Questo sviluppo ha trasformato il Gas naturale americano in una leva geopolitica di primaria importanza, permettendo all’Amministrazione Trump di negoziare da una posizione di forza.
Secondo Bloomberg NEF, la produzione statunitense di GNL è destinata ad aumentare del 60% durante il secondo mandato di Trump, rendendo gli USA il punto di partenza di un terzo delle esportazioni mondiali entro il 2030.

L’ascesa del GNL statunitense
Due decenni fa, era impensabile che il Gas naturale superasse il petrolio greggio nelle strategie energetiche e diplomatiche americane.
All’inizio degli anni 2000, gli Stati Uniti soffrivano una carenza di Gas, tanto che l’allora presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, sollecitava un aumento delle importazioni.
Tuttavia, grazie all’innovazione tecnologica nella perforazione orizzontale e nella fratturazione idraulica, gli USA hanno potuto accedere a enormi riserve precedentemente inaccessibili.
L’economista e ex presidente della Riserva federale degli Stati Uniti d’America, Alan Greenspan
Oggi, la produzione statunitense di Gas naturale ha superato i 2,8 miliardi di metri cubi al giorno, coprendo il 41% della domanda elettrica nazionale.
Il surplus produttivo ha spinto le aziende americane a cercare sbocchi nei mercati esteri, favorendo la costruzione di impianti di liquefazione lungo la costa del Golfo del Messico.
Attualmente, negli USA operano otto impianti di GNL, con tre in costruzione e diversi altri in fase di approvazione.
Il GNL come strumento geopolitico
Nonostante le controversie politiche, l’amministrazione Trump ha usato il GNL per rafforzare la posizione americana nei negoziati internazionali.
Malgrado le tensioni con gli alleati – dal tentativo di negoziare la pace in Ucraina senza consultare l’Europa, all’aumento dei dazi commerciali – la domanda di gas naturale liquefatto statunitense non ha subito contraccolpi.
Paesi come l’India, il Giappone e le nazioni europee hanno aumentato le importazioni di GNL americano per diversificare le loro fonti di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalla Russia.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha persino lodato la cooperazione con gli Stati Uniti per la sicurezza energetica del Continente.

L’India, sotto la guida del primo ministro Narendra Modi, ha cercato di rafforzare le importazioni per evitare l’imposizione di dazi statunitensi.

Allo stesso tempo, nazioni asiatiche come il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan stanno aumentando i loro acquisti di GNL americano per ridurre il surplus commerciale con gli Stati Uniti ed evitare misure protezionistiche da parte di Washington.
Il futuro del GNL statunitense
Nonostante il successo attuale, il settore del Gas naturale liquefatto deve affrontare alcune sfide.
La Cina, il maggiore importatore mondiale di GNL, ha imposto dazi di ritorsione sul gas americano in risposta alle politiche commerciali di Trump.
Inoltre, il rapido sviluppo di nuove infrastrutture potrebbe portare a un eccesso di offerta e a un conseguente calo dei prezzi, riducendo la redditività del settore.
Sul fronte climatico, il Gas naturale è spesso considerato un combustibile di transizione, destinato a lasciare spazio alle energie rinnovabili.
Tuttavia, il suo ruolo potrebbe essere più duraturo del previsto, grazie alla sua competitività economica rispetto al carbone e all’elevata domanda globale.
“La finestra di opportunità per il Gas naturale americano non sarà sempre aperta”, ha dichiarato Amy Myers Jaffe, professoressa alla New York University.
“Nel breve termine, i Paesi non avranno molte alternative, ma tra dieci anni la situazione potrebbe cambiare drasticamente con l’avanzata delle energie rinnovabili”, ha aggiunto.
Per ora, però, gli Stati Uniti restano i principali fornitori di Gas naturale liquefatto al mondo, con un’influenza che va ben oltre il settore energetico, influenzando equilibri politici e strategie economiche a livello globale.
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