Egitto: un baluardo dei cristiani in Medio Oriente. La lezione dalla morte di Papa Francesco

Di Chiara Cavalieri

ROMA. La morte di Papa Francesco ha commosso il mondo, segnando la fine di un Pontificato che ha trasformato il volto della Chiesa cattolica.

Ma il lutto globale ha avuto anche un effetto meno previsto: ha rivelato, con sorprendente chiarezza, la geografia morale del Medio Oriente.

Se da una parte Israele ha reagito con freddezza calcolata, l’Egitto ha saputo distinguersi per una partecipazione autentica, profonda e concreta. Un segnale forte, che rilancia il ruolo del Cairo come vero baluardo dei cristiani nella regione.

Papa Francesco con il Presidente egiziano El-Sisi

 

Un’amicizia che si costruisce con i fatti

La guida del Presidente Abdel Fattah al-Sisi ha segnato una svolta epocale per la minoranza cristiana egiziana, soprattutto copta.

Lungi dal limitarsi a gesti simbolici, il Governo egiziano ha adottato una strategia di inclusione strutturata.

  • Con 3.285 nuove chiese legalizzate o costruite, l’Egitto ha compiuto un passo senza precedenti in una regione spesso segnata da intolleranza e vandalismi anticristiani.
  • L’inaugurazione della Cattedrale della Natività di Cristo nella nuova capitale amministrativa, la più grande del Medio Oriente e dell’Africa, non è solo un’opera architettonica, ma un gesto politico potente. Non a caso, è proprio da quell’altare che Sisi ha pronunciato parole che resteranno nella storia del dialogo interreligioso: “Che Dio – e siamo in una delle Case di Dio – mi assista nell’essere un fedele servitore degli egiziani, di tutti gli egiziani, senza distinzioni di sorta.”
Il Presidente egiziano El-Sisi con il Papa copto Tawadros II nella Cattedrale di San Marco

 

Con queste parole, il Presidente ha ripreso la tradizione di porgere personalmente gli auguri ai cristiani in occasione del Natale copto, interrompendo una lunga consuetudine di distacco istituzionale.

È il primo Presidente dell’epoca repubblicana ad aver messo piede in una chiesa cristiana in tale occasione.

  • La donazione di un terreno per la realizzazione di un nuovo ospedale Bambino Gesù rappresenta una sinergia inedita tra sviluppo, salute e dialogo interreligioso
  • Progetti come il ristorante Fratellanza, dove cristiani e musulmani lavorano fianco a fianco, incarnano quello spirito di “fratellanza umana” promosso dallo storico Documento di Abu Dhabi, firmato proprio da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb.
  • İl “Progetto Salus” ,ovvero le cliniche mobili per l’assistenza sanitaria ai bambini dell’Egitto, è il terzo progetto realizzato dopo l’Orfanotrofio “Oasi della Pietà” e il Ristorante “Fratello” per i poveri.
L’Inaugurazione del ristorante La Fratellanza

 

La Storia del Bambin Gesù in Egitto

İl Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi nel 2022 ,ha deciso di concedere un terreno su cui edificare” un nosocomio pediatrico denominato “Ospedale Bambino Gesù del Cairo” che, “in materia sanitaria, fa riferimento” all’omonimo policlinico e centro di ricerca romano numero uno in Europa. Lo segnalava un comunicato dell’Associazione “Bambino Gesù de Il Cairo” inviato all’ANSA dal suo Direttore per la Comunicazione, Biagio Maimone.

L’ospedale e’ stato costruito nella “‘Nuova Capitale Amministrativa”  sorta a Est della capitale egiziana,  puntando ad accogliere, oltre a Ministeri e Istituzioni, anche sette milioni di abitanti, precisa la nota.

Diplomazia della memoria e rispetto istituzionale

Il Governatore di Alessandria, Ahmed Khaled, porge le condoglianze a Mons. Claudio Lurati per la morte di Papa Francesco presso la Cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria.

Il rispetto egiziano per Papa Francesco è emerso in modo evidente durante i giorni del lutto.

Delegazioni ufficiali, rappresentanti delle province, membri di Al-Azhar e autorità civili si sono recati nelle chiese per rendere omaggio, mentre i media egiziani hanno dedicato ampio spazio al suo operato, lodandone il ruolo di ponte tra fedi e popoli.

La Governatrice di Beheira, Jackleen Azer, porge le condoglianze a Mons. Claudio Lurati per la morte di Papa Francesco presso la Cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria.

 

Parallelamente, l’Egitto ha saputo valorizzare la propria eredità cristiana non come retaggio minoritario, ma come pilastro culturale. Il Cammino della Sacra Famiglia, che segue le tappe del viaggio di Maria, Giuseppe e Gesù sul suolo egiziano, è stato trasformato in un itinerario religioso e turistico che attrae migliaia di pellegrini e crea ponti di memoria tra passato e presente.

Il confronto che mette Israele in ombra

In contrasto con l’atteggiamento egiziano, la risposta israeliana alla morte del Pontefice è apparsa gelida. Le condoglianze ufficiali sono arrivate con giorni di ritardo e solo dopo polemiche interne.

Secondo fonti diplomatiche, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe inizialmente bloccato una dichiarazione del ministero degli Esteri, irritato dalle critiche del Papa alle operazioni israeliane su Gaza, definite “immorali”.

Anche se il presidente Isaac Herzog ha offerto parole sincere, l’impressione generale è stata quella di un approccio opportunistico e imbarazzato, che ha lasciato spazio alla percezione di un crescente isolamento morale.

Un messaggio di condoglianze in arabo del presidente Herzog

L’Egitto come modello regionale

A differenza di molti altri Paesi della regione, l’Egitto non si limita a tollerare i cristiani: li integra nel proprio progetto nazionale.

  • Sicurezza: Le chiese sono protette dalle Forze dell’Ordine, e ogni attentato viene trattato come un attacco all’intera Nazione
  • Narrativa pubblica: Al-Sisi ha ribadito più volte che i cristiani non sono una minoranza, ma “parte integrante del tessuto egiziano”
  • Leadership religiosa: Il dialogo continuo con il Vaticano e l’impegno comune con Al-Azhar hanno fatto del Cairo un laboratorio unico di coesistenza tra le due fedi abramitiche maggiori.
Il grande Imam dell’ Al Azhar Al-Tayyeb con Papa Francesco

Una lezione per l’Occidente

In un momento storico in cui l’Europa sembra smarrire la memoria delle sue radici cristiane, e in cui lo stesso Occidente fatica a coniugare laicità e spiritualità, il modello egiziano appare sorprendentemente avanzato.

Il rispetto non è affidato a parole vuote, ma a politiche pubbliche chiare, a gesti di inclusione, a una visione dello Stato come spazio condiviso tra credenti diversi. È questa la lezione che il Cairo offre al mondo: la convivenza non nasce dai proclami, ma dalla capacità di costruire strutture, protezioni e simboli comuni.

La fratellanza come scelta politica
La scomparsa di Papa Francesco ha rivelato chi, nel caos mediorientale, ha davvero accolto il suo messaggio di pace e fratellanza.

L’Egitto – con i suoi limiti e contraddizioni- è oggi il Paese che più di ogni altro ha trasformato il rispetto per i cristiani in un pilastro dello Stato.

Mentre altri oscillano tra strategia e silenzi, Il Cairo parla con la voce delle opere. E forse, proprio in questa fedeltà ai valori condivisi, risiede il lascito più autentico di Francesco: “Non c’è pace senza rispetto, non c’è fede senza azione.”

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