Guardia di Finanza: aeroporto di Linate, il bilancio di un anno di sequestri di droghe inviate via posta

Di Mariateresa Levi

Linate (Milano). Droghe di ogni tipo e per ogni tipo di “sballo”, questo è quanto transita praticamente ogni giorno dall’aeroporto di Linate (Milano) ma che i militari del locale Gruppo della Guardia di Finanza, diretti dal Tenente Colonnello Piergiuseppe Cananzi, riescono comunque ad intercettare come testimoniano il quantitativo ed il numero sequestri messi a segno dalle fiamme gialle presso lo aeroportuale lombardo.

La droga sequestrata

Dopo un anno di controlli ininterrotti, effettuati in stretta sinergia con il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la GDF linatese ha rinvenuto e sequestrato 15 chili di anfetamina e 4 chili di metanfetamina (allo stato solido ed allo stato liquido), 2 chili tra cocaina ed eroina, 15 chili  tra hashish e marijuana, oltre 100 mila francobolli alla dietilammide dell’acido lisergico (meglio conosciuto come LSD), 10 chili di funghi allucinogeni e circa 600 grammi di GHB, una sostanza stupefacente sintetica tristemente nota con il nome di “droga dello stupro” e che con poche gocce è in grado di inibire la capacità d’intendere e di volere dell’assuntore o di una vittima di violenza.

Il terreno “di caccia” più produttivo per questo ben distinto genere di sequestri, oltre ai magazzini doganali ed ai punti di transito di passeggeri e bagagli, a Linate è senz’altro rappresentato dai controlli sull’autotreno che ogni settimana giunge dai Paesi Bassi e che trasporta una enorme quantità di materiale postale.

Lettere, buste e pacchi postali, infatti, sono uno dei tanti sistemi occultare piccole partite di droga che poi i Finanzieri – avvalendosi del supporto dello loro infallibili unità cinofile – scovano tra migliaia e migliaia di spedizioni scoprendo sistemi di occultamento originali nei quali la droga è incollata alle cartoline oppure contenuta in francobolli impregnati di stupefacente, ma anche celata tra le pagine dei libri e persino in scatolette di cerotti.

Questi piccoli quantitativi di droga non recano mai l’indicazione del mittente, ma l’Autorità Giudiziaria ne può comunque disporre la cosiddetto “consegna controllata” al destinatario che poi, in base al tipo di stupefacente ed alla sua quantità, viene identificato e denunciato.

La miriade di sequestri di questo genere, con ogni probabilità, provengono da ordini che gli assuntori di droga realizzano dal web ricercando fornitori esteri che ben conoscono queste dinamiche e che sono dunque avvezzi a realizzare i loro traffici utilizzando il mezzo postale con il quale, al riparo nel loro anonimato, adempiono agli ordinativi della loro “clientela” sfruttando le non poche possibilità di occultamento offerte dalla sempre rilevante mole di traffico postale, ma sul quale Finanzieri e Doganieri hanno nel tempo affinato le loro capacità di ricerca che oggi rendono senz’altro sconveniente quanto rischioso il ricevere droga via posta.

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