Di Chiara Cavalieri
AMMAN. La Giordania alza il livello dello scontro con la Fratellanza Musulmana.
Dopo anni di tensioni, accuse e sentenze giudiziarie, il Governo ha ufficializzato la messa al bando di tutte le attività del gruppo, già sciolto legalmente, ma ancora attivo in clandestinità.
Lo ha annunciato il ministro degli Interni Mazen Al-Faraya in una conferenza stampa che segna una vera e propria dichiarazione di guerra a quella che le autorità definiscono “una minaccia diretta alla sicurezza nazionale”.

Nel mirino non ci sono solo le idee politiche del gruppo, ma anche una rete organizzata di attività paramilitari, traffico di armi, reclutamento e propaganda.
“Missili nascosti nei sobborghi della capitale”

Secondo il ministro, una cellula guidata dal figlio di un ex leader della Fratellanza stava lavorando alla fabbricazione e al collaudo di esplosivi.
L’obiettivo era chiaro: colpire siti sensibili e forze di sicurezza.
Gli ordigni venivano nascosti nei quartieri residenziali, e nei sobborghi di Amman sarebbero stati addirittura assemblati dei missili.
Le operazioni di addestramento si svolgevano sia all’interno del Paese che all’estero.
“Gli esplosivi e le armi rinvenuti venivano spostati tra le città giordane e immagazzinati nei quartieri residenziali, così come la fabbricazione e l’occultamento di missili nei sobborghi della capitale e le operazioni di addestramento e reclutamento svolte sia in patria che all’estero, cose che nessun paese poteva accettare”, ha detto Al-Faraya.
Il gruppo, ha aggiunto il ministro, agiva “nell’ombra”, violando sistematicamente la legge e continuando a operare nonostante le sentenze definitive che ne sancivano lo scioglimento.
“Le pratiche continuate del gruppo sciolto espongono la nostra società a una serie di rischi e minacciano la vita dei cittadini – ha proseguito – in un momento in cui lo Stato si impegna a mantenere la sicurezza e la stabilità e a promuovere lo sviluppo, alla luce delle sfide che la regione e il mondo si trovano ad affrontare”.
Sedi chiuse, documenti bruciati
Contestualmente alla conferenza stampa, sono scattate perquisizioni in diverse province.
La Polizia giudiziaria ha sigillato tutte le sedi dell’organizzazione e sequestrato materiali compromettenti.
In alcuni casi, membri del gruppo avrebbero tentato di distruggere una grande quantità di documenti per occultare le prove.
Il ministro ha annunciato che sarà accelerato il lavoro del comitato preposto al sequestro dei beni, in base a quanto previsto dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 1203/2020.
Saranno confiscati immobili, veicoli, denaro e ogni altro bene collegabile alla Fratellanza.
Silenzio stampa imposto: media e social sotto controllo
Una mossa senza precedenti è arrivata anche dall’Autorità generale per i media, che ha imposto il divieto assoluto di pubblicare, trasmettere o diffondere contenuti legati alla Fratellanza Musulmana.
La circolare vieta anche post e commenti sui social media.
Qualsiasi violazione sarà perseguita secondo la legge.
Il provvedimento si fonda su più normative, tra cui la legge sui media audiovisivi, quella sulla stampa e le pubblicazioni, e il regolamento sulle licenze di trasmissione.
L’obiettivo dichiarato è impedire che il gruppo continui a diffondere le proprie idee o a utilizzare canali di comunicazione per destabilizzare il Paese.
“Moderazione e legalità, non fanatismo”
In apertura del suo intervento, Al-Faraya ha fatto appello ai valori religiosi e civili su cui si fonda la Giordania:
“La nostra pura Sharia ha adottato la tolleranza come suo principio fondamentale e ha confermato che la moderazione è la via dei veri credenti. L’estremismo e il fanatismo non sono altro che una porta verso il caos, la violenza, la divisione delle società e la diffusione della discordia”.
E ha concluso con una dichiarazione di principio:
“Lo Stato giordano ha sempre garantito la libertà di espressione e la possibilità di partecipare alla vita politica, ma nel rispetto della legge. Nessuno può usare questa libertà per compromettere la sicurezza nazionale o mettere in pericolo la vita dei cittadini. In questo momento cruciale, abbiamo bisogno di sforzi concertati per realizzare le aspirazioni del nostro popolo”.
Il caso della Fratellanza Musulmana in Giordania si inserisce in un quadro più ampio di lotta contro l’estremismo e di riaffermazione dell’ordine statale in un contesto geopolitico instabile.
Le operazioni in corso – dalle perquisizioni ai sequestri – segnano un punto di svolta nella gestione della sicurezza interna e dell’equilibrio politico del Regno.
Resta ora da capire come reagiranno le reti ancora attive sul territorio e quale sarà il prossimo passo delle autorità per blindare ulteriormente lo spazio pubblico da ogni influenza dell’organizzazione bandita.
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