Difesa: Forza NEC risorsa tecnico-operativa per tutte le Forze Armate. La Brigata Pinerolo svolge la sessione di integrazione 2020 a Lecce

Di Fabrizio Scarinci                                                          

Lecce. Nel corso dell’età contemporanea, non diversamente da quanto accaduto con altri settori della scienza e dell’industria, anche l’elettronica e le tecnologie legate alle comunicazioni hanno giocato un ruolo importantissimo nel plasmare l’evoluzione della cosiddetta “arte della guerra”.

Infatti, se, nel corso del tempo, i costanti progressi compiuti dalla meccanica, dalla siderurgia e dall’industria dei motori hanno permesso lo sviluppo di aerei, veicoli corazzati e moderne navi da combattimento, esse hanno progressivamente consentito ai vari apparati militari di aumentare il proprio livello di consapevolezza della situazione sul campo e di gestire in modo sempre più rapido ed efficace le proprie operazioni.

Nuove tecnologie in campo per l’arte della guerra degli anni 2000
(Credit by CMCS Marco Valentino)

Già durante la Guerra Civile Americana, ad esempio, i Nordisti, servendosi di un’efficiente rete telegrafica, ottennero notevoli successi (sia a livello tattico che a livello strategico) e dimostrarono quanto grande potesse essere il vantaggio derivante da una condizione di costante superiorità informativa rispetto ai propri avversari.

Più tardi, nel corso della Campagna di Francia del 1940, la capillare dotazione di apparecchiature radio che caratterizzava le unità della Wermacht si dimostrò fondamentale nel consentire ai tedeschi di portare avanti la loro strategia basata sulla stretta e tempestiva collaborazione tra unità corazzate, fanteria meccanizzata, artiglieria e aviazione tattica (che diede loro una rapida vittoria contro delle forze anglo-francesi del tutto incapaci di comunicare ed agire con altrettanta rapidità).

L’evoluzione delle tecnologie legate all’elettronica è poi continuata nel corso dei decenni successivi, con un impatto sul mondo militare che, per certi versi, potremmo definire anche maggiore rispetto a quello avutosi tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Il costante miglioramento delle capacità di sensori quali radar e sonar e la progressiva introduzione di satelliti, computer e reti di comunicazione telematiche hanno, infatti, reso possibile, almeno per gli strumenti militari più avanzati, un’ulteriore velocizzazione del ciclo decisionale, un sensibile miglioramento delle prestazioni delle piattaforme e un notevole incremento della precisione (e, in qualche caso, perfino della portata) dei sistemi d’arma. Nel corso degli ultimi decenni della Guerra Fredda, spinto dalla necessità di avere forze credibili in vista di un possibile confronto militare con l’Unione Sovietica, il Dipartimento della Difesa statunitense investì cospicue risorse nello sviluppo di tecnologie digitali.

Tali investimenti sarebbero poi continuati anche in seguito alla fine del confronto bipolare e da essi sarebbero scaturite le basi dell’odierna impostazione “networkcentrica” perseguita delle forze armate di Washington.

Il fulcro di tale impostazione, che si è cercato di adattare anche al contesto post-bipolare (fatto soprattutto di conflitti asimmetrici e missioni di stabilizzazione), risiede nella “messa in rete” di tutti gli elementi parte di una forza militare, che di solito comprendono “sensori” (dati da elementi tecnici o umani atti al rilevamento di attività potenzialmente ostili), “decisori” (ossia elementi che, sulla base delle informazioni disponibili, assumono una decisione) e “attuatori” (costituiti da armi o soldati deputati a mettere in pratica le scelte dei decisori).

Lo scopo di tale livello di interconnessione consiste nell’ottenimento di un’istantanea “Situational Awareness”, giustamente identificata come quel moltiplicatore di forze in grado di consentire una sensibile riduzione dei tempi di pianificazione delle operazioni, una migliore flessibilità organizzativa, una maggiore precisione d’ingaggio e capacità di sopravvivenza decisamente più elevate (specie qualora ci si trovasse ad affrontare un nemico privo delle stesse possibilità).

 

L’Italia e l’approccio “NEC”

Sulla scia del progetto statunitense, anche alcuni alleati di Washington, tra cui Gran Bretagna e Francia, hanno gradualmente compreso l’importanza strategica dell’“Information Technology”. Londra e Parigi hanno però adottato, almeno per ora, un approccio meno ambizioso, che mira sì a dotare le proprie Forze Armate della possibilità di connettersi in rete, ma senza raggiungere il livello di interconnessione totale (o quasi) perseguito dal Pentagono.

Anche tale impostazione rappresenta, tuttavia, un importante salto di qualità; capace di rendere (attraverso una più rapida e completa condivisione delle informazioni ed una più rapida e capillare trasmissione degli ordini) maggiormente sinergico, preciso ed efficace l’utilizzo degli equipaggiamenti e delle piattaforme.

A bordo dell’Orso (Credit by CMCS Marco Valentino)

Questo approccio, noto in ambito NATO come Network Enabled Capability (NEC), è stato poi adottato, a partire dai primi anni 2000, da numerosi altri Paesi dell’Alleanza, ispirando (come, forse, era anche logico che fosse) anche i progetti di modernizzazione di alcune potenze esterne al mondo occidentale.

Tra i Paesi della NATO che lo hanno adottato figura anche l’Italia, che, a partire dal 2005, ha intrapreso, attraverso l’emanazione del “Nuovo Concetto Strategico”, gli studi necessari ad impostare in linea teorica quello che sarebbe divenuto un vero e proprio percorso di trasformazione dello strumento militare nazionale.

Per quanto riguarda l’Esercito, deputato a guidare questa trasformazione, tale progetto si è concretizzato con l’avvio, a partire dal 2007, del Programma “Forza NEC”, che mira non solo a mettere in rete gli assetti della Forza Armata, ma anche a favorire, secondo una chiara visione interforze, l’integrazione di diverse piattaforme dell’Aeronautica e della Marina Militare (a partire dalle Forze Anfibie, già ora gestite congiuntamente dalle due Forze Armate).

Attuato in stretta collaborazione con alcune delle maggiori aziende nazionali del settore della Difesa (tra cui Leonardo, MBDA, Elettronica ed Iveco), il Programma Forza NEC si sta concentrando, almeno per il momento, sull’ammodernamento del materiale già esistente; approccio resosi necessario soprattutto alla luce dell’impossibilità (derivante principalmente dalle ristrettezze di bilancio) di acquisire in massa (e in tempi stretti) piattaforme ed equipaggiamenti nuovi di zecca e già progettati in modo net-centrico.

Seguire questa strada (concettualmente simile a quelle seguite da Francia e Gran Bretagna) comporta, tuttavia, alcuni problemi, che dipendono, per lo più, dalle difficoltà connesse all’integrazione di sensori e sistemi digitali di ultima generazione con i sistemi di alcune delle piattaforme più anziane.

D’altro canto, va, comunque, sottolineato come tale “strategia”, oltre a comportare un notevole risparmio, renda anche possibile l’utilizzo di mezzi già conosciuti, con il vantaggio, per il personale impiegato, di poter sfruttare al meglio le loro capacità.

Un’altra caratteristica fondamentale del Programma è data dal cosiddetto “approccio a spirale”, che consiste nell’ammodernare lotti di mezzi numericamente abbastanza consistenti ed inviarli il prima possibile nei teatri operativi.

Tale modus operandi presenta il duplice vantaggio di consentire, da un lato, di avere sempre sul campo equipaggiamenti efficienti e allo stato dell’arte, e dall’altro, di far sì che le “lezioni” apprese in teatro possano essere immediatamente riutilizzate, sempre a beneficio del programma, per ulteriori miglioramenti.

 

Il ruolo della Brigata Pinerolo

A ricevere l’incarico di portare fattivamente avanti il Progetto e condurre le fasi di sperimentazione, integrazione e impiego dei nuovi sistemi è stata la Brigata Pinerolo, attualmente comandata del Generale Giovanni Gagliano.

Dislocata in Puglia, l’Unità dispone di una forza di circa 5 mila effettivi suddivisi tra il 9° Reggimento Fanteria “Bari”, con sede a Trani, il Reggimento Cavalleggeri di Lodi (15°), con sede a Lecce, l’82° Reggimento Fanteria “Torino”, con sede a Barletta, il 7° Reggimento Bersaglieri, con sede ad Altamura, il 21° Reggimento Artiglieria “Trieste”, con sede a Foggia, l’11° Reggimento Genio Guastatori, sempre con sede a Foggia, il Reggimento Logistico “Pinerolo” e il “Reparto Comando e Supporti Tattici”, entrambi con sede a Bari.

Tale Brigata rappresenta certamente una componente di punta del nostro dispositivo di Difesa nazionale ed è in grado di assolvere diversi tipi di compiti e missioni.

Nel corso dell’ultimo triennio il suo personale ha infatti preso parte non solo ad operazioni internazionali come “Resolute Support”, “Prima Parthica”, “Ippocrate” e “Leonte”, ma anche ad attività di carattere interno volte al mantenimento dell’ordine pubblico (Strade Sicure) e al supporto della popolazione civile durante le fasi più complesse dell’emergenza-Covid.

La Pinerolo dispone poi di una variegatissima panoplia di sistemi e piattaforme, molti dei quali coinvolti nel processo di digitalizzazione.

In particolare, l’inventario include mezzi come gli obici FH-70, in dotazione ai reparti d’artiglieria, i VTLM 1 “Lince”, in dotazione a vari reparti e presenti in diverse varianti, i veicoli “Orso” in versione “Route Clearence” dei reparti di guastatori, i VBM “Freccia”(moderni blindati particolarmente adatti ad operare in un ambiente net-centrico) dell’82° Reggimento Fanteria “Torino” e le Blindo corazzate Centauro, in dotazione al Reggimento Cavalleggeri di Lodi (15°).

Inoltre, proprio nell’ambito del progetto Forza NEC, sono in fase di sperimentazione i nuovi veicoli “VTLM Lince 2 NEC” (che consentiranno, rispetto alle attuali versioni del mezzo, di incrementare mobilità, protezione del personale e capacità di carico) e VTMM PC “Orso”(pensati per consentire al Comandante di Brigata di avere una capacità di comando e controllo avanzata in aderenza alla manovra sul campo di battaglia), nonché sistemi di comando e controllo tattici (come il TC2, che consentirà anche ai singoli combattenti di mostrare in tempo reale la situazione ai comandi) e di battlespace management (come il “Targeting and Communication Command Kit”, ottimizzato per la sorveglianza del campo di battaglia e la gestione digitalizzata del supporto di fuoco).

Nelle scorse settimane, gran parte degli equipaggiamenti della Brigata sono stati coinvolti nella “Campagna di Sperimentazione 2020”, il cui scopo è stato quello di acquisire un’effettiva capacità di operare in modo completamente digitalizzato utilizzando sistemi di Comando e Controllo, mezzi tattici ed equipaggiamenti individuali in un contesto di azione ad alta intensità.

Nell’ambito di tale attività, che ha visto anche la partecipazione di assetti della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare (presente con un F 35, piattaforma dall’enorme potenziale net-centrico), si è riusciti ad ottenere un buon livello di sinergia tra gli operatori coinvolti, che sono riusciti a sfruttare proficuamente tutte le innovazioni in fase di sperimentazione.

Un F35 in volo

 Conclusioni

Alla luce degli ottimi risultati conseguiti dalla Brigata Pinerolo, nonché dagli elementi della Marina e dell’Aeronautica che hanno preso parte all’esercitazione, è possibile affermare che, malgrado le ben note ristrettezze di bilancio che da anni caratterizzano la nostra Difesa, il programma di digitalizzazione delle Forze Armate stia procedendo secondo tempistiche soddisfacenti (anche migliori rispetto a quelle di molti nostri partner).

Anche i Fanti di Marina della Brigata san Marco partecipano all’esercitazione a Lecce
(Credit by CMCS Marco Valentino)

Affidato a personale capace e supportato da un eccellente comparto industriale, tale progetto è infatti considerato, in seno allo Stato Maggiore della Difesa (oltre che in diverse altre sedi, italiane ed estere) come un presupposto imprescindibile al fine di migliorare le nostre capacità e mantenere un certo grado di interoperabilità con i nostri alleati nell’ambito delle missioni congiunte.

L’importanza di “Forza NEC” è, dunque, sotto gli occhi di tutti, così com’è ormai acclarato quanto le attuali tecnologie elettroniche abbiano la capacità di velocizzare e migliorare le prestazioni di uno strumento militare.

Introdotto nelle nostre Forze Armate in un momento storico caratterizzato per lo più da conflitti asimmetrici e missioni di stabilizzazione (dove, quindi, il nostro apparato, e l’Esercito in particolare, ha optato per una postura “più leggera” in fatto di mezzi), il processo di digitalizzazione potrebbe avere un ruolo forse anche più importante qualora il contesto internazionale spingesse il nostro strumento militare a recuperare una postura maggiormente orientata ad operare nell’ambito di conflitti armati interstatuali.

FOTO DI COPERTINA CREDIT BY CMCS MARCO VALENTINO

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