Gas, Mediterraneo orientale e guerra dei corridoi energetici. L’intesa tra Egitto e Cipro va oltre la semplice cooperazione

Di Giuseppe Gagliano*

IL CAIRO. L’accordo quadro firmato da Egitto e Cipro sul gas naturale non è una semplice intesa commerciale, né un gesto tecnico confinato alla diplomazia energetica del Mediterraneo orientale.

 

Accordo Egitto e Cipro sul gas

È, al contrario, un tassello di una partita molto più ampia, dove energia, sicurezza, rotte marittime e rapporti di forza regionali si intrecciano in modo sempre più stretto.

Il Cairo e Nicosia cercano di trasformare il gas cipriota in uno strumento di stabilizzazione economica e di proiezione geopolitica, in un momento in cui la guerra contro l’Iran sta sconvolgendo gli equilibri energetici dell’intero Medio Oriente.

L’intesa consente ai due Paesi di porre le basi per futuri accordi sulla valorizzazione dei giacimenti offshore ciprioti, in particolare Kronos e Aphrodite.

Ma il vero punto politico è un altro: l’Egitto vuole confermarsi piattaforma di trasformazione e riesportazione del gas del Mediterraneo orientale verso l’Europa, mentre Cipro vuole monetizzare più rapidamente le proprie riserve, aggirando i limiti strutturali di un’isola che da sola non ha la massa critica industriale e infrastrutturale per valorizzarle pienamente.

Il Cairo cerca di difendersi dallo shock energetico

Per l’Egitto questa cooperazione ha un valore immediatamente strategico.

Il Paese sta pagando il prezzo di una forte vulnerabilità energetica aggravata dal conflitto regionale.

La dipendenza dai combustibili importati, l’aumento dei costi, le misure di contenimento interno, il rialzo dei prezzi del carburante e dei trasporti mostrano che il Cairo non si muove da una posizione di forza, ma di necessità. In questo senso, il gas cipriota rappresenta una possibile valvola di compensazione, uno strumento per attenuare lo shock e per rafforzare il ruolo egiziano come snodo energetico.

Il Cairo sa bene che in Medio Oriente chi controlla non solo le risorse, ma anche le infrastrutture di trattamento, liquefazione e riesportazione, dispone di un vantaggio decisivo. Ecco perché l’Egitto insiste tanto sulla partnership strategica con Cipro: non gli basta acquistare gas, vuole consolidare la propria funzione di hub regionale.

In altre parole, l’Egitto non punta soltanto alla sicurezza energetica, ma alla rendita geopolitica che deriva dall’essere passaggio obbligato di flussi essenziali.

Cipro prova a trasformare il sottosuolo in potere

Anche per Cipro la posta in gioco va oltre il pur rilevante piano economico.

Sfruttare Kronos e Aphrodite significa trasformare risorse dormienti in leva politica.

Per anni il gas cipriota è rimasto sospeso tra promesse, contese marittime, limiti infrastrutturali e tensioni regionali. Ora, grazie alla cooperazione con l’Egitto, Nicosia prova a uscire dall’immobilismo e a rendere il proprio sottosuolo uno strumento di peso internazionale.

È una mossa importante anche sotto il profilo geopolitico.

La Repubblica di Cipro rafforza così il proprio ancoraggio con un attore arabo di primo piano e consolida la rete di convergenze che nel Mediterraneo orientale si è formata negli ultimi anni attorno a energia, sicurezza marittima e contenimento delle spinte destabilizzanti.

Il gas diventa quindi non solo una merce, ma un moltiplicatore di alleanze.

Il Mediterraneo orientale come spazio geoeconomico

Il punto centrale è proprio questo: il Mediterraneo orientale non è più soltanto un’area di esplorazione energetica, ma uno spazio geoeconomico conteso.

Chi riesce a collegare giacimenti, impianti di liquefazione, porti, sicurezza marittima e sbocchi europei costruisce un vantaggio strategico di lunga durata.

Da questo punto di vista, l’accordo tra Egitto e Cipro va letto come un investimento nel futuro assetto energetico regionale.

L’Europa osserva con interesse, perché ha bisogno di diversificare approvvigionamenti e corridoi.

Ma il problema è che ogni progetto nel Mediterraneo orientale resta esposto alla volatilità politica della regione.

Le guerre, le contese marittime, la competizione tra attori regionali e la fragilità delle economie locali rendono ogni intesa un progetto a rischio, anche quando appare promettente sul piano commerciale.

La dimensione militare e la sicurezza delle infrastrutture

C’è poi un aspetto militare che non può essere ignorato. In una regione segnata da escalation, guerre ibride e minacce alle infrastrutture energetiche, produrre e trasportare gas significa anche proteggere piattaforme offshore, terminali, navi e rotte.

L’esperienza recente del Golfo e del Mar Rosso ha dimostrato che l’energia è ormai un bersaglio diretto della competizione strategica. Per questo l’accordo tra Il Cairo e Nicosia presuppone implicitamente anche una crescente cooperazione in materia di sicurezza.

Nessun corridoio energetico è credibile se non è difendibile.

E nel Mediterraneo orientale la sicurezza del gas coincide sempre più con la sicurezza navale e con la capacità di impedire che i conflitti regionali si riversino sulle infrastrutture. Ciò significa che dietro la firma di un accordo commerciale si intravede già l’esigenza di una copertura politica, diplomatica e in ultima analisi militare.

Una partnership nata dalla crisi

In definitiva, l’intesa tra Egitto e Cipro nasce dalla crisi ma guarda al riassetto del potere regionale.

L’Egitto cerca ossigeno economico e una rendita geopolitica da hub energetico. Cipro cerca di trasformare il proprio gas in influenza e in capacità negoziale.

Entrambi cercano di sfruttare una finestra storica in cui il disordine mediorientale rende ancora più preziose le infrastrutture alternative e i fornitori percepiti come relativamente affidabili.

Il problema è che questa ambizione si sviluppa in un ambiente profondamente instabile.

Più cresce il valore strategico del gas del Mediterraneo orientale, più cresceranno le pressioni, le rivalità e i tentativi di condizionarlo.

È la vecchia legge della geopolitica dell’energia: una risorsa conta davvero solo quando diventa oggetto di contesa.

Il gas come strumento di sopravvivenza e potenza

L’accordo, dunque, non riguarda soltanto due giacimenti o due Governi.

Riguarda la trasformazione del Mediterraneo orientale in uno dei laboratori principali della nuova guerra economica.

In questa regione il gas non è soltanto una materia prima: è un mezzo per sopravvivere agli shock, per attirare capitali, per costruire alleanze e per ritagliarsi un ruolo nei futuri equilibri tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa.

Ed è per questo che la firma tra Egitto e Cipro va letta per quello che davvero è: non la conclusione di una trattativa tecnica, ma l’inizio di una nuova fase in cui l’energia diventa sempre più chiaramente il linguaggio concreto della potenza.

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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