Di Pierluca Cassano
BOLOGNA. Formalmente risultavano come nullatenenti ed avevano peraltro ricevuto i sussidi pubblici destinati alle persone che si trovano in serie difficoltà economiche, fin quando i finanzieri del Comando Provinciale di Bologna hanno deciso d’indagare sul loro conto scoprendo una ben diversa realtà fatta di guadagni più che sostanziosi.
È questa la vicenda che ha visto al centro una coppia di coniugi, residenti nel territorio imolese nonché attivi come consulenti nel settore delle aste immobiliari, ma che secondo gli investigatori economico-finanziari della GDF hanno occultato guadagni superiori ai 120.000 euro e che avevano altresì intascato, in maniera del tutto illecita, i benefici economici.

Sono stati i finanzieri della Compagnia di Imola a rilevare come nella posizione dei due nei confronti del Fisco ci fosse qualcosa che non quadrava e che, stando alle documentazioni tributarie sin qui prodotte, risultavano praticamente indigenti e senza alcuna proprietà.
Nel corso dei conseguenti controlli eseguiti è però emerso come i coniugi in questione si servissero di alcune società, attraverso le quali l’uomo (ovviamente dietro pagamento di un corrispettivo) prestava la sua opera di consulenza e assistenza nelle aste immobiliari, mentre la consorte si occupava invece di consulenze fiscali.
Un lavoro che sicuramente aveva dato i suoi frutti, atteso l’insieme dei rapporti intrattenuti con diversi clienti tra il 2019 e il 2024, unitamente a quanto emerso dall’analisi dei conti correnti, hanno permesso di portare alla luce guadagni di tutto rispetto, ma mai dichiarati, e non è tutto visto che ulteriori approfondimenti condotti dai finanzieri imolesi hanno consentito di scoprire l’esistenza di un conto corrente irlandese sul quale venivano accreditati gli importi sottratti al Fisco italiano.

Di non poca entità sono poi stati sussidi pubblici di cui i due avevano beneficiato, oltre 22.000 euro già erogati dall’INPS e dal Comune di Imola.
Alla luce di ciò pressoché immediata è stata denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica di Bologna per il reato di “indebita percezione di erogazioni pubbliche”, fattispecie criminosa prevede una reclusione da 6 mesi a 3 anni; fermo restando che – nel rispetto della presunzione d’innocenza costituzionalmente garantita – ai denunciati non può essere imputata alcuna responsabilità penale, fintanto che nei loro confronti non sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.
L’operazione ancora una volta pone in risalto la trasversalità dell’azione di servizio condotta dalla Guardia di Finanza e che, come dimostrato da tale indagine, ha finito per rivolgersi tanto agli interessi del Fisco quanto alla tutela della spesa pubblica nazionale.
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