Guardia di Finanza: a Torino una produzione in grande stile di mascherine “griffate” ma tutte contraffatte. Bloccato un business illecito da 3 milioni di euro e denunciati 9 responsabili

Di Antonio Leone

Torino. Le mascherine facciali sono un dispositivo di protezione individuale indispensabile nell’arginare la diffusione del virus da COVID-19 per questo, al di là degli obblighi sanciti dalle attuali normative, era facilmente immaginabile che col tempo sarebbero divenute un accessorio d’abbigliamento persino “modaiolo”, ed è proprio questo il fine perseguito dai sempre attivissimi e fantasiosissimi professionisti del falso, come quelli scoperti dalla Guardia di Finanza di Torino che è riuscita a disarticolare due organizzazioni dedite alla produzione ed alla commercializzazione di mascherine ed altri oggetti, tutti recanti i marchi contraffatti delle più note griffe della moda e dello sportswear mondiali.

L’intervento della Guardia di Finanza

Il servizio in cronaca è stato condotto dai Finanzieri della Compagnia di Chivasso (Torino), unitamente a “Baschi verdi” del Gruppo Anti Terrorismo e Pronto Impiego (AT-PI) di stanza nel capoluogo piemontese, i quali – in località Settimo Torinese – sono riusciti ad individuare due opifici clandestini di livello “sartoriale” ricavati all’interno di private abitazioni, nonché un esercizio commerciale gestito da soggetti di etnia asiatica che vendevano mascherine di tessuto griffato dai marchi più prestigiosi ma tutti “fake”.

L’operazione delle Fiamme Gialle aveva preso spunto poco tempo prima da un’attività di monitoraggio sui social network (peraltro sempre più utilizzati dai contraffattori per pubblicizzare le proprie merci), in particolare su alcune pagine a tema ove venivano offerti agli interessati mascherine, pochette, foulard, copri-agenda ecc., sui quali venivano apposti i marchi di moda più richiesti dal pubblico trasformando così questi accessori – peraltro ben riprodotti – in un accessorio dalle caratteristiche decisamente “trendy”.

Davvero molto ampia la scelta dei marchi in questione (una quarantina tra i quali figuravano i sempre richiestissimi Chanel, Gucci, Giorgio Armani, Louis Vuitton, Adidas, Burberry ecc.), con prezzi che partivano dai 7 euro a mascherina arrivando sino agli 80 euro per kit coordinati comprendenti pochette e sciarpa.

Prezzi non contenutissimi dunque, ma che si giustificavano dalla fattura dei prodotti illeciti proposti al pubblico, i quali venivano fabbricati avvalendosi di sofisticati macchinari utilizzati dalla migliore industria tessile, come dimostrato dagli oltre 600 mila marchi già pronti per essere applicati con il mezzo della stampa sublimatica e che sono stati rinvenuti dai finanzieri all’interno delle abitazioni-laboratorio, unitamente a miglia di metri di filato ed a 3 macchinari impiegati per la cucitura e per il confezionamento dei prodotti falsi.

Le successive attività d’indagine scaturite a seguito della scoperta dei suddetti laboratori, coordinate dalla Procura della Repubblica torinese, hanno presto allargato il campo dell’azione con perquisizioni eseguite nelle province di Prato, Vicenza, Viterbo, Napoli e Caserta, consentendo di scoprire quali fossero i “fornitori” dei tessuti e dei semilavorati oggetto del business in questione, nonché permettendo ai militari operanti di sequestrare oltre 1 milione di ulteriori marchi contraffatti a stampa sublimatica, circa 350 mila mascherine facciali sempre contrassegnate da marchi contraffatti, 180 mila filtri in tessuto non tessuto e ben 25 macchinari industriali di elevata capacità tra plotter, macchine taglia & cuci nonché stiratrici.

Al termine delle operazioni, 9 sono le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per i reati di frode in commercio e vendita di prodotti industriali recanti segni contraffatti, il tutto all’interno di un’attività realizzata in grande stile e che, una volta portata a compimento, avrebbe fruttato ai suoi organizzatori ricavi tranquillamente superiori ai 3 milioni di euro euro.

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