Guardia di Finanza: a Piacenza con l’Operazione “Ghost Trucks” scoperta una frode fiscale nel settore dei trasporti e parallelo giro da 5 milioni di euro in fatture per operazioni inesistenti

Di Aldo Noceti

Piacenza. Quella verifica fiscale era già partita male con l’accertamento di un’evasione di 2.000.000 di euro in ricavi occultati al Fisco, ma quando i finanzieri del Comando Provinciale di Piacenza, affatto convinti che la vicenda si fosse chiusa lì, hanno allargato il campo dell’indagine si è scoperto un parallelo giro di fatture false da oltre 5 milioni di euro.

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Non si erano dunque fatti mancare nulla i responsabili di un’ampia frode messa a punto nel settore della logistica e dei trasporti su strada i quali, secondo modus operandi ben conosciuti ma comunque insidiosi, agivano su diversi fronti.

Secondo quanto dimostrato dai militari della GDF piacentina, dietro la parte più consistente di tale frode si nascondeva la creazione di società e ditte varie (tutte fittizie) aventi sedi legali costituite sulla carta nella stessa provincia emiliana nonché a Milano, Genova, Roma e Vibo Valentia.

Lo scopo di tali società – di fatto inoperative perché prive d’una reale consistenza fisica – era quello di emettere fatture per operazioni inesistenti per mezzo delle quali abbattere la base imponibile di altre società coinvolte nella medesima frode architettata dal “dominus” dell’intera vicenda, conseguendo in tal modo rilevanti evasioni dell’IVA.

Non è stato semplice far emergere l’intero meccanismo fraudolento, per questo gli investigatori economico-finanziari della GDF hanno dovuto analizzare tutta la documentazione acquisita, consultare banche-dati nonché ricostruire non poche movimentazioni bancarie.

Alle suddette attività di riscontro ed analisi si sono affiancate anche quelle riguardanti l’effettiva capacità logistica delle imprese coinvolte la quale, nella palese insufficienza numerica degli autisti necessari a sostenere i volumi di trasporto dichiarati, hanno messo a nudo un carosello di servizi “fantasma” puntualmente fatturati ma mai effettuati.

Sulla base di tali riscontri messi a disposizione della Procura della Repubblica di Piacenza che ha coordinato l’indagine, l’amministratore di fatto della società, nonché i suoi conniventi “prestanome” ai quali erano stata intestata la titolarità delle finte imprese, sono stati denunciati per “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” nonché per “Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, fattispecie di reato previste dal D.Lgs. 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto).

Scontato il finale dell’indagine che ha altresì visto il contestuale sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie presenti sui conti correnti degli indagati, oltre a quello degli immobili risalenti a tutte le società convolte ed anche questi nelle disponibilità dei soggetti denunciati.

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