Fianco orientale della NATO: per l’Alleanza i droni a basso costo rappresentano un’insidia da attenzionare al più presto

Di Fabrizio Scarinci

VARSAVIA/BUCAREST. Non smette di crescere il livello di tensione sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica.

Nel pomeriggio di ieri si sarebbero, infatti, registrate nuove violazioni da parte di droni russi.

Violazioni che, questa volta avrebbero riguardato non solo lo spazio aereo polacco, già interessato, nella notte tra il 9 e il 10 settembre dall’intrusione di almeno 23 droni esca di tipo “Gerbera” (ossia una versione russa dello Shahed-136 di concezione iraniana), ma anche quello rumeno, con un velivolo successivamente entrato nello spazio aereo ucraino.

Un drone di tipo Gerbera come quelli utilizzati negli sconfinamenti degli ultimi giorni – Credit – Dpsu.gov.ua

Stando a quanto si è avuto modo di apprendere, i caccia di entrambi i Paesi, supportati successivamente da altri jet da combattimento dell’Alleanza presenti nell’area, si sarebbero alzati in volo allo scopo di monitorare i velivoli intrusi fino alla loro fuoriuscita dallo spazio aereo della NATO.

Naturalmente, il fatto che la notizia di queste nuove violazioni arrivi a soli pochi giorni da quelle del 9 e 10 settembre non fa altro che rafforzare l’ipotesi secondo cui si tratterebbe di mosse pienamente intenzionali.

Mosse che, in ogni caso, non si configurerebbero come parte di una vera e propria aggressione (cosa ribadita, nei giorni scorsi, anche in ambito NATO), ma che rientrerebbero nella categoria delle cosiddette provocazioni “sotto-soglia”, ossia operazioni miranti ad intimorire l’avversario testando, al contempo, la sua coesione e la sua capacità di reazione.

Un F-16 dell’aeronautica rumena come quelli impiegati nelle intercettazioni di ieri

Nello specifico, è assai probabile che, attraverso queste intrusioni, Mosca abbia voluto offrire una sorta di piccola dimostrazione diretta (che si aggiunge alle altre offerte, negli ultimi tempi, in Ucraina) della propria capacità di mettere in difficoltà il sofisticato dispositivo difensivo dell’Alleanza attraverso l’utilizzo di insidiosi sistemi a bassissimo costo.

A tal proposito, ricordiamo come il prezzo unitario dei droni della stessa categoria a cui appartengono anche i Gerbera e gli Shahed non sia che un decimo o quindicesimo di quello dei missili aria-aria (come, ad esempio, gli AIM-9 Sidewinder) normalmente utilizzati dai caccia allo scopo abbatterli; cosa che li rende non solo altamente spendibili ma anche facili da schierare in numeri tali da saturare le difese avversarie.

Se a questo, poi, aggiungiamo che, al netto di quanto dichiarato inizialmente, le stime più attendibili riguardo ai fatti occorsi nella notte tra il 9 e il 10 settembre parlino di non più di quattro droni abbattuti sul totale di 23 di cui sopra (con gli altri che si sarebbero schiantati al suolo solo dopo aver esaurito il carburante) capiamo anche come, malgrado le numerose “lessons learned” degli ultimi tempi (offerte sia dal teatro ucraino che da quello mediorientale), la NATO risulti, al momento, non del tutto pronta ad affrontare questo nuovo tipo di scenario.

In generale, tali sconfinamenti sembrerebbero essere maturati nel contesto del più generale allontanamento tra Donald Trump e Vladimir Putin avutosi nel corso delle ultime settimane settimane (più o meno dal vertice di Anchorage in poi).

A quanto pare, infatti, poco prima delle intrusioni del 9 e 10 settembre un Donald Trump ancora relativamente ondivago ma, in ogni caso, sempre più spazientito dalla crescente intensità degli attacchi russi in Ucraina aveva apertamente dichiarato, in un evidente momento di frustrazione, di essere disposto a prendere nuove misure miranti – parole sue – a “distruggere” il sistema economico di Mosca.

In seguito a queste prime violazioni, si sono, invece, avuti, da un lato, lo schieramento di 40 mila effettivi polacchi lungo i confini con Russia e Bielorussia, e, dall’alto, il lancio, da parte della NATO, dell’operazione “Sentinella dell’est”, che comporterà, già dalle prossime settimane, un significativo incremento delle difese sul fianco orientale dell’Alleanza, dove Bruxelles starebbe pensando di istituire anche una sorta di no-fly zone su scala ridotta.

Tutte iniziative che, con i nuovi sconfinamenti di ieri, i russi potrebbero, forse, aver voluto “sbeffeggiare”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto