Francia: dentro le banlieu, dove si nascondono i terroristi

Di Valeria Fraquelli

Parigi. In Francia, in ogni grande città, le banlieu sono dei quartieri molto difficili in cui l’unica l’unica legge è quella del più forte ed è difficile sopravvivere in mezzo a degrado e violenza senza alcuna prospettiva per il futuro.

Un quartiere della periferia in Francia

Le persone oneste che vi abitano cercano di emergere ed andarsene il prima possibile per assicurare un futuro migliore alle giovani generazioni.

Fuggire lontano dalla vita di strada e dalle cattive compagnie, crearsi un lavoro onesto e ben pagato è il sogno di tutti i cittadini che vedono queste immense periferie come delle prigioni.

Con l’avvento dello Stato Islamico molti signori della guerra  e molti terroristi sanguinari si sono rifugiati nelle banlieu per costruire un loro “esercito” e costringere i giovani ad unirsi a loro, creando un clima dove la violenza chiama altra violenza.

RIFUGIO DEL TERRORISMO

Le banlieu sono considerate un rifugio del terrorismo.

Militari francesi impegnati nell’Operazione “Sentinelle”

Sono quartieri in cui i terroristi dettano legge quasi indisturbati e non bastano i pochi raid delle Forze di Sicurezza francesi a rendere il clima più sicuro.

L’omertà molte volte non è una cosa voluta, è il solo mezzo che hanno gli abitanti onesti per restare in vita e sperare in un futuro migliore.

Ricatti e minacce fanno parte della quotidianità nelle banlieu e l’esasperazione e la disperazione portano le persone a delinquere, a scegliere cattive compagnie.

È così che nasce la radicalizzazione di tanti giovani che vengono ammaliati da finti predicatori che li spingono sempre più a fondo sulla via della jihad con false promesse.

Radicalizzarsi è quasi automatico per tutti coloro che guardano la propaganda jihadista sul Web.

Senza una guida che li aiuti a capire cosa sia giusto e cosa sbagliato, per queste persone è facile finire nella trappola e arrivare a pensare che l’unica soluzione sia una guerra santa senza senso.

Terroristi islamici

Nelle banlieu è un grande proliferare di moschee illegali, di predicatori improvvisati e pieni di odio contro l’Occidente.

Non diffondono la vera religione islamica ma quella totalmente stravolta dello Stato islamico in cui c’è posto solo per odio, guerra, violenze e soprusi e nessuno spazio per la pace, la comprensione, la pacifica convivenza tra religioni e culture diverse.

L’abbandono scolastico e l’altissimo tasso di disoccupazione rendono la vita nelle banlieu ancora più difficile.

I ragazzi che abbandonano la scuola non fanno altro che vagare per le strade in cerca di qualcosa o qualcuno a cui appoggiarsi e molto spesso è in questo modo che i violenti diventano dei modelli sbagliati da emulare e il radicalismo si amplia a macchia d’olio, viene creduta la versione falsa del sedicente Stato islamico e si pensa che l’unica legge sia quella del più forte.

Certo nelle grandi periferie degradate ci sono scuole mediocri e insegnanti non adeguatamente preparati che non riescono o non sanno frenare la radicalizzazione e i suoi temibili effetti sulla psiche dei giovani.

Nelle scuole di periferia non si presta attenzione al profondo malessere psicologico degli studenti, non si presta attenzione al loro disagio di fronte ad un mondo che li relega ai margini e in un certo senso si vergogna di loro.

La grande difficoltà a trovare un lavoro dignitoso costringe chi abita nelle periferie a fare lavori umilissimi, spesso sottopagati.

E lo stereotipo delle banlieu come quartieri abitati da persone cattive che non hanno voglia di impegnarsi certo non aiuta a trovare un lavoro dignitoso e ben pagato che permetta di migliorarsi e crescere umanamente e professionalmente.

Le vite di periferia sono vite ai margini, dove immigrazione non ben gestita e criminalità dilagante si uniscono al sentimento di vendetta e di rivalsa con la guerra santa, quella jihad che intesa in modo sbagliato viene vista come l’unica occasione di riscatto.

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