Di Giuseppe Gagliano*
PARIGI. Marianne Rocher è una giornalista e commentatrice politica francese, esponente del Rassemblement National e responsabile del Partito per l’ottava circoscrizione dei francesi all’estero (area Mediterraneo).

In questa intervista per Report Difesa interviene nel dibattito pubblico su politica interna francese, dinamiche sociali e identitarie, rapporto tra élite e opinione pubblica e trasformazioni della Repubblica.
In Italia è stata intervistata da Il Sussidiario.net; in Francia firma contributi su spazi di opinione online, tra cui la sezione Ops & Blogs del Times of Israel in lingua francese ed è presente nelle comunicazioni e nei rilanci del RN Français de l’Étranger.
Signora Rocher, qual è la vostra posizione sul ruolo della Francia all’interno dell’Unione europea in materia di Sicurezza e Difesa comune?
La nostra posizione sulla Difesa europea è chiara: prima la sovranità francese.
La Francia deve smettere di diluire la propria potenza militare in chimere europee. La nostra dissuasione nucleare resta strettamente nazionale e le nostre decisioni di intervento non possono dipendere da Bruxelles.

Rifiutiamo qualsiasi Esercito europeo integrato che dissolverebbe il nostro strumento di difesa.
E come valutate le relazioni tra Parigi e Bruxelles sotto la Presidenza di Emmanuel Macron? In particolare per quanto riguarda le politiche migratorie e l’asilo europeo?
Macron incarna perfettamente la schizofrenia europea su questi temi. Tiene un discorso di fermezza per l’opinione pubblica francese, ma a Bruxelles vota sistematicamente le misure più lassiste.
Ha approvato il Patto migratorio europeo con i suoi obblighi di ricollocamento e l’impossibilità di rimpatriare i clandestini.

Mantiene Frontex come un’Agenzia simbolica, senza reali poteri di protezione. Accetta che i cittadini extraeuropei circolino liberamente nello spazio Schengen una volta entrati.
E lascia che la Corte Europea dei Diritti dell’uomo blocchi ogni espulsione.
Con quali risultati?
Quasi 8 anni al potere di doppio linguaggio e zero risultati concreti. L’immigrazione continua, le espulsioni restano impossibili, la sovranità francese si erode.
Macron è il perfetto rappresentante di un’élite che parla di controllo ma organizza l’impotenza. È esattamente ciò che vogliamo cambiare: riprendere la sovranità migratoria e proteggere realmente le nostre frontiere.

Considerata l’importanza delle alleanze internazionali, quale ruolo dovrebbe svolgere la Francia nella politica estera europea nei confronti della NATO e degli Stati Uniti?
La Francia dovrebbe preservare il suo ruolo storico di equilibrio all’interno della NATO, mantenendo la propria autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti.
Per ritrovare pienamente questa influenza, la priorità è duplice: rafforzare prima la coesione interna del Paese e poi ricostruire progressivamente il suo peso internazionale.

Ciò passa in particolare attraverso partenariati rinnovati con i Paesi francofoni, soprattutto in Africa, basati su una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e non su relazioni ereditate dal passato.
Il Presidente Macron è spesso critico verso alcune politiche economiche europee. Pensate che esistano ambiti di convergenza possibili tra il suo Governo e le posizioni del Rassemblement National su temi fondamentali?
Non esiste alcuna convergenza reale tra le nostre posizioni. Macron parla di reindustrializzazione mantenendo però il quadro normativo e fiscale europeo che la rende impossibile. Noi proponiamo di trasformare strutturalmente questo quadro, perché reindustrializzare con un cappio di norme e tasse è una contraddizione fondamentale.
Il Governo attuale moltiplica gli annunci senza atti concreti. Evoca l’autonomia strategica ma preserva norme europee che soffocano l’industria.
La fiscalità schiaccia le Piccole e medie imprese (PMI) e le aziende di medie dimensioni, i contributi sociali e la complessità amministrativa restano proibitivi, e la politica energetica mina la competitività delle nostre aziende.
Il nostro approccio rompe con questa logica: proponiamo un massiccio alleggerimento fiscale e normativo, un protezionismo dichiarato alle frontiere, una priorità assoluta alla competitività delle imprese francesi e una vera semplificazione amministrativa.
Senza queste rotture, la reindustrializzazione resterà un obiettivo irraggiungibile.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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