Di Giuseppe Gagliano*
BERLINO. La Germania si trova davanti a un paradosso che avrebbe preferito non affrontare: come impedire a un partito legittimato dalle urne di accedere ai segreti dello Stato senza trasformare la difesa della democrazia in una limitazione della volontà popolare?
La questione non è più teorica. In Sassonia-Anhalt l’Alternativa per la Germania ha ottenuto il 43,8 per cento dei voti, senza raggiungere la maggioranza assoluta, e sta cercando di formare il primo governo regionale guidato dall’estrema destra nella storia della Repubblica federale. Il ramo locale del partito è classificato dal 2023 come organizzazione sicuramente estremista dall’Ufficio regionale per la protezione della Costituzione.
Se l’AfD conquistasse il ministero dell’Interno regionale, si troverebbe a esercitare l’autorità politica proprio sull’organismo incaricato di sorvegliarla. Potrebbe conoscere le indagini in corso, le fonti utilizzate, i nomi degli informatori e i metodi impiegati per controllare gli ambienti dell’estrema destra.
È come se il sorvegliato diventasse responsabile dell’ufficio che custodisce il suo fascicolo.
Il federalismo come punto debole
La Germania possiede un sistema di sicurezza fortemente decentrato. Accanto all’Ufficio federale per la protezione della Costituzione operano sedici organismi regionali, uno per ciascun Land. Queste strutture si scambiano quotidianamente informazioni su terrorismo, spionaggio, estremismo politico, criminalità organizzata, sabotaggio e minacce informatiche.
Il sistema funziona sulla fiducia reciproca. Ogni amministrazione deve essere certa che le notizie trasmesse alle altre non vengano utilizzate impropriamente o consegnate a soggetti stranieri.
L’arrivo dell’AfD alla guida di un governo regionale spezzerebbe questa fiducia. Gli altri Länder potrebbero evitare di trasmettere alla Sassonia-Anhalt informazioni sulle attività russe, sulle reti dell’estrema destra e sulle operazioni condotte contro lo spionaggio. Il governo federale potrebbe trasferire alcune indagini all’Ufficio centrale, fornire soltanto dati parziali e applicare rigidamente il principio della “necessità di conoscere”: ogni funzionario riceverebbe soltanto le informazioni indispensabili allo svolgimento del proprio compito.
Non si tratterebbe quindi di escludere formalmente la Sassonia-Anhalt dall’intero sistema, ma di costruire attorno al suo governo una barriera fatta di compartimenti riservati, fascicoli separati e comunicazioni ridotte.

Il timore che le informazioni arrivino a Mosca
Il principale timore riguarda la Russia. L’AfD si oppone all’invio di armi all’Ucraina, chiede la rimozione delle sanzioni e vuole ripristinare le importazioni di gas russo. Dirigenti del partito e rappresentanti vicini al Cremlino starebbero inoltre preparando colloqui sulla ripresa delle forniture energetiche.
Mosca ha accolto favorevolmente la disponibilità dell’AfD al dialogo, contrapponendola alla linea del cancelliere Friedrich Merz.
Queste posizioni politiche non dimostrano automaticamente un’attività di spionaggio. Volere rapporti migliori con la Russia non equivale a lavorare per i servizi segreti russi. Ma la sicurezza non ragiona soltanto sulla base di reati già dimostrati: valuta vulnerabilità, rapporti personali, conflitti d’interesse e possibilità di fuga delle notizie.
Il problema è diventato ancora più grave dopo che Berlino ha attribuito alla Russia il tentato attacco con velivoli senza pilota contro l’aeroporto di Lipsia-Halle. Secondo il governo federale, indagini di polizia, modalità operative e informazioni riservate indicherebbero una responsabilità di apparati statali russi.
La Sassonia-Anhalt è quindi contemporaneamente un possibile punto d’ingresso politico dell’AfD e una regione interessata da infrastrutture strategiche, collegamenti militari e attività russe di destabilizzazione.

Il piano militare che Berlino non vuole mostrare
Un altro dossier delicato riguarda il Piano operativo Germania, predisposto per organizzare la difesa del territorio nazionale e il trasferimento delle forze alleate verso il fronte orientale in caso di crisi con la Russia.
Il piano contiene informazioni su ferrovie, strade, aeroporti, porti, depositi, centri di comando e infrastrutture civili da utilizzare per sostenere le operazioni militari. La sua eventuale acquisizione da parte di Mosca permetterebbe di conoscere i punti essenziali della mobilitazione tedesca e dell’intero sistema logistico dell’Alleanza Atlantica.
Il ministero della Difesa ha chiarito che il documento non viene comunque consegnato integralmente ai governi regionali. Ogni destinatario riceve soltanto le parti necessarie e viene sottoposto a verifiche preventive. Questo sistema può essere irrigidito senza bisogno di escludere formalmente un Land.
La vera conseguenza di un governo dell’AfD potrebbe però manifestarsi nei rapporti internazionali. Stati Uniti, Francia, Polonia e servizi baltici potrebbero ridurre le informazioni condivise con la Germania se temessero che una parte della catena fosse penetrabile. Nei servizi segreti, la sfiducia verso un singolo ufficio può compromettere l’intera rete.
Proteggere le fonti dall’organismo che dovrebbe proteggerle
Il rischio più immediato riguarda gli informatori infiltrati negli ambienti estremisti. Se un ministro dell’AfD potesse conoscere identità e attività delle fonti utilizzate contro il suo stesso partito, quelle persone potrebbero essere esposte a pressioni, rappresaglie o campagne pubbliche.
Per evitarlo, i servizi federali e regionali potrebbero interrompere la trasmissione dei nomi, trasferire gli informatori sotto un’altra responsabilità e conservare fuori dalla Sassonia-Anhalt le informazioni più sensibili. Anche alcune indagini sull’AfD potrebbero essere condotte direttamente dall’Ufficio federale.
Le autorità stanno inoltre valutando modifiche alle regole di cooperazione per impedire che un governo regionale blocchi programmi comuni di sicurezza, rifiuti di partecipare alle attività contro lo spionaggio o utilizzi il proprio potere amministrativo per ostacolare le indagini.
Il limite giuridico
Il governo federale non può però trattare automaticamente tutti i funzionari dell’AfD come agenti russi. Un’esclusione generale, fondata soltanto sull’appartenenza politica, violerebbe probabilmente i principi di uguaglianza, proporzionalità e autonomia dei Länder.
Secondo alcuni esperti, l’AfD come partito non possiede un diritto generale a ricevere informazioni riservate; l’organismo regionale può invece ottenere quelle indispensabili alle proprie funzioni. La distinzione è decisiva: Berlino può limitare singoli dati per ragioni concrete di sicurezza, ma non può paralizzare arbitrariamente la polizia e i servizi di un’intera regione.
I sindacati di polizia hanno infatti avvertito che un isolamento completo della Sassonia-Anhalt indebolirebbe le indagini su terrorismo, criminalità organizzata, traffici e attacchi informatici. Per proteggere lo Stato da un possibile abuso si rischierebbe di renderlo meno capace di proteggere i cittadini.

La democrazia difensiva davanti al proprio confine
La Costituzione tedesca è fondata sul principio della democrazia capace di difendersi. Dopo l’esperienza di Weimar, lo Stato non è obbligato a rimanere passivo davanti a forze che intendano utilizzare le istituzioni per svuotarle dall’interno.
Ma la democrazia difensiva possiede un confine sottile. Se la prevenzione si trasforma in discriminazione politica preventiva, l’AfD può presentarsi come vittima di un apparato che non accetta il risultato elettorale. Se invece lo Stato non prende precauzioni, rischia di consegnare informazioni estremamente sensibili a persone sulle quali i suoi stessi organismi nutrono dubbi.
La questione della Sassonia-Anhalt va quindi ben oltre una regione orientale. Dimostra che l’ascesa dell’AfD sta trasformando un problema elettorale in una crisi istituzionale e strategica. Per la prima volta, la Germania non si domanda soltanto come impedire all’estrema destra di vincere, ma come continuare a funzionare se l’estrema destra, dopo avere vinto, entra legalmente nella stanza dove sono custoditi i segreti dello Stato.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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