Francia: una nuova strategia militare nell’Indo-Pacifico tra diplomazia e memoria storica

Di Giuseppe Gagliano

PARIGI.La Francia sta rafforzando la propria presenza nell’Indo-Pacifico, un’area geopoliticamente incandescente dove le tensioni tra grandi potenze, Cina in primis, e le ambizioni di sicurezza regionale si intrecciano in un delicato equilibrio.

L’area dell’Indo Pacifico

Nei prossimi mesi, le Ambasciate francesi in Malesia, Corea del Sud e Singapore accoglieranno nuovi addetti alla difesa, un segnale chiaro dell’intenzione di Parigi di consolidare il proprio ruolo strategico in una regione cruciale per il commercio globale e la sicurezza marittima.

Questo dispiegamento, discreto ma significativo, si inserisce in un contesto più ampio di iniziative francesi, come il rafforzamento delle partnership militari e la partecipazione a esercitazioni navali congiunte, che mirano a garantire una “regione aperta e libera da coercizioni”, secondo i principi enunciati nel documento strategico indo-pacifico francese del 2018.

Non è un caso che la Francia scelga di investire in questa direzione.

Con una presenza navale permanente nel Pacifico, grazie ai territori d’oltremare come la Nuova Caledonia e la Polinesia francese, Parigi non è un attore esterno qualunque.

Più di mezzo milione di cittadini francesi vivono in queste regioni, e la protezione delle loro zone economiche esclusive è una priorità nazionale.

Ma c’è di più: la Francia vuole presentarsi come un partner affidabile per i Paesi dell’area, da quelli del Quad (Giappone, India, Australia, Stati Uniti) a realtà più piccole come Malesia e Singapore, senza però cadere nella trappola di un allineamento acritico con Washington. È una danza diplomatica complessa, in cui Parigi cerca di bilanciare cooperazione multilaterale e autonomia strategica.

Un episodio del passato recente illumina questa strategia.

Nel settembre 2010, una banda militare francese partecipava a Seul alla commemorazione del 60° anniversario della battaglia di Inchon, un momento chiave della Guerra di Corea. Quel gesto simbolico, immortalato dalle immagini di Kim Jae-Hwan per AFP, non era solo un omaggio alla storia, ma un modo per riaffermare la presenza francese in un’area dove la memoria dei conflitti passati si intreccia con le sfide del presente.

Un’immagine della battaglia di Inchon

La Corea del Sud, oggi una potenza economica e tecnologica, è un partner strategico per Parigi, che ne apprezza il ruolo nel contrasto all’assertività cinese e la capacità di dialogo con il Giappone, altro alleato chiave.

I nuovi addetti alla difesa nelle ambasciate di Kuala Lumpur, Seul e Singapore avranno il compito di tessere reti di cooperazione militare, promuovere l’industria della difesa francese (si pensi ai sottomarini di Naval Group o agli aerei Dassault) e monitorare le dinamiche regionali.

Malesia e Singapore, in particolare, sono snodi cruciali per il commercio marittimo e la sicurezza nel Mar Cinese Meridionale, dove le dispute territoriali con Pechino alimentano tensioni continue.

La Francia, che già partecipa a esercitazioni come la RIMPAC e coordina operazioni di sorveglianza marittima con i partner del Pacifico, punta a rafforzare il proprio peso diplomatico e operativo in questi Paesi.

Eppure, non tutto è rose e fiori. La Francia ha imparato a sue spese quanto sia fragile il gioco delle alleanze nell’Indo-Pacifico.

Nel 2021, l’annuncio del Patto AUKUS tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia ha mandato in fumo un contratto miliardario per la fornitura di sottomarini francesi a Canberra, suscitando l’ira dell’Eliseo.

Quell’episodio ha dimostrato che, nonostante le ambizioni, Parigi deve muoversi con cautela in un’arena dominata da Washington e contesa da Pechino.

La nomina dei nuovi addetti alla difesa, dunque, non è solo una mossa amministrativa, ma parte di una visione più ampia.

La Francia vuole essere un attore che conta, capace di dialogare con tutti senza piegarsi a nessuno. In un Indo-Pacifico sempre più polarizzato, dove la Cina espande la sua influenza e gli Stati Uniti rafforzano le loro alleanze, Parigi scommette su una strategia di presenza attiva, radicata nella storia ma proiettata verso il futuro.

Resta da vedere se questa ambizione si tradurrà in un effettivo aumento di influenza o se, come in passato, gli equilibri globali imporranno un ridimensionamento delle aspettative francesi.

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