Di Giuseppe Gagliano*
TOKYO. Il Global Combat Air Programme (GCAP), il progetto ambizioso che vede Giappone, Italia e Regno Unito uniti nello sviluppo di un caccia di sesta generazione, si sta rivelando non solo un’impresa tecnologica, ma anche un terreno di scontro geopolitico.

Lanciato nel 2022, il programma punta a realizzare un velivolo stealth avanzato entro il 2035, integrando tecnologie all’avanguardia come intelligenza artificiale, sensori di nuova generazione e capacità di operare in sinergia con sistemi autonomi.
Tuttavia, dietro le quinte di questa collaborazione trilaterale, si stanno addensando nubi di tensione, con Washington e il Mossad che, secondo fonti di Intelligence Online, stanno esercitando pressioni su Tokyo per influenzare il destino del progetto.
La decisione del Giappone di allearsi con partner europei, anziché rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti, ha suscitato malumore a Washington. Gli Stati Uniti, che dominano il mercato degli aerei da combattimento con il programma F-35 e il futuro F-47, vedono nel GCAP una sfida indiretta alla loro egemonia nel settore aerospaziale.
Sebbene i diplomatici americani mantengano un tono cauto, le indiscrezioni suggeriscono che la Casa Bianca sia preoccupata dalla possibilità che il programma nippo-europeo possa ridurre la dipendenza degli alleati dagli armamenti americani, minando così l’influenza strategica di Washington nel Pacifico e in Europa.
Il GCAP, infatti, non è solo un progetto industriale, ma un’asserzione di sovranità tecnologica da parte di Giappone, Italia e Regno Unito, che intendono sviluppare un velivolo con piena libertà di modifica e utilizzo, a differenza delle restrizioni imposte dal programma F-35.
A complicare ulteriormente il quadro, emerge la questione dell’Arabia Saudita. Riyadh, esclusa dall’accesso agli F-35 americani a causa delle restrizioni imposte da Washington, ha manifestato un crescente interesse per il GCAP.
La possibilità che il regno saudita entri nel programma, portando con sé ingenti risorse finanziarie, è vista con favore da Italia e Regno Unito, ma ha sollevato perplessità in Giappone, preoccupato per la sicurezza delle tecnologie sensibili. Tuttavia, è il Mossad a lanciare l’avvertimento più deciso.
Secondo Intelligence Online, una cellula di collegamento dell’agenzia israeliana a Tokyo avrebbe espresso preoccupazioni dirette, temendo che l’ingresso di Riyadh possa alterare gli equilibri strategici nella regione mediorientale, dove Israele mantiene un ruolo di primo piano.
Il timore di Tel Aviv è che l’accesso saudita a tecnologie avanzate possa rafforzare il suo arsenale in un contesto già teso, complicando ulteriormente le dinamiche di potere nel Golfo.
Le pressioni su Tokyo non si limitano a questioni geopolitiche.
Il GCAP rappresenta una sfida tecnica e finanziaria colossale, con costi stimati in decine di miliardi di dollari. La collaborazione tra BAE Systems (Regno Unito), Leonardo (Italia) e Mitsubishi Heavy Industries (Giappone) richiede un delicato equilibrio di condivisione tecnologica e industriale, reso ancora più complesso dalle divergenze emerse tra i partner.

Recentemente, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha accusato il Regno Unito di trattenere informazioni tecniche cruciali, un’accusa che evidenzia le difficoltà di mantenere una cooperazione paritaria.
Nel frattempo, il Giappone, tradizionalmente cauto nell’esportazione di tecnologie militari, sta rivedendo le sue rigide normative per consentire potenziali vendite del caccia GCAP, un passo che potrebbe attirare ulteriori partner, ma anche nuove tensioni.
L’interesse di altri paesi, come India, Australia e Canada, aggiunge ulteriori variabili.
L’India, corteggiata da Tokyo per unirsi al programma, rappresenta un’opportunità per ridurre i costi, ma solleva preoccupazioni giapponesi per la presenza di tecnologia russa nel suo arsenale, come i caccia Su-30 MKI e i sistemi S-400. Australia e Canada, invece, potrebbero rafforzare il blocco anglofono, ma la loro partecipazione è ancora in fase preliminare. La possibilità di includere nuovi partner, tuttavia, richiede l’approvazione unanime dei tre membri fondatori, un processo che si preannuncia tortuoso.
In questo contesto, il GCAP si trova al crocevia di ambizioni tecnologiche e giochi di potere globali.
Per il Giappone, il programma rappresenta un’occasione per affermarsi come potenza tecnologica e strategica nel Pacifico, ma anche un banco di prova per navigare le pressioni di alleati e rivali. Washington, con il suo peso diplomatico e militare, e il Mossad, con le sue preoccupazioni regionali, stanno cercando di orientare le scelte di Tokyo, mentre Italia e Regno Unito spingono per un’espansione del programma che ne garantisca la sostenibilità finanziaria.
Resta da vedere se il GCAP riuscirà a volare sopra queste tensioni o se sarà costretto a un atterraggio di emergenza, schiacciato dal peso delle rivalità geopolitiche.
*Presidente Cestudec  (Centro Studi Strategici)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

