Di Fabrizio Scarinci
PARIGI/BERLINO/MADRID. Dopo mesi di inutili trattative, i governi di Francia e Germania hanno definitivamente scelto di abbandonare il programma FCAS.
Pensato al fine di realizzare un sistema di combattimento aereo di sesta generazione con cui sostituire i Rafale delle forze aeree di Parigi e gli Eurofighter in servizio con le aeronautiche di Berlino e Madrid, il progetto sarebbe naufragato a causa dei numerosi dissidi nati attorno alla suddivisione dei lavori tra aziende dei Paesi coinvolti.

In particolare, secondo quanto riportato, il gruppo francese Dassault, che avrebbe dovuto sviluppare il caccia, si sarebbe rifiutato di condividere dati sensibili e brevetti con Airbus, gruppo controllato in parte da tutti e tre i governi coinvolti a cui sarebbe spettata la produzione dei droni di supporto.
Alle pretese di leadership di Dassault si sarebbero, inoltre, sommati anche altri punti di frizione riguardo ai diritti di proprietà delle nuove tecnologie e alla ripartizione dei futuri ricavi. Il tutto senza, poi, contare le diverse esigenze operative della Francia rispetto a quelle di Germania e Spagna; tanto per fare un esempio, se il governo di Parigi ha sempre insistito affinché il velivolo che fosse anche imbarcabile, quello di Berlino, che non dispone di unità aeronavali, si è sempre rifiutato di investire risorse al fine di venire incontro a tale requisito.
Cionondimeno, tentare di spigare tale rottura solo con questa serie di mancate intese di carattere industriale e operativo potrebbe essere fuorviante.
Sullo sfondo di quanto accaduto si staglia, infatti, la profonda crisi del cosiddetto “asse franco-tedesco”.
I piani di riarmo di Berlino generano, infatti, non poca ansia dalla parti di Parigi, dove i vertici transalpini appaiono sempre più preoccupati dalla possibilità di perdere ogni forma di influenza sul loro potente vicino.
Oltre al progetto in questione, questo crescente clima di diffidenza (che, a dire il vero, i tedeschi sembrerebbero anche essersi sforzati di mitigare accettando la presenza di velivoli francesi equipaggiati con armi nucleari sul loro territorio) ha già notoriamente messo in crisi altre forme di collaborazione bilaterale, inclusa quella riguardante il programma MGCS, con cui, negli scorsi anni i due Paesi avevano deciso di intraprendere lo sviluppo di un nuovo MBT.
Cosa faranno, ora, i tre governi non è ancora chiaro.
Per quanto riguarda la Francia, Dassault ha, da poco, ottenuto un grande successo commerciale in India con la vendita di 114 Rafale, e non è da escludersi che, sulla scia di tale operazione, i due Paesi non decidano di approfondire la loro collaborazione anche sul piano industriale (anche se, considerando la volontà indiana di accrescere le proprie competenze tecnologiche, una simile eventualità sarebbe tutt’altro che scevra di problemi).
Quanto alla Germania, si parla già da mesi di una sua possibile adesione al GCAP, progetto dello stesso tipo portato avanti da Regno Unito, Italia e Giappone (con la Svezia che intenderebbe collaborare alla realizzazione dei droni gregari), anche se, come si è avuto modo di apprendere nel corso degli ultimi giorni, anche tale programma starebbe attraversando una fase piuttosto delicata.
Venendo, infine, alla Spagna, che non ha potuto far altro se non subire lo strappo dei suoi partner maggiori, anche qui sembrerebbe non essere stato predisposto alcun piano B.
Dopo la ben nota crisi dei suoi rapporti con gli USA e la conseguente rinuncia agli F-35, jet di quinta generazione con cui avrebbe, peraltro, dovuto sostituire gli F/A-18 e gli AV-8B in servizio con le proprie forze aeree e aeronavali, Madrid aveva specificato di voler puntare tutto sui nuovi Eurofighter Tranche 4 (molto più avanzati dei precedenti ma comunque di quarta generazione) e sulla riuscita del Future Combat Air System.
Nelle ultime settimane, verosimilmente anche in ragione dell’imminente abbandono di Francia e Germania, i vertici spagnoli avrebbero avviato dei colloqui preliminari con i loro omologhi turchi per valutare l’acquisto di alcune decine di jet da combattimento di quinta generazione KAAN, ma anche con riferimento a questa eventualità, permangono, ovviamente, numerose incertezze.
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