Di Giuseppe Gagliano*
MANILA. Nelle Filippine la nuova ondata di denunce di impeachment contro la vicepresidente Sara Duterte non è soltanto una disputa giuridica: è un episodio di guerra politica preventiva. La posta in gioco è la successione del 2028, perché la vicepresidente viene considerata una delle figure più forti in campo. L’impeachment, in questo contesto, non è solo un meccanismo di controllo, ma uno strumento per restringere il perimetro della competizione, logorare l’avversario e condizionare le alleanze.
Accuse, fondi pubblici e conflitto istituzionale
Le denunce presentate da gruppi per i diritti umani, attivisti e aree della società civile ruotano intorno a un nucleo classico: uso improprio di fondi pubblici, corruzione legata agli appalti, ostacolo alle verifiche parlamentari. A questo si aggiunge un punto politicamente esplosivo: la contestazione di minacce rivolte al presidente Ferdinand Marcos Jr., alla first lady e a un ex presidente della Camera. Il legale della vicepresidente ha annunciato una linea difensiva basata sul rispetto delle procedure costituzionali, sottolineando che lo scontro era atteso e che la nuova iniziativa non rappresentava una sorpresa.

Il precedente della Corte e la nuova soglia di difficoltà
L’anno scorso un tentativo simile era stato respinto dalla Corte Suprema delle Filippine per violazione delle garanzie costituzionali. Da quel passaggio è derivato un effetto pratico: oggi l’impeachment deve superare filtri ulteriori, quindi è diventato più lento e più complesso. Non è solo una questione di forma: è un modo per spostare l’equilibrio tra mobilitazione politica e risultato finale, rendendo più difficile trasformare l’indignazione in una rimozione effettiva.
Il Senato come terreno decisivo
I processi di impeachment, il vero snodo è sempre il Senato delle Filippine, perché è lì che si decide l’esito.
E le elezioni di medio termine hanno rafforzato la presenza di alleati della vicepresidente tra i senatori, cioè tra i futuri giudicanti. La senatrice Risa Hontiveros ha già indicato che, dopo la sentenza definitiva della Corte, la strada appare ancora più in salita. Tradotto: anche se l’attacco politico è rumoroso, la matematica parlamentare potrebbe proteggere Duterte almeno nel breve periodo.

Scenari economici: incertezza, appalti e fiducia degli investitori
Ogni crisi istituzionale prolungata ha un costo economico. Non tanto per un crollo immediato, quanto per la corrosione della fiducia: ritardi nelle decisioni, paralisi negli appalti, maggiore cautela di investitori e grandi gruppi locali. Se le accuse toccano direttamente la gestione dei fondi e delle commesse, l’effetto si amplifica: la macchina amministrativa si irrigidisce, la burocrazia si copre, i progetti diventano terreno di scontro. In un paese dove infrastrutture e spesa pubblica sono leve cruciali di consenso, ogni ombra sulla “cassa” diventa anche un’arma elettorale.
Valutazione strategica: stabilità interna e sicurezza
Sul piano strategico, l’impeachment non incide solo sulla cronaca politica: influenza la catena di comando civile, la cooperazione tra istituzioni e la capacità di gestire crisi interne. Uno scontro frontale tra presidenza e vicepresidenza tende a trascinare apparati, governi locali e forze di sicurezza in dinamiche di schieramento. Non significa automaticamente instabilità, ma aumenta il rischio di decisioni prese per convenienza politica, non per efficacia, soprattutto quando si avvicinano scadenze elettorali.
Lettura geopolitica e geoeconomica: continuità esterna, frattura interna
All’esterno, la politica filippina vive sempre dentro una tensione tra bisogno di investimenti, gestione delle rotte commerciali e collocazione regionale.
Ma la frattura interna può ridurre il margine di manovra: un governo impegnato a neutralizzare l’avversario tende a privilegiare mosse di breve periodo, rinviando scelte strutturali.
Per questo l’impeachment, anche quando non arriva a conclusione, può essere utile a chi lo promuove: non perché “vince” in tribunale, ma perché rallenta, divide e costringe l’altro a difendersi.
Dove porta lo scontro
Il dato politico essenziale è che lo scontro tra Duterte e Marcos non sembra destinato a spegnersi: è la premessa della partita per la successione. Se le denunce non passeranno i filtri procedurali e parlamentari, resterà comunque l’effetto di logoramento. Se invece dovessero avanzare, aprirebbero un ciclo di instabilità istituzionale che trasformerebbe il 2026 in un lungo avvicinamento elettorale, con l’economia e la credibilità dello Stato usate come campo di battaglia.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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