GIORNO DEL RICORDO: IL SACRIFICIO DI ANDREA SERRA SOTTO BRIGADIERE DELLE FIAMME GIALLE VEDOVO E PADRE DI DUE BAMBINI

Di Gerardo Severino*

ROMA. Come è noto, la tragedia delle foibe ha interessato la comunità italiana che viveva allora lungo il “confine orientale” in due epoche diverse: nel settembre del 1943, a ridosso della proclamazione dell’armistizio e fino alla rioccupazione dell’area da parte dei tedeschi, nonché nel maggio-settembre del 1945, dopo la liberazione dai nazi-fascisti.

La cattura dei Finanzieri di Trieste – Particolare della deportazione da Campo Marzio (maggio 1945

Ebbene, tra le migliaia di vittime procurate dall’odio interetnico vi furono anche molti Finanzieri, che allora, come è facile intuire, operavano in massa in quel territorio, con i loro piccoli reparti di frontiera.

Già oggetto di vendette e, quindi, dei primi infoibamenti dopo l’8 settembre, le Fiamme Gialle pagarono un durissimo prezzo anche nella seconda fase della persecuzione anti italiana voluta dai partigiani titini, tanto che secondo le statistiche ufficiali prodotte in occasione della proposta di conferimento, alla Bandiera di guerra della Guardia di Finanza, della Medaglia d’Oro al Merito Civile, furono circa 700 i militari del Corpo che pagarono con la vita la colpa di essere italiani.

Ma certamente l’evento più triste fu, senza ombra di dubbio, la cattura e la successiva soppressione dei 97 Finanzieri che alla data del 1° maggio 1945, quando Trieste fu liberata dagli slavi, si trovavano in forza presso la Caserma di Campo Marzio.

Ufficiali, sottufficiali e finanzieri che nei giorni precedenti avevano preso parte alla liberazione della città, avendo aderito al locale C.L.N., furono vigliaccamente colti in inganno, con il pretesto di una loro identificazione e successivo rilascio e, quindi, rimpatrio ai luoghi di origine. Fu così che il 3 maggio 1945 una colonna di Fiamme Gialle fu vista avventurarsi verso Basovizza, per non fare più ritorno a Trieste: vittime sacrificali di un odio accumulato da anni contro l’Italia e il suo cessato regime.

Il cippo in onore dei Finanzieri martiri di Basovizza

I Martiri di Basovizza

Molti anni orsono, l’allora presidente del Museo Storico della Guardia di Finanza, il compianto Generale di Corpo d’Amata Pierpaolo Meccariello, uno dei più grandi, veri storici del Corpo, ottenne dal Museo Militare di Lubiana, al termine di una visita istituzionale interforze organizzata dal Ministero della Difesa, una serie di fotografie, davvero spettacolari per il significato che avrebbero avuto per la nostra vicenda storica, in quanto documentavano alcune fasi dell’occupazione di Trieste da parte delle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia (1 maggio – 12 giugno 1945).

Ebbene, una di esse, in particolare, raffigura una colonna di Finanzieri, molto probabilmente gli stessi che il 30 aprile avevano combattuto contro i tedeschi a fianco dei Volontari della Libertà, nella vittoriosa insurrezione cittadina, “scortata” dai partigiani di Tito, purtroppo “nuovi padroni della città”, verso un tragico destino.

Fra i militari ritratti, alcuni dei quali colti anche con un sorriso beneaugurante, non avendo evidentemente compreso quale sorte gli era stata riservata, vi erano anche due Sotto Brigadieri sardi, originari dello stesso Paese,

Thiesi, ma soprattutto amici: Giovanni Peralta (classe 1916) e Andrea Serra.

Alla memoria di quest’ultimo, proprio oggi, in occasione del tradizionale “Giorno del Ricordo”, verrà consegnata ai figli e ai nipoti la Medaglia del Sacrificio Offerto alla Patria, una Onorificenza istituita molti anni orsono, proprio in onore delle vittime di quella sciagurata ventata di odio razziale.

Il poveretto fu uno dei tantissimi Finanzieri “trucidati” dai partigiani titini, fra il 1943 e il 1945, ma anche uno dei tanti “figli di Sardegna”, allora molto numerosi tra le fila delle Fiamme Gialle, anche in Venezia Giulia.

Andrea Serra (nato a Thiesi l’11 luglio 1904) fu un sottufficiale esemplare. Un uomo che certamente avrebbe potuto scegliere una sorte diversa, se non fosse per il fatto che era legato a quel Giuramento prestato nel lontano 1924.

Nonostante i futuri drammi familiari, egli scelse la via del dovere: la stessa che gli impose di rimanere a Trieste anche dopo l’armistizio del settembre 1943, allorquando i suoi bambini erano ormai “salvi” nella più sicura e lontana Sardegna.

La Medaglia che viene data oggi ai familiari del Serra (al quale è stata recentemente dedicata anche una biografia a cura della “Carlo Delfino Editore” di Sassari), così come ai familiari di altre Fiamme Gialle, sia a Roma che presso talune Prefetture, è l’ennesimo omaggio a tutte le Fiamme Gialle che vissero il dramma dell’occupazione tedesca, prima e di quella titina, dopo. Non senza conseguenze, per lo più gravissime, come dimostrano i tanti eccidi.

Ci piace evidenziare, a tal riguardo, come Raoul Pupo, uno degli storici che maggiormente si è dedicato alle vicende delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, abbia più volte ricordato il fatto che, mentre i Finanzieri di Milano che combatterono a fianco dei partigiani il 25 aprile, avrebbero ricevuto medaglie, encomi e riconoscimenti, i loro colleghi impegnati nella Venezia Giulia non poterono cogliere i frutti di quella vittoria, poiché una nuova occupazione straniera sarebbe cominciata di lì a qualche giorno.

Gli occupanti jugoslavi avrebbero, infatti, fatto piazza pulita di tutto ciò che rappresentava l’italianità, a prescindere dalla passata militanza antifascista, poiché quelle terre dovevano entrare a far parte della nuova Jugoslavia comunista.

Va da sé che tutto ciò che rappresentava lo Stato italiano andava eliminato, occultato in fondo ad una foiba o in un atroce campo di concentramento.

A Trieste, a Fiume e in altre località dell’Istria, Fiamme Gialle come Andrea Serra ed altri suoi commilitoni, per la divisa che indossavano, per il giuramento di fedeltà alle istituzioni che avevano prestato, e per l’abnegazione con la quale avevano adempiuto ai loro doveri istituzionali, dovevano sparire.

Molti dei Finanzieri di Trieste furono massacrati – si è sempre detto nella citata foiba di Basovizza – oggi Monumento nazionale al cui interno una delle tante lapidi ne ricorda i nomi: decine di Fiamme Gialle, provenienti da tutta Italia, che finirono travolte dalla furia dei nazionalcomunisti jugoslavi, scatenatasi, ormai a guerra finita, anche a spregio a quelle che erano le norme vigenti sul trattamento dei prigionieri di guerra.

Dietro la bandiera rossa che Josip Broz “Tito” ed i suoi partigiani ostentavano, seducendo e convincendo della bontà della loro causa pure tanti comunisti italiani, in realtà si realizzava il vecchio progetto dei nazionalisti sloveni e croati di annettere all’interno di un grande Stato slavo anche le terre in cui gli italiani rappresentavano la maggioranza della popolazione (i centri urbani di Trieste, Gorizia e Fiume, nonché la costa istriana) e le comunità slave solamente una minoranza.

L’eliminazione di ex combattenti partigiani, di figure di spicco della società civile e di rappresentanti dello Stato italiano (Finanzieri, Carabinieri, Guardie di Pubblica Sicurezza, Vigili del fuoco, Maestri e funzionari pubblici) servì a disarticolare una società, a privarla dei suoi punti di riferimento, in maniera tale da costringerla ad accettare il nuovo ordine politico, sociale e culturale ovvero ad abbandonare tutto, come in definitiva fece il 90% della comunità italiana radicata da secoli nelle terre dell’Adriatico orientale.

Al cospetto di queste logiche espansioniste, di potere e di oppressione la vicenda umana del Sotto Brigadiere Serra, peraltro “colpito” nel cuore anche da un dramma familiare, quale fu la perdita, poco tempo prima, della giovane moglie Pietrina, rimane schiacciata, vittima di logiche incomprensibili per un padre di famiglia catapultato dalla vicenda bellica in mezzo ad un ginepraio di contrapposizioni militari, politiche ed etniche.

Il libro di Gerardo Severino e Margherita Sulas dedicato alla toccante vicenda di Andrea Serra

A morte tutti gli italiani

La stessa sorte dei Finanzieri di Basovizza – dicevamo prima – toccò a molti altri commilitoni operanti in tutta l’Istria, i quali finirono i propri giorni nelle altre foibe di cui la regione è piena, ovvero nei famigerati campi di internamento, come lo era quello di Borownica.

Di loro vi è ampia descrizione nell’elenco Generale dei Caduti della Guardia di Finanza nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia (circa 700, dicevamo prima), il quale fu parte integrante della relazione storica a suffragio della proposta di conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile concessa alla Bandiera di Guerra del Corpo (con D.P.R. 18 giugno 2008), con la seguente motivazione:

“I reparti della Guardia di Finanza dislocati lungo il confine orientale, dopo l’8 settembre 1943, pagarono un alto tributo di sangue pur di affermare i principi della legalità, della sicurezza economica-sociale e della salvaguardia dei valori etico-morali. Strenuo baluardo dell’italianità e dell’integrità territoriale, i Finanzieri di stanza nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia rimasero ai loro posti di servizio, dopo l’armistizio, scrivendo pagine luminose di generoso altruismo.

Nonostante le centinaia di Caduti, le Fiamme Gialle contribuirono alla salvezza del patrimonio sia aziendale che abitativo e, dopo la fine del confitto, prestarono la loro generosa opera di soccorso alle migliaia di profughi Giuliani, Istriani e Dalmati. L’operato dei Finanzieri, spinto anche fino all’estremo sacrificio, ha suscitato l’ammirata gratitudine e l’unanime riconoscenza del Paese. 1943/1945 – Confine Orientale”.

Ricordiamo, infine, che la Guardia di Finanza ha ricevuto, oltre alla appena citata medaglia d’oro al Merito Civile alla propria bandiera, anche altre due Medaglie d’oro individuali, a ricordo del Maresciallo Antonio Farinatti, il quale fu infoibato nei pressi di Parenzo nel settembre 1943, dopo aver difeso a spada tratta dai titini la comunità italiana che viveva in quella città, nonché a ricordo del Tenente Cappellano del Corpo, Don Giuseppe Gabana, barbaramente assassinato a Trieste nel 1944, dopo aver salvato migliaia di profughi italiani in Istria, nel settembre 1943.

Con queste pagine speriamo di aver contribuito ad umanizzare la vicenda politica e militare che sconvolse Trieste e ne decretò il destino, raccontando, quindi, l’epilogo di una vita, quella del sardo Andrea Serra, caratterizzata da un fulgido esempio di dedizione al dovere e al proprio servizio, decisamente in nome di quel “senso dello Stato” ed “amor di Patria” che oggi stentiamo a riscontrare, purtroppo anche in molti giovani, sentimenti che indussero l’uomo a non disertare, sebbene per una giusta motivazione: fare da padre a due bambini – i suoi bambini – che avevano da poco perso il bene più prezioso…

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza –  Storico Militare Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

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