TALLINN. Serviranno entro la fine del 2025 altri 40 milioni di euro per completare l’infrastruttura del confine orientale dell’Estonia.
Lo ha detto, oggi, il ministro degli Interni del Paese baltico, Lauri Läänemets.

La cifra ha aggiunto il ministro ha stimato che la cifra salirà a più del doppio se si considerano le opzioni aggiuntive di un massiccio utilizzo di droni anti russi e di personale (mille ha stimato) pronto a intervenire in caso di crisi.
Il progetto dei droni fa parte di un altro più grande per la protezione del fianco Est dell’Alleanza atlantica. Più l’utilizzo di personale da impiegare sul terreno.
Ulteriori notizie potrebbero arrivare nei prossimi giorni.
I lavori sulle infrastrutture del confine orientale, sulle recinzioni e sulle strade di accesso, in particolare nel Sud-Est dove il confine è terrestre, sono iniziati diversi anni fa.
Il confine orientale originale, come concordato nel Trattato di Tartu del 1920 (https://www.estemb.it/trattato-tartu/si trovava un po’ a oriente della linea attuale.

I 40 milioni di euro fanno parte di in pacchetto più ampio che include la recinzione fisica di confine ma anche altri elementi che possano aiutare a monitorare meglio il confine e respingere anche gli attacchi ibridi.
Per questo servono apparecchiature tecnologiche, strade di accesso e sistemi di comunicazione più efficienti.
A questo proposito, il ministro ha detto la sua idea: aggiornamento di alcune vecchie apparecchiature già installate all’inizio del progetto di confine, iniziato diversi anni fa, spesa per rendere più agevole l’utilizzo delle strade di accesso.
Sulle recinzioni ha spiegato che esse non possono “fermare completamente le persone” che potrebbero attraversare il confine anche se potrebbero dare maggiori possibilità di rilevare gli attraversamenti illegali delle frontiere e di rispondere ad esse.
Il ministro Läänemets ha ricordato la pressione migratoria come quella osservata sui confini orientali dell’Unione Europea, in Polonia, Lituania e Lettonia dall’estate 2021.

Il titolare degli Interni estone ha fatto due conti e ha aggiunto che se nel pacchetto ci inseriamo anche un sistema completo di difesa dai droni russi e/o una riserva personale pronto a rispondere a una crisi civile-militare, allora la cifra che potrebbe servire per completare il lavoro al confine sarebbe di oltre 100 milioni di euro.
L’unità di riserva per rispondere alla crisi sarebbe composta principalmente da riservisti delle Forze di difesa estoni (EDF).
Sarà addestrata dalla Polizia militare (Sõjaväepolitsei) ma sotto la direzione del Consiglio di Polizia e guardia di frontiera (PPA).

Attualmente è una piccola unità di circa 50 persone. L’obiettivo, come detto, è di portarla a circa 1.000 nei prossimi anni.
L’unità avrebbe il compito di rispondere alle ondate migratorie, su larga scala, al confine orientale.
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