Di Gianluca Filippi
REGGIO EMILIA. Un’altra ingente frode fiscale messa a segno nel settore del commercio del pellet attraverso il collaudato metodo delle fatturazioni per operazioni inesistenti è stata scoperta dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Emilia che, nel medesimo contesto investigativo, hanno svelato la presenza di una vera e propria rete dedita alla commissione di gravi reati finanziari.

Alla scoperta della frode in questione – quantificata in 10 milioni di euro – i finanzieri reggiani sono giunti attraverso una normale verifica fiscale, i cui sviluppi hanno però successivamente fatto emergere un intricato meccanismo congeniato per l’acquisto “in nero” del pellet, ciò grazie alla creazione di diverse società cosiddette “cartiere” (ovvero esistenti solo sulla carta ma priva d’una reale struttura), il cui scopo era proprio quello di emettere fatture per operazioni mai avvenute, documentazione con la quale i responsabili hanno altresì ottenuto indebiti risparmi d’imposta per 3,5 milioni di euro.
Il meccanismo criminoso rivelato dagli investigatori della GDF, più nel dettaglio, partiva dall’acquisto “in nero” di bancali di pellet che venivano forniti da conducenti di autocarri o da corrieri i quali, dopo aver terminato le consegne della merce a loro affidata, trattenevano i pallet giacenti sul proprio veicolo.
La suddetta “giacenza” veniva in seguito rivenduta legalmente da società appartenenti al gruppo dei 4 indagati e realmente operative.
A questo punto si rendeva però necessario giustificare l’acquisto “in nero” dei suddetti bancali, ed è proprio in tale fase che entravano in scena le società “cartiere” con la loro sistematica produzione di fatture per operazioni inesistenti, emesse nei confronti delle imprese che si occupavano della rivendita legale della merce.
Le stesse fatture venivano dunque annotate come da normale procedura contabile, consentendo così di dedurre il costo e simulare il lecito acquisto della merce; circostanza questa faceva dunque figurare la società sottoposta all’iniziale verifica fiscale sia come fornitore, sia come cliente, di altre società del medesimo gruppo.
I minuziosi accertamenti condotti dagli investigatori della Guardia di Finanza hanno così portato alla denuncia di quattro persone (due campani, un veneto ed un extracomunitario originario della Libia ma residente in provincia di Reggio Emilia), ai quali l’Autorità Giudiziaria inquirente contesta ora i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
Contestualmente all’attività di accertamento fiscale, i finanzieri hanno altresì rivelato una parallela violazione in materia di spesa pubblica commessa da tre esponenti del sodalizio in questione, i quali – negli anni 2020 e 2021 – hanno indebitamente ottenuto finanziamenti garantiti dallo Stato per circa 500 mila euro.
I soldi che erano stati erogati per compensare i catastrofici effetti causati alle imprese dalla nota emergenza pandemica da Covid-19.
Circostanza questa che ora aggrava la loro posizione di indagati con l’ulteriore ipotesi di reato che gli viene contestata (indebita percezione di erogazioni pubbliche).
Resta ad ogni modo inteso che per gli indagati in questione vige il principio della presunzione d’innocenza; garanzia che rimarrà imprescritta sin quando nei loro confronti non sarà stata pronunziata eventuale e definitiva sentenza di condanna.
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