Guardia di Finanza: a Savona, operazione “CHINA EXPRESS”. Frode fiscale internazionale da 1,5 miliardi di euro

Di Luigi Magliulo

 SAVONA. Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Savona hanno dato esecuzione, su delega della Procura della Repubblica savonese, a decreti di sequestro preventivo, anche per equivalente, emessi dal G.I.P. presso il locale Tribunale, nei confronti di 22 imprenditori, in prevalenza di origine cinese, attivi nel settore dell’abbigliamento all’ingrosso e al dettaglio.

Una delle auto sequestrate dalla Guardi di Finanza

Le attività di polizia economico-finanziaria in parola sono scaturite da una verifica fiscale nei confronti di un centro estetico di Albenga (Savona), gestito da un individuo di origine sinica, il quale, pur del tutto privo di magazzino, dipendenti, capacità manageriali ed economiche, aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società operanti in tutta Italia e anche all’estero per un ammontare di circa 20 milioni di euro. A seguito della verifica, l’imprenditore è stato denunciato per emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 D.Lgs. 74/2000) e distruzione e occultamento della contabilità (art. 10 D.Lgs. 74/2000), così come sono state segnalate alla Procura della Repubblica 192 persone fisiche risultate beneficiarie delle false fatture emesse.

Le fatture attestanti, subdolamente, la cessioni di beni presentavano un oggetto del tutto vago e generico, quale ad esempio “Shoes”/“Bijoux”/“Jeans”, senza indicare quantità, prezzo e modello del bene ceduto. Invece, le fatture relative a prestazioni di servizi (massaggi/trattamenti per il corpo ecc.) presentavano aspetti critici sia per gli importi dichiarati sia in quanto rivolte a persone giuridiche esercenti attività di commercio all’ingrosso ovvero al dettaglio.

Secondo l’ipotesi d’accusa, le imprese risultanti acquirenti dei beni avrebbero ottenuto cospicui ed illeciti vantaggi sia dal punto di vista fiscale – attraverso la deduzione del costo e la detrazione dell’IVA indicata in fattura – sia commerciale, attraverso la possibilità di perfezionare acquisti dal reale fornitore, totalmente “in nero” e per importi di assoluta convenienza. Complessivamente, le somme movimentate dalle società segnalate sono state pari a circa un miliardo e mezzo di euro.

Uno degli orologi sequestrati dalle Fiamme Gialle

Nel medesimo contesto, sono state condotte numerose e mirate ispezioni fiscali nei confronti di soggetti economici, sedenti nel Lazio, in Lombardia, in Piemonte e in Toscana, risultati tra i principali utilizzatori delle fatture per operazioni inesistenti rilevate; le attività ispettive hanno permesso di contestare, allo stato delle indagini, basi imponibili evase, ai fini delle imposte dirette e dell’I.V.A. per circa 116 milioni di euro.

L’operazione di servizio ha consentito, inoltre, di rilevare come sovente le aziende investigate fossero intestate a soggetti “prestanome”, che non parlavano la lingua italiana e non avevano alcuna cognizione delle attività d’impresa. Emblematici i casi di un quarantenne cinese, residente in Milano e titolare di una decina di società, sui cui conti correnti sono stati rinvenuti circa 6 milioni di euro e di un’impresa, intestata a una sessantenne cinese non più presente sul territorio italiano dal 2022, i cui autoveicoli di lusso, a marchio Audi e Tesla, venivano utilizzati quotidianamente da un nucleo familiare sinico formalmente del tutto estraneo all’azienda.

Sulla base degli elementi raccolti il GIP ha ritenuto sussistenti gli indizi di reato di emissione ed utilizzazione di false fatture nei confronti dei soggetti considerati amministratori di fatto, veri utilizzatori delle fatture per operazioni inesistenti emesse, ed ha emesso sequestri preventivi, anche per equivalente, eseguiti dalla Guardia di Finanza.

I sequestri hanno avuto per oggetto disponibilità finanziarie liquide, azioni, quote sociali, fondi comuni e polizze assicurative per oltre un milione di euro, su preziosi, gioielli, borse e orologi di lusso a marchio Patek Philippe, Van Cleef e Arpels, Hermès, Chanel, Delvaux, Gucci e Prada del valore, stimato da qualificati periti, in circa 500 mila euro, su 8 immobili di lusso, tra i quali un appartamento nel noto complesso milanese del “Bosco verticale”, una villa di 21 vani dotata di piscina, sauna e centro bellezza nel comune di Guidonia Montecelio (Roma), un attico con piscina nel quartiere romano dell’Eur, un appartamento di pregio di 7 vani nel quartiere romano di Monte Sacro, un appartamento di dieci vani in Prato, un appartamento a Milano in quartiere Loreto, un villino a Vigevano (Pavia) e un appartamento di otto vani in Reggio Emilia, per un valore che, allo stato, è quantificabile in oltre 7 milioni di euro.

Va precisato che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e non sono state pronunciate sentenze di condanna: allo stato delle attuali acquisizioni probatorie, in attesa di giudizio definitivo, vale la presunzione di non colpevolezza degli indagati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto