Di Cristina Di Silvio*
ROMA. Il mese che si è appena concluso sancisce la dissoluzione formale del paradigma multilaterale nato nel secondo dopoguerra e riforgiato nel periodo post-bipolare.
L’architettura istituzionale internazionale, fondata sull’illusione di cooperazione stabile, viene oggi travolta da dinamiche di polarizzazione strategica, nazionalismo economico e riarmo tecnologico.
Le superpotenze sono risorte, ma non per gestire l’ordine: piuttosto, per imporsi in un’arena globale dominata dalla competizione zero-sum.
Le guerre non sono più dichiarate ma pervasivamente combattute su piani ibridi – informativi, economici, cibernetici e industriali. Il multilateralismo è ora ridotto a finzione diplomatica: ciò che resta è un sistema fluido e anarchico, fondato su convergenze tattiche e antagonismi strutturali.
STATI UNITI
Strategia di de-integrazione globale e revisione della potenza
Con il ritorno di Donald J. Trump alla Presidenza, Washington ha abbandonato il residuale internazionalismo liberale in favore di una dottrina apertamente neo-mercantilista e sovranista.

Il “Decoupling Strategico”, concetto un tempo confinato a white papers accademici, è divenuto politica attiva.
L’aumento delle tariffe sull’acciaio e l’alluminio (dal 25% al 50%) è solo l’avanguardia di un disaccoppiamento industriale sistemico, che include settori chiave come semiconduttori, energie rare, intelligenza artificiale e cybersicurezza.
Un memo confidenziale del National Security Council, ottenuto da The Atlantic Standard, evidenzia le preoccupazioni interne circa la penetrazione di capitali esteri in settori critici: l’acquisizione di US Steel da parte di Nippon Steel è considerata una “compromissione industriale ad alta sensibilità geopolitica”.
La crisi transatlantica è conclamata: la NATO appare sempre più uno strumento obsoleto, svuotato di coesione strategica, con l’Europa costretta a riformularsi come polo autonomo sotto pressione.
ASIA MERIDIONALE
Escalation nucleare e deterrenza vacillante
Il 22 aprile scorso l’attentato suicida a Pahalgam, rivendicato da una cellula legata a Jaish-e-Mohammed, ha innescato uno scenario da incubo: il primo scambio missilistico dichiarato tra India e Pakistan dal 1999.
Secondo un bollettino trapelato dalla Defense Intelligence Agency (DIA), Islamabad ha elevato la postura nucleare al livello DEFCON 3, mentre New Delhi ha attivato misure navali offensive in tutto il teatro dell’Oceano Indiano.

Significativa la proiezione navale indiana nel Canale del Mozambico e nell’Arcipelago delle Andamane, aree cruciali per il contenimento cinese nel contesto dell’Indo-Pacifico. La cooperazione navale segreta con l’Australia segna una chiara intensificazione della strategia anti-access/area denial contro la contro la Cina.
EUROPA
Autonomia strategica e frattura atlantica
Il continente europeo sta tentando un riassetto autonomo nel quadro di una disgregazione strategica crescente.
La Germania di Friedrich Merz ha lanciato una “dottrina di sovranità strategica” che sfida l’assistenzialismo militare americano e mira a un’Europa attore globale e non mero teatro di confronto.
Il 15 maggio a Baden-Baden, durante un incontro classificato, è nata “Weimar+”, piattaforma diplomatica che include Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, con l’obiettivo di creare una capacità decisionale continentale nelle crisi extraeuropee.
Il supporto tacito di Varsavia e Parigi rafforza la proposta, mentre un dossier della DGSE avverte: “Ogni spinta verso l’autonomia strategica implica un inevitabile pricing politico nelle relazioni con Washington.”
AFRICA SAHELIANA
La decolonizzazione strategica è compiuta
La costituzione dell’Alliance of Sahel States (ASS), che unisce Mali, Niger e Burkina Faso, rappresenta la più netta cesura postcoloniale dall’indipendenza degli anni ’60.
L’alleanza ha rotto con la CEDEAO e ha espulso ogni presenza francese, militare e civile, segnando la fine della Françafrique.
Fonti dell’École de Guerre parlano di un “cambio di paradigma irreversibile”: Mosca fornisce armamenti e contractors (Wagner), Ankara forma ufficiali e milizie locali, mentre Pechino costruisce infrastrutture dual-use con la nuova Belt and Road 2.0.
Il vuoto occidentale è stato riempito da potenze revisioniste che non riconoscono l’ordine normativo liberale.
MEDIO ORIENTE
Asse sciita e ridefinizione della sicurezza regionale
Israele è coinvolto in una guerra multilivello: operazioni terrestri a Gaza, attacchi mirati in Yemen, incursioni aeree in Siria e campagne cibernetiche contro obiettivi iraniani.

Il missile che ha colpito l’aeroporto Ben Gurion, tracciato fino a Marib (Yemen), conferma il salto di capacità dei ribelli Houthi e la proiezione operativa dell’Iran.
In parallelo, Arabia Saudita, Egitto e Giordania stanno negoziando la costituzione di una “NATO araba”.
Il vertice di settembre a Riyadh potrebbe ricevere l’imprimatur formale della Casa Bianca, consolidando un asse militare sunnita con obiettivi anti-iraniani e anti-turchi.
ASIA ORIENTALE
Guerra tecnologica asimmetrica e spionaggio industriale
La Cina ha accelerato il suo programma di penetrazione tecnologica: secondo una dettagliata indagine del National Security Review, agenti dell’MSS (Ministero per la Sicurezza di Stato) hanno infiltrato fornitori secondari della filiera produttiva di ASML, pilastro della microelettronica occidentale.
L’AIVD (Servizi olandesi) ha confermato che due operativi cinesi hanno ottenuto accesso a codici sorgente e processi litografici avanzati, innescando l’attivazione del Meccanismo Europeo per le Minacce Ibride.
La UE ha emesso una direttiva classificata per proteggere i “core assets” della sovranità tecnologica industriale.
Un Ordine mondiale senza architettura
Il mondo del 2025 è radicalmente multipolare, ma privo di baricentro. Gli Stati non convergono più verso un ordine comune: si contendono la capacità di imporsi localmente, in una galassia di conflitti asimmetrici, alleanze contingenti e disallineamenti strutturali.
Come sintetizza il Council on Foreign Relations, “la globalizzazione lineare è un concetto anacronistico: la geopolitica liquida è la nuova realtà sistemica”.
In questo ecosistema strategico iper-competitivo, il potere non è più distribuito, ma disperso, e il caos non è più un’anomalia, ma un attributo strutturale del sistema internazionale.
*Esperta Relazioni internazionali, istituzioni e diritti umani (ONU)
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