Di Luigi Magliulo
REGGIO CALABRIA. I Finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento emesso della Corte di Appello presso il Tribunale reggino con cui è stata disposta la confisca definitiva di beni per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro.

La misura ablativa scaturisce dalle indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria nell’ambito dell’Operazione “Araba Fenice” grazie alla quale è stata disvelata l’esistenza di un “cartello criminale” formato da esponenti di rilievo delle più pericolose cosche di ‘ndrangheta.
Lo scopo dell’associazione criminale era quello di realizzare, sul territorio, una “equa” spartizione di lavori edili realizzando profitti e vantaggi a favore di “imprese mafiose”.
Figura cardine del sistema illecito è risultato essere un imprenditore reggino (poi diventato collaboratore di giustizia) che, anche partecipando e sovrintendendo a summit nei quali veniva decisa e concordata la predetta “spartizione mafiosa”, si occupava di distribuire e assegnare i lavori di completamento degli edifici costruiti da una società di cui era “socio occulto” (ovverosia lavori di sbancamento, pavimentazione, intonacatura, installazione impianti elettrici, idraulici e di condizionamento) a diverse imprese intestate fittiziamente a persone prive di pregiudizi ma, di fatto, riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta.
All’esito dei vari gradi di giudizio, si è addivenuti così alla confisca definitiva dell’intero patrimonio aziendale ascrivibile ai responsabili delle condotte criminose a cui è stata sottratta la proprietà e la titolarità di: imprese, quote di una società di capitali, 6 immobili, un’autovettura, denaro contante pari a circa 54 mila euro e 8 orologi di pregio, per un valore complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro.
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