Di Gianfranco Salvatori
PIACENZA. “Siamo in guerra. Una guerra ibrida, diversa da quelle classiche del passato. Nell’opinione pubblica non c’è ancora la percezione di quanto potrebbe avvenire”.
“Oggi quando la Ue va male si dà la colpa alla presidente Von der Leyen, ma la responsabilità è degli Stati membri che sono divisi. Quando l’Unione europea si è mossa compatta ha dato risposte eccellenti”.
La prima affermazione è di Carmine Masiello, generale di Corpo d’Armata e capo di Stato maggiore dell’Esercito (Sme), la seconda di Piero Benassi, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, sottosegretario nel Governo Conte con delega ai Servizi e in precedenza ambasciatore in Tunisia e Germania.

Il ruolo dell’Europa e la situazione internazionale sono stati gli architravi dell’incontro del Festival del pensare contemporaneo “Cosa dobbiamo aspettarci? Conflitti ibridi e deterrenza: verso una nuova difesa europea”, che si è svolto nella ex chiesa del Carmine a Piacenza.
Dopo l’introduzione del sindaco Katia Tarasconi, Antonello Barone ha moderato il dialogo.
In sala, il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti e la deputata Paola Demicheli oltre ad autorità militari e civili.
Masiello, soldato di professione (è della Folgore) con una solida preparazione alle spalle e numerose missioni internazionali, ha detto che “dopo l’attacco all’Ucraina tutto è cambiato. Il conflitto attuale ha mostrato l’importanza degli attacchi cibernetici e della disinformazione. Oltre allo spionaggio”.
Armi usate con sapienza dei russi.
In particolare la disinfomazione “per orientare le opinioni pubbliche che sono impreparate a gestire i messaggi”.
L’Italia è impegnata sul fianco Est della Nato con 2 mila uomini e donne e svolge numerose esercitazioni con i militari alleati.
“Bisogna correre – ha scandito il capo di Sme – sul piano tecnologico. I droni hanno autonomie lunghissime e non siamo al sicuro. La tecnologia di un drone va aggiornata di frequente (cambia ogni tre mesi), così come le contromisure. Bisogna imparare dagli ucraini, che sono più esperti. Il rapporto tra il sistema Paese e l’industria della difesa deve cambiare”.
E per farlo, i rappresentanti delle industrie “vanno in prima linea”.
Secondo Masiello, “l’opinione pubblica deve fare i conti con la parola guerra, perché non c’è una sufficiente maturità su questo tema. In Finlandia, dove sono stato, c’è un clima di Guerra fredda, le persone si stanno addestrando. Ci sono 300 mila soldati lungo il confine russo. Nessuno vuole la guerra, ma occorre prepararsi”.
Un tema delicato è l’allontanamento degli Usa dalla Nato: “Nulla sarà più come prima. Bisogna rimboccarsi le maniche. L’Europa deve avere una propria sovranità tecnologica e non dipendere da altri. Oggi ci sono 17 diversi tipi di carri armati, gli americani ne hanno uno) e i costi della difesa sono elevati rispetto a quelli degli Stati Uniti. Un drone costa 15 mila euro e un missile Patriot per abbatterlo costa un milione. E’ antieconomico, per questo serve un sistema di contrasto basato su nuove tecnologie”.

Per Benassi, la situazione attuale è un “concentrato infernale di una serie di eventi che sono avvenuti tutti insieme, mentre prima si verificava un problema ogni cinque anni: terrorismo, emergenze sanitarie come il Covid, crisi economiche, immigrazione, problemi con il debito di alcuni Stati”.
L’ex ambasciatore ha messo in guardia perché “non c’è consapevolezza del rischio, ci si perde in diatribe politiche e anche la stampa riporta solo gli scontri tra destra e sinistra”.
Per Benasssi, “la Russia non sta vincendo in Ucraina, ma se gli Usa lasceranno il fianco Est, per la Ue sarà un problema”.
L’ex sottosegretario ha difeso il ruolo delle sanzioni, ritenute efficaci, contro la Russia “che l’hanno costretta a rivolgersi alla Cina. Gli antibellicisti dicevano di sconfiggere la Russia: questa è stata la prima scalfitura della Ue provocata tra i Paesi più grandi e quelli del Sud, con la richiesta di Stati dell’Est di adesione all’Unione e con i Paesi principali con i tanti sovranisti al governo e all’opposizione”.
Duro il giudizio su Usa e Israele.
“L’America sta diventando una dittatura – ha sottolineato – a causa della disastrosa Amministrazione Trump.
Il suo ultimo ‘capolavoro’, usando i dazi, è stato spingere l’India nelle braccia della Cina. Trump sta spaccando l’Occidente perché i Paesi sono divisi”.
Di Israele ha evidenziato “la violazione del diritto internazionale. L’Occidente si indigna, ma fino a un certo punto. Quando si scoprirono le fosse comuni a Bucha, in Ucraina, ci fu un’ondata di sdegno. Che non c’è per quanto avviene in Cisgiordania o a Gaza. Ricordo che Netanyahu è considerato un criminale di guerra dalla Corte internazionale di giustizia. Di cui l’Italia fa parte”.
Il Medio Oriente è strategico, ha rilevato Masiello, in particolare il Libano “che è una delle nostre priorità”.
Va affrontata l’incapacità della missione Unifil di portare a termine l’incarico dopo che l’Onu ha detto di volerla chiudere del 2026.
“Ma l’Italia – ha assicurato Masiello – collaborerà con le Forze Armate libanesi, come fa da anni. Dobbiamo esserci. Se si sfalda il Libano si sfalda il Medio Oriente”.
Le tante vittime a Gaza avranno ripercussioni su Israele nei prossimi anni “e già sono ripresi gli attentati terroristici in alcune città”.
Inoltre, il recente attacco isareliano contro membri di Hamas in Qatar “apre a nuove tensioni – ha sostenuto Masiello – e condanne sono arrivate dagli Emirati Arabi uniti, dall’Arabia saudita e dalla Giordania”.
Al termine, Benassi ha auspicato – “sperando che quanto sta avvenendo sia limitato a un breve periodo” – un ritorno ai rapporti multilaterali tra i Paesi e al rispetto del diritto internazionale.
Masiello, invece, ha auspicato che in Italia la Forza Armata sia anche considerata una Forza “amata”.
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