Di Dario Gravina
Treviso. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

È in questo incontestabile assunto giuridico – sancito dall’art. 27 della Costituzione – che voleva agire una cooperativa trevigiana la quale, tra il 2015 ed il 2020, aveva promosso un programma di riabilitazione sociale ed occupazionale comprensivo di “borse lavoro” da destinare a sostegno di soggetti detenuti presso gli Istituti Penitenziari siti in territorio Veneto.
Un’attività encomiabile ma che è stata macchiata dalla solita cupidigia umana, in questo caso impersonata dall’ex dirigente di quella cooperativa, un 49enne residente in provincia di Venezia il quale, proprio in quel periodo, si è illegittimamente impossessato di quei sostegni sociali promossi dall’organizzazione che rappresentava per la non indifferente somma di 32 mila euro.
L’incredibile vicenda, completamente portata alla luce a seguito di un’indagine condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Treviso, è venuta fuori in maniera alquanto casuale dopo che un detenuto, in occasione di un colloquio, ha riferito che la somma destinata al suo reinserimento nella società civile e nel mondo del lavoro (della quale era peraltro all’oscuro) non gli era mai stata consegnata.
Da questa circostanza, i militari delle Fiamme Gialle hanno così avviato gli opportuni accertamenti scoprendo presto come il responsabile della suddetta cooperativa (che nel frattempo si era dimesso dalla carica) avesse sistematicamente falsificato le firme che i beneficiari avrebbero dovuto apporre sulle relative ricevute, formalizzando in tal modo le somme di denaro contante a loro destinate.
Un autentico sfregio commesso nei confronti di una cooperativa che da anni è impegnata a promuovere lo sviluppo del territorio, nonché l’interesse generale della collettività attraverso l’inserimento lavorativo di persone socialmente svantaggiate.
A seguito delle indagini, che come accennato sopra avevano nel frattanto comportato le dimissioni del dirigente infedele, una parte del maltolto è già stata restituita alla cooperativa ma questo non eviterà comunque le conseguenze di carattere penali sopraggiunte a seguito di tale spregevole condotta, e che ora la competente Autorità Giudiziaria contesta allo stesso responsabile nel reato di appropriazione indebita aggravata.
Non è questa la prima volta che la Guardia di Finanza si trova ad indagare nei confronti di cooperative ed Onlus, avvalendosi dei suoi particolari poteri di polizia economico-finanziaria che gli consentono di verificare la piena affidabilità dei soggetti giuridici, nonché di quelli privati, attivi nel sociale.
Realtà che tutti i giorni si muovono nel meritorio contesto del volontariato, il quale rappresenta la più splendida e tangibile espressione della solidarietà italiana e che, soprattutto per questo, merita di essere preservato in ogni sua forma.
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