BERLINO. Immaginate di essere a diecimila metri di quota, nella notte gelida sopra l’Europa Centrale.
State per effettuare un salto HALO (High Altitude Low Opening), ma non siete equipaggiati solo con paracadute e fucile d’assalto.
Legato tra le vostre gambe c’è un cilindro metallico lungo sessanta centimetri e pesante quasi trenta chili.

Quell’involucro d’acciaio non contiene munizioni o razioni ma un cuore di plutonio.
Siete un membro dei Green Light Teams e la vostra missione è far detonare un’arma nucleare tattica dietro le linee sovietiche.
Sembra la trama di uno spy-movie anni Ottanta o una leggenda metropolitana militare. Invece, tra il 1962 e il 1989, questo è stato uno dei piani di contingenza più estremi, segreti e inquietanti della Guerra Fredda.
Negli anni più caldi del confronto tra i due blocchi la NATO viveva con un incubo costante: l’irruzione delle sterminate colonne di carri armati del Patto di Varsavia attraverso il varco di Fulda, in Germania, e le pianure europee.
La superiorità numerica sovietica nelle forze convenzionali era schiacciante.

Per colmare questo divario, gli Stati Uniti progettarono il Programma SADM ), il cui modello più celebre fu la bomba B54 (o Mk-54).
Non si trattava di un missile strategico intercontinentale ma di una vera e propria bomba atomica portatile, progettata per essere trasportata, piazzata e innescata da un piccolo team di due o tre operatori.
Le caratteristiche del SADM (Mk-54) erano particolari: un peso di circa 26–30 kg (58–68 libbre, una lunghezza di 60 cm (24 pollici), un diametro di 30 cm (12 pollici) e una potenza esplosiva variabile, da 10 tonnellate a 1 kiloton di TNT equivalente.
E il mezzo di trasporto, uno zaino modificato (H-912).
L’obbiettivo era la distruzione chirurgica delle infrastrutture per paralizzare l’armata nemica, parliamo di tunnel montani e valichi alpini, grandi dighe per provocare inondazioni catastrofiche, ponti strategici e nodi ferroviari cruciali
I soldati scelti per questo programma appartenevano alle élite delle Forze Speciali cioè Green Berets dell’Esercito, Navy SEALs, Marine Reconnaissance e ingegneri di combattimento scelti.
Addestrati a infiltrarsi con ogni mezzo immaginabile – lanciati da aerei ad alta quota, rilasciati da sottomarini in immersione o semplicemente a piedi attraverso i boschi – questi uomini operavano nell’ombra più assoluta.
Le testimonianze dei veterani dipingono uno scenario ai limiti della sopravvivenza fisica e psicologica. Un comandante in pensione ha descritto le esercitazioni di sci alpino sulle Alpi bavaresi con il SADM sul dorso asserendo che l’ordigno fosse così pesante e sbilanciato che “era la bomba a sciare la montagna, non il soldato”.
Un minimo errore di traiettoria significava perdere totalmente il controllo e precipitare nel vuoto.
L’aspetto più controverso e drammatico dei Green Light Teams era l’aspettativa di vita degli operatori. Sebbene i manuali militari parlassero di “ritirata strategica” dopo il piazzamento, la realtà sul campo era molto diversa. Il SADM veniva attivato tramite un timer meccanico o un cavo.
Tuttavia, i timer dell’epoca non avevano una grande precisione millimetrica e i sistemi di detonazione a distanza potevano essere schermati o intercettati.
Il raggio letale dell’onda d’urto, del calore e delle radiazioni immediate di un’esplosione da 1 kiloton avrebbe quasi certamente travolto chiunque si trovasse nelle vicinanze.
Gli stessi soldati erano consapevoli che, se il conflitto globale fosse scoppiato, le loro sarebbero state missioni suicide, destinate a sacrificare poche vite per salvare interi corpi d’armata.
Fortunatamente i Green Light Teams non videro mai il teatro di combattimento.
Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la successiva dissoluzione dell’Unione Sovietica il Programma SADM venne ufficialmente smantellato e i dispositivi ritirati e distrutti all’inizio degli anni Novanta.
Il fatto che il mondo non abbia mai visto l’uso di una bomba atomica da zaino può essere considerato, a seconda dei punti di vista, un trionfo della deterrenza strategica o una straordinaria fortuna storica.
Resta il fatto che questo capitolo, per lungo tempo dimenticato, rappresenta il punto di non ritorno in cui la logica della Guerra Fredda ha chiesto a soldati in carne e ossa di trasformarsi, letteralmente, in vettori umani dell’apocalisse nucleare.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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