Siria: Le Brigate Mohammed Deif e la nuova minaccia armata dalle Alture del Golan

Di Chiara Cavalieri 

DAMASCO. Un nuovo gruppo armato palestinese, le Brigate Martire “Mohammed Deif”, ha fatto la sua prima apparizione pubblica rivendicando attacchi contro le forze israeliane nelle alture del Golan siriane occupate.

Il gruppo prende il nome da Mohammed Deif, storico comandante delle Brigate al-Qassam (l’ala militare di Hamas) ucciso dall’Esercito israeliano nel gennaio scorso durante la guerra a Gaza.

Questa nuova formazione si presenta come un attore significativo nel panorama del conflitto israelo-palestinese, promettendo di continuare la lotta armata contro l’occupazione.

Un Movimento di Resistenza

La rivendicazione delle Brigate Mohammed Deif dell’attacco contro Israele

In una dichiarazione fondativa, le Brigate Mohammed Deif si sono descritte come un “movimento di resistenza rivoluzionaria”, nato dalla rabbia per l’occupazione israeliana e dalla volontà di continuare la lotta armata. “Siamo una generazione nata sotto i bombardamenti. Non accetteremo umiliazione né sottomissione. Saremo una spada appesa al collo di Israele” hanno dichiarato, mettendo in evidenza la determinazione del gruppo a resistere e rispondere con forza all’occupazione.

Le Origini: chi era Mohammed Deif?

Mohammed Deif comandante delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām

Mohammed Deif, nato nel 1965 nel campo profughi di Khan Younis, è stato una delle figure più elusive e letali della resistenza palestinese.

Soprannominato “il gatto con nove vite” per essere scampato a sette tentativi di assassinio israeliani, Deif guidò le Brigate al-Qassam dal 2002, dopo la morte del predecessore Salah Shehadeh.

La sua leadership ha segnato un’epoca di intensificazione del conflitto.

Deif è stato considerato l’architetto della strategia militare di Hamas, sviluppando i tunnel di Gaza, i razzi Qassam e pianificando eventi chiave come l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele.

Il suo status di bersaglio prioritario per Israele ha portato a raid aerei mirati.

Un attacco nel luglio 2024 su al-Mawasi mirava a eliminarlo, causando la morte di 90 palestinesi, tra cui donne e bambini.

Sebbene Israele affermasse di averlo ucciso, Hamas ha negato la notizia fino al gennaio scorso, quando ne confermò ufficialmente la morte, insieme ad altri sei leader.

La Strategia delle Nuove Brigate

Le Brigate Mohammed Deif sembrano avere obiettivi strategici ben definiti:

1. Estendere il conflitto oltre Gaza:

Operando dal Golan, il gruppo punta a colpire Israele su un nuovo fronte, sfruttando le tensioni già esistenti con la Siria.
  
2. Radicalizzare i giovani palestinesi:

La loro retorica si rivolge a una generazione cresciuta sotto le bombe, promettendo una “resistenza senza tregua”, capace di attrarre nuovi seguaci e sostegno popolare.

3. Collegarsi ad altri movimenti armati: Nonostante si dichiarino indipendenti, potrebbero cercare un coordinamento con Hezbollah o altri gruppi militanti siriani anti-israeliani, ampliando la rete di alleanze nel conflitto.

La reazione israeliana

Il ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz

Israele ha minacciato il Presidente siriano Sharaa di una risposta decisa e lo ritiene direttamente responsabile dopo che sono stati lanciati razzi contro le forze israeliane sulle alture del Golan.

Il ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz ha ritenuto il presidente siriano Ahmad al-Sharaa responsabile degli attacchi aerei dalla Siria verso le alture del Golan e ha rilasciato una dichiarazione in seguito al lancio di razzi dalla Siria verso le alture del Golan: “Riteniamo il Presidente siriano direttamente responsabile di ogni minaccia e fuoco contro Israele”.

Ha aggiunto: “Risponderemo con fermezza il prima possibile e non permetteremo che si torni alla realtà del 7 ottobre”

Nonostante il Governo siriano neghi ogni coinvolgimento, questo evento ha creato un’opportunità per Tel Aviv di inviare un messaggio forte prima della ripresa dei colloqui di pace con Damasco.

Il contesto degli scontri

Osservatori ritengono che le recenti tensioni possano essere state amplificate da una terza parte, con l’obiettivo di fornire a Israele un pretesto per un attacco più ampio alla Siria.

Questo avviene in un momento in cui il Presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha espresso la volontà di stabilire una partnership di sicurezza con Israele, una proposta che si riferisce a minacce comuni, in particolare l’Iran e i suoi alleati regionali.

Il Presidente siriano Ahmad al-Sharaa

D’altra parte, il lancio dei razzi potrebbe essere visto come un tentativo di separare la Siria meridionale da Damasco, giustificato da Israele con la necessità di “proteggere” la popolazione drusa siriana.

Questa manovra si allinea con gli interessi di Israele di mantenere una presenza strategica nel sud della Siria.

Israele e il calcolo politico

L’analista politico Fahad Al-Omari osserva che Israele sta cercando di modellare gli eventi nel sud della Siria a proprio favore.

Si oppone al riavvicinamento tra Stati Uniti e Siria, temendo che Washington conceda più potere a Damasco in un contesto che Israele non può controllare.

Gli attacchi israeliani sono visti come una strategia per mantenere sotto controllo la regione e impedire al nuovo Governo siriano di esercitare un’autorità significativa.

Al-Omari sottolinea che Israele sta inviando messaggi contraddittori, chiedendo al presidente al-Sharaa di garantire la sicurezza israeliana mentre impedisce al suo esercito di riprendersi nel Sud.

Questo approccio è fonte di confusione, poiché il Governo siriano si sta sforzando per il riconoscimento internazionale e la pace, mentre Israele continua a intensificare le sue operazioni militari.

Altri analisti, come Omar Amin, hanno suggerito che il lancio dei razzi possa essere il risultato di un’infiltrazione esterna destinata a provocare Israele, mantenendo il Governo siriano debole e instabile.

Questa situazione potrebbe avvantaggiarsi anche di ex gruppi armati che cercano di ristabilire un punto d’appoggio nella regione, approfittando del caos.

In questo senso, la retorica del Presidente al-Sharaa, che ha sottolineato la necessità di dialogo e pace, appare in contrasto con le azioni militari israeliane, le quali complicano ulteriormente la ricerca di stabilità.

La Resistenza popolare

L’analista Ibrahim al-Ali afferma che esiste una resistenza popolare in Siria meridionale contro l’occupazione israeliana, che non necessariamente è  coordinata con il Governo di Damasco.

Malgrado la volontà del governo di negoziare, la legittimità di Israele rimane in discussione nel cuore della popolazione locale.

Gli abitanti di Daraa, ad esempio, hanno affrontato le incursioni israeliane con fermezza, dimostrando che il senso di occupazione contesta ogni tentativo di normalizzazione delle relazioni.

La reazione internazionale

L’emergere delle Brigate Mohammed Deif complica ulteriormente lo scenario mediorientale già instabile.

I principali punti di discussione includono:

– Israele si trova di fronte alla necessità di decidere se trattare il nuovo gruppo come una cellula di Hamas o come un’entità separata, il che influenzerà la loro risposta militare e politica.

– L’Unione Europea e l’ONU hanno condannato in passato gli attacchi a aree civili legati a Deif, ma finora non si sono espresse ufficialmente sulle Brigate Mohammed Deif.

– La Russia, che mantiene relazioni con il Governo siriano, potrebbe giocare un ruolo nelle dinamiche del Golan, vista la crescente necessità di stabilità nella regione.

Cosa aspettarsi?

Con la guerra a Gaza ancora in corso (nonostante un cessate il fuoco parziale avvenuto a gennaio) e l’aumento dell’instabilità regionale, le Brigate Mohammed Deif potrebbero diventare un nuovo attore destabilizzante, trasformando le alture del Golan in un nuovo teatro di scontro diretto.

La tensione continua a crescere, e le azioni di questo gruppo potrebbero avere ripercussioni significative su tutta la regione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto