Guardia di Finanza: a Venezia sequestrate 1.400.000 mascherine anti-Covid non conformi e falsamente dichiarate come “pediatriche”

Di Dario Gravina

Venezia. Si tratta di un servizio che va ad incrementare la già ampia cronaca legata agli illeciti business messi in piedi da qualcuno pronto a lucrare sull’ancora attuale stato pandemico e che, in questo caso, ha riguardato un sequestro da 1,4 milioni di pezzi in mascherine facciali di tipo “chirurgico” ed “FFP2” (tutte di provenienza e produzione cinese) recanti la nota marcatura di conformità europea (CE) ma che poi, all’esame dei documenti – nonché all’esito degli esami di laboratorio disposti dall’Autorità Giudiziaria – sono risultati inidonei alla funzione per la quale sarebbero stati utilizzati.

I controlli su strada della GDF

La notizia arriva stavolta da Venezia dove i finanzieri del locale Comando Provinciale, nel corso di due distinti interventi su strada, hanno controllato i carichi di questi Dispositivi di protezione individuale (DPI) stivati su due autoarticolati in transito nell’area portuale di Marghera (Venezia) scoprendo diverse anomalie sull’allegata documentazione che sono poi sfociate nel provvedimento di sequestro in parola.

Più nel dettaglio, il primo intervento compiuto dai militari delle Fiamme Gialle ha riguardato un container che al suo interno presentava centinaia di scatoloni contenenti mascherine delle due suddette tipologie, apparentemente a norma poiché recanti la “rassicurante” marcatura (CE).

Per operatori di polizia sempre molto guardinghi nel fidarsi delle apparenze, la presenza di tale marchio non è però bastata ed hanno così deciso di approfondire il controllo anche sulla relativa documentazione a scorta del carico scoprendo che i DPI in questione, per quanto attiene alle mascherine chirurgiche, fossero sprovvisti delle previste certificazioni, mentre quelle di tipo “FFP2” erano state prodotte e validate seguendo un iter semplificato rispetto a quello ordinario, ovviamente senza però riportare tale non piccola differenza sul prodotto e sul suo packacing il che, nei confronti dell’utilizzatore finale, avrebbe costituito un chiaro inganno sull’effettiva protezione fornita dagli agenti virali come il COVID-19.

Per certi versi più inquietante è stato invece il secondo intervento dove i finanzieri veneziani, oltre alle mascherine “FFP2” prodotte e validate con lo stesso “iter semplificato” (anche in questo caso completamente omesso agli occhi degli acquirenti), hanno altresì rinvenuto un consistente quantitativo di maschere dello stesso tipo ma stavolta dichiarate come “pediatriche”.

Al riguardo è senz’altro il caso di evidenziare come per le attuali norme tecniche del settore (UNI/EN) non esistano DPI di questo tipo idonei a garantire gli utilizzatori compresi in quella fascia di età.

Gli standard tecnici al momento impiegati, infatti, si rivolgono esclusivamente agli adulti e, conseguentemente a tale evidenza, non possono perciò essere rilasciate certificazioni che autorizzino ad apporre la marcatura di conformità europea (CE).

Ambedue i carichi (composti da 887 mila mascherine “FFP2” e da 430 mila mascherine “chirurgiche”) il cui valore commerciale è stimato in circa 460.000 euro, come detto sopra sono state sottoposte a sequestro, mentre i titolari delle imprese importatrici di tali prodotti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica del capoluogo veneto per immissione sul mercato di prodotti industriali con segni mendaci.

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