F 35 alla Luftwaffe: Berlino “rassicura” Washington prima di riarmarsi

Di Fabrizio Scarinci

BERLINO. Ormai è ufficiale, anche la Germania si doterà del caccia multiruolo stealth di quinta generazione Lockheed Martin F 35 Lightning II.

Nella giornata di ieri, infatti, la Commissione bilancio del Bundestag ha dato il definitivo via libera al Ministero Federale della Difesa riguardo all’acquisto dei nuovi caccia statunitensi, che, secondo quanto riportato, dovrebbe comportare un esborso complessivo di circa 8.4 miliardi di dollari.

Con tale cifra, oltre ai velivoli, che dovrebbero essere 35, tutti appartenenti alla variante A, la Luftwaffe si procurerebbe anche 37 motori Pratt & Withney F 135-PW-100, 105 missili aria-aria a guida radar AIM-120 C-8 AMRAAM, altrettanti AIM-9 X a guida infrarossa, 75 missili da crociera stand-off JASSM-ER, oltre 400 JDAM e 344 GBU-53 Small Diamter Bomb II.

Una coppia di F-35 in volo

Effettuata attingendo all’ormai famoso fondo speciale da 100 miliardi di euro annunciato in primavera dal governo Scholz, tale operazione sembrerebbe avere tra i suoi scopi principali anche quello di rassicurare gli USA riguardo ai futuri orientamenti politico-strategici del Paese.

Dopo aver sottofinanziato il proprio strumento militare per decenni ed aver stabilito, soprattutto in ragione dei suoi interessi di natura energetica e commerciale, legami sempre più stretti con Russia e Cina (tanto da essere considerata da Washington come un alleato sempre più infido e parassitario), Berlino si starebbe, infatti, accingendo ad avviare un significativo processo di riarmo, che, pur essendo palesemente rivolto al contenimento delle mire espansionistiche di Mosca (se non altro perché diretta conseguenza dell’attacco di quest’ultima nei confronti dell’Ucraina), sembrerebbe comunque dover essere attuato di concerto con gli americani e facendo in modo che essi non lo vedano come il prodromo di una strategia nazionale ancor più distante dal consueto schema “euroatlantico”.

In ragione di questo non trascurabile elemento, il governo tedesco sembrerebbe, quindi, essersi deciso ad offrire qualche garanzia in più, a cominciare dalla sua partecipazione alla politica di condivisione nucleare portata avanti dalla NATO, che proprio la riluttanza dei precedenti governi riguardo all’acquisto degli F 35 (atteggiamento dovuto, con ogni probabilità, al già citato peggioramento delle relazioni bilaterali tra Washington e Berlino e ai lunghi strascichi politici del cosiddetto “caso Snowden”) aveva messo in crisi nel corso degli ultimi anni.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz

Nella sua forma attuale, infatti, la politica in questione, a cui la Luftwaffe prende notoriamente parte con alcuni dei propri Tornado IDS, prevedrebbe, in caso di minaccia esistenziale, l’utilizzo di ordigni nucleari gravitazionali messi a disposizione dagli USA da parte di velivoli a “doppia capacità” appartenenti alle forze aeree dei Paesi partecipanti.

Come in molti sanno, però, da qualche anno gli americani hanno intrapreso un ambizioso programma finalizzato alla sostituzione delle bombe di tipo B 61 (ovvero quelle utilizzate nell’ambito “Nuclear Sharing”) con le più moderne e performanti B 61-12, caratterizzate da una maggiore precisione e da parziali capacità stand-off.

Queste nuove armi non sarebbero, tuttavia, utilizzabili (o, quantomeno, non in modo da far valere le loro innovative caratteristiche tecnologiche) né dai Tornado IDS, né dagli Eurofighter con cui i tedeschi avevano pensato di sostituirli nel probabile tentativo di ridurre il peso di Washington nella loro politica di difesa e di risparmiare risorse finanziarie da destinare allo sviluppo del caccia di sesta generazione SCAF.

Nel corso degli ultimi anni, questa situazione avrebbe dato luogo ad una lunga quanto spinosa querelle, con Washington che avrebbe cercato di promuovere in modo sempre più insistente i propri F 35 (perfettamente in grado di utilizzare la nuova B 61-12) e Berlino che, da canto suo, avrebbe invece tentato (senza troppo successo) di convincere la propria controparte statunitense ad adattare gli Eurofighter all’impego delle nuove bombe.

Un F-35 statunitense

Nel 2019 i tedeschi sarebbero, poi, riusciti a raggiungere un parziale compromesso con gli USA (o, se si vuole, una soluzione temporanea mirante soprattutto a prendere tempo) grazie alla decisione di dotare la Luftwaffe di 30 multiruolo di quarta generazione avanzata Boeing F/A 18 E/F Super Hornet (potenzialmente adattabili per un impego ottimale della B 61-12 ma certamente non efficaci come le piattaforme di quinta generazione) e 15 velivoli da guerra elettronica EA-18G Growler, che, insieme ad alcune decine di nuovi Eurofighter T4, avrebbero dovuto consentire la sostituzione dei Tornado.

La soluzione in questione sarebbe, però, stata giudicata insufficiente in ragione dei notevoli mutamenti generatisi nel contesto internazionale a partire dallo scorso 24 febbraio, e potrebbe verosimilmente venire accantonata (ovviamente per la sola parte inerente l’introduzione dei Super Hornet e dei Growler, e non per quella riguardante i nuovi Eurofighter) alla luce della recente scelta di acquistare gli F 35, che potranno non solo contribuire in modo più efficace al potenziamento delle forze aeree tedesche, ma anche (e soprattutto) dare a Washington la migliore garanzia possibile sul fatto che qualunque politica di riarmo posta in essere da parte di Berlino verrebbe portata avanti nel solco di una strategia filo-atlantica e non al fine di svincolarsi dal blocco occidentale a guida statunitense e dal suo ben noto “ombrello nucleare”.

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