutte le leadership, soprattutto in un contesto di polarizzazione informativa.

Nel settore Salute e Life Sciences, infine, emerge la centralità dell’advocacy e della comunicazione scientifica.

Marcello Cattani, Sergio Dompé e Lucia Aleotti incarnano un modello in cui impresa e reputazione pubblica si rafforzano reciprocamente, mentre i profili più esposti al dibattito politico registrano maggiore volatilità.

Nel complesso, il Reputation Index delinea una tendenza chiara. La reputazione non è più soltanto una misura di consenso, ma una vera e propria infrastruttura strategica.

In un’epoca segnata da crisi multiple – geopolitiche, energetiche, tecnologiche – la capacità di costruire fiducia, credibilità e utilità pubblica diventa un asset competitivo.

Ed è proprio in questo quadro che la centralità di difesa e aerospazio, incarnata da figure come Cossiga e Cingolani, segnala un passaggio d’epoca: la sicurezza, in tutte le sue declinazioni, è ormai il cuore della politica industriale europea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto