Guardia di Finanza: a Savona arrestate due donne beneficiarie di testamenti per un milione e 300 mila euro carpiti ad anziani soli ed incapaci

Di Marco Lainati

Savona. Erano riuscite a carpire la fiducia di una persona anziana, sola ed in condizioni di difficoltà psichica, circuendola fino al punto tale di fargli redigere un testamento olografo con cui designava quale erede universale un loro diretto congiunto, permettendogli così di diventare – in un prossimo futuro – titolari di beni per oltre un milione e 300 mila euro.

Le indagini delle Fiamme Gialle

Le loro manovre sono state però scoperte dai finanzieri del Comando Provinciale di Savona – Compagnia di Albenga, i quali, su disposizione del GIP del Tribunale savonese, le hanno arrestate con l’accusa di circonvenzione d’incapace.

Le due protagoniste in negativo della vicenda, rispettivamente madre e figlia residenti in piccolo centro dell’entroterra savonese, sono state inchiodate sulla base dei circostanziati elementi di prova raccolti dai militari delle Fiamme Gialle, i quali hanno portato sul tavolo degli inquirenti tre episodi di circonvenzione peraltro realizzati in un breve lasso di tempo.

Secondo la tesi sostenuta dall’accusa (e che lo stesso GIP ha confermato nell’ordinanza di arresto) le due donne, profittando dello stato d’infermità patito di un’anziana del paese, l’avevano completamente soggiogata nel siglare il testamento di cui sopra, ed altrettanto erano riuscite a fare con altri due anziani che, quale beneficiaria dei loro rispettivi testamenti, avevano indicato proprio la più giovane delle arrestate.

Le vittime non erano legate tra di loro da rapporti o legami di parentela, il che ha probabilmente facilitato i subdoli intenti delle due donne, come anche il fatto che le persone circuìte si trovassero in stato di seria sofferenza psichica a causa di recenti lutti che le avevano colpite e che le avevano perciò rese ancor più vulnerabili, non solo dal lato psichico.

Il provvedimento dell’Autorità Giudiziaria inquirente – che ha natura cautelare oltre che di urgenza – com’è intuibile si è reso necessario al fine di evitare una possibile reiterazione del reato, oltre che per preservare disponibilità finanziarie e patrimoniali aventi un valore che, come detto sopra, è di tutto rispetto.

Un’eventuale disposizione testamentaria completata nel suo iter ne avrebbe potuto infatti causare la conseguente dispersione, con tutte le difficoltà del caso per gli investigatori chiamati al suo recupero.

Il procedimento giudiziario si trova tuttavia nella fase preliminare delle indagini, per questo è opportuno evidenziare come i provvedimenti finora adottati non implichino automaticamente la responsabilità penale delle indagate, anche se è innegabile come le stesse si trovino ora a dover fornire parecchie spiegazioni all’Autorità Giudiziaria titolare dell’inchiesta.

La vicenda qui riportata dimostra chiaramente, ed una volta di più, quanto l’azione di controllo economico del territorio esercitata dalla Guardia di Finanza finisca per attrarre nel suo “alveo operativo” diverse fattispecie di reato, apparentemente poco collegate ai tradizionali compiti istituzionali affidati al Corpo.

In tali circostanze il valore aggiunto – in termini operativi – deriva proprio dalla perfetta conoscenza che i finanzieri hanno delle zone in cui operano e che, come dimostra l’odierna vicenda, non deriva soltanto dalle cifre dei fatturati societari o da quelle delle transazioni bancarie, bensì da una tangibile sensibilità e vicinanza verso i cittadini, a maggior ragione in un periodo come questo dove il protrarsi dell’emergenza pandemica sta maggiormente isolando i più anziani ed i più deboli.

Il numero telefonico di pubblica utilità del Corpo “117” è comunque a disposizione -24 ore su 24 – anche per segnalare questo genere di abusi, che peraltro continuano a registrarsi in ogni zona del Paese.

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