Di Pierluca Cassano
RAVENNA. Sette diverse aziende, susseguitesi nel tempo e intestate a prestanomi, ma di fatto gestite da un imprenditore di origine cinese, operante nel settore del confezionamento di prodotti tessili per conto terzi, il quale in poco meno di dieci anni ha accumulato debiti nei confronti del Fisco per circa due milioni e mezzo di euro.

Le indagini dei finanzieri di Faenza (Ravenna) hanno tratto spunto anche dall’analisi di rischio condotta in virtù del protocollo d’intesa stipulato tra Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, Procura della Repubblica di Ravenna e il locale Comando provinciale della Guardia di Finanza.
E’ stato ricostruito il sistema fraudolento, non poco diffuso in realtà, scaturente dal fenomeno delle imprese “apri e chiudi”, ossia di una tipologia di evasione fiscale che viene attuata attraverso il ricorso alla ciclica cessazione di attività commerciali che avevano maturato debiti con l’Erario, con il subentro di altre imprese, formalmente nuove, ma in realtà costituite allo scopo di proseguire l’iniziativa economica appena cessata, vanificando così le eventuali pretese erariali del Fisco, poiché formalmente rivolte a soggetti divenuti nullatenenti.
Un meccanismo di frode, quindi, finalizzato alla cronica sottrazione al pagamento delle imposte, il cui risparmio rappresenta, da una parte, il profitto dei beneficiari della frode, dall’altra, il principale strumento di concorrenza sleale nei confronti degli operatori rispettosi delle regole.
Ciò, con indubbi effetti sui livelli di occupazione e sulla regolarità del sistema economico e produttivo locale.
L’attività delle Fiamme Gialle, oltre a ricostruire le modalità attraverso le quali il menzionato imprenditore aveva di fatto continuato a dirigere in prima persona ogni impresa che si era avvicendata presso lo stesso indirizzo, sono state orientate al recupero delle imposte evase mediante articolati accertamenti patrimoniali e indagini finanziarie, che hanno altresì rilevato l’effettuazione di numerosi bonifici presso banche cinesi e la fittizia cessione di unità immobiliari e autovetture di lusso.
Emblematico, in tal senso, l’acquisto da parte di un operaio senza patente di un’Audi Q8, alla guida della quale è stato però sorpreso più volte proprio il medesimo imprenditore.
Il giudice per le indagini preliminari di Ravenna ha accolto la richiesta di sequestro formulata dalla Procura della Repubblica ravennate, compendiate le risultanze dell’attività ispettiva condotta dai Finanzieri faentini: in tale contesto, sono state quindi sequestrate 3 unità immobiliari oggetto di vendita simulata, nonché l’azienda da ultimo avviata, comprensiva di beni materiali, conti correnti aziendali e dei crediti presso terzi, per un valore complessivo pari al debito tributario accumulato nel tempo.
Sequestrati, inoltre, gli ulteriori beni riconducibili all’imprenditore e alla figlia, ossia un appartamento a Ravenna di recente acquisizione e due autovetture di pregio, in quanto ritenute di valore sproporzionato rispetto ai redditi dagli stessi dichiarati.
Ancora una volta, la Guardia di Finanza ha dimostrato l’impegno profuso dal nel contrasto all’evasione fiscale e contributiva mediante indagini che, contestualmente, mirano alla disarticolazione dei sodalizi dediti a condotte fraudolente e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie dagli stessi illecitamente accumulati.
Ciò a tutela dell’Erario, degli operatori rispettosi delle regole e dei lavoratori, in una prospettiva di garanzia del regolare funzionamento dei meccanismi di libera concorrenza, soprattutto in un territorio a marcata vocazione imprenditoriale.
Occorre comunque evidenziare che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che, indipendentemente dagli elementi indiziari raccolti che hanno portato all’emissione dei provvedimenti cautelari, per il principio della presunzione di innocenza, le eventuali responsabilità derivanti dal contesto investigativo descritto saranno definitivamente accertate solo a seguito di sentenza irrevocabile di condanna.
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