GCAP: il Canada, in linea con la sua nuova politica industriale della Difesa, entra nel programma in qualità di osservatore

Di Fabrizio Scarinci

OTTAWA. Il Canada si è ufficialmente unito al Programma GCAP (Global Combat Air Programme).

Un’immagine grafica del velivolo in fase di sviluppo nell’ambito del Programma GCAP

Ad annunciarlo, ad opera del nuovo governo britannico di Andy Burnham, è arrivato in occasione di una riunione tenutasi a Londra negli ultimi giorni tra i ministri della Difesa dei membri originari del progetto, ossia Regno Unito, Italia e Giappone.

Ad essi, il nuovo partner nordamericano si unirà, almeno per il momento, solo in qualità di osservatore.

Nondimeno, si tratta, comunque, di un passo politicamente carico di significato, che segue la recente decisione di studiare il taglio di 58 degli 88 F-35 previsti per la sostituzione degli ormai anziani CF-18 Hornet al fine di negoziare l’acquisto di 60 caccia “Gripen” di concezione svedese.

Tali scelte, perfettamente in linea con la nuova politica industriale della Difesa annunciata dal Premier canadese Mark Carney durante una recente convention del Partito Liberale da egli guidato, costituiscono una chiara risposta alle ripetute affermazioni di Donald Trump riguardo al fatto di voler rendere il Paese parte degli Stati Uniti.

Affermazioni quantomai improvvide che i diretti interessati sembrerebbero aver preso piuttosto seriamente.

Proprio nelle ultime ore, tra l’altro, a tale diatriba sembrerebbe essersi aggiunta la prospettiva di un nuovo consistente incremento delle barriere tariffarie sull’ingresso delle merci canadesi in territorio statunitense. Una decisione che sarebbe stata presa in vista della scadenza della tariffa globale temporanea del 10%.

Tornando, invece, al programma GCAP, quella dell’ingresso di Ottawa rappresenta, senz’altro, una notizia molto positiva, che potrebbe, senz’altro, aprire la strada all’arrivo di ulteriori risorse finanziarie.

Nondimeno, proprio alla luce di quanto appena detto, sarà, però, anche importante comprendere quali reazioni potrebbero essere messe in campo da parte di Washington, che non vede, ovviamente, di buon occhio questo desiderio di maggiore autonomia da parte di Ottawa e che, nel sollecitare i propri alleati a riarmarsi, ha, più volte, dato l’impressione di desiderare che lo facessero servendosi quanto più possibile di piattaforme e sistemi made in USA; cosa con cui un programma come il GCAP sembrerebbe contrastare in maniera significativa.

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