Guardia di finanza: appalto per termovalorizzatore a Catanzaro, danno erariale di 35 milioni causato alla Regione

Di Valentina Giambastiani             

CATANZARO. Danno erariale da 35 milioni di euro: è questo l’oggetto della contestazione che la Procura regionale della Corte dei conti per la Calabria ha formulato a seguito di una complessa attività investigativa, condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, che ha riguardato l’appalto di un termovalorizzatore nonché di diversi centri di stoccaggio inerenti alla creazione di un complesso integrato di smaltimento dei rifiuti denominato “Calabria Nord” (aggiudicato nel 2000 dal commissario straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti in Calabria).

Fondamentale è il supporto investigativo garantito dalla Guardia di finanza alla Corte dei Conti

Si tratta di un’opera che avrebbe dovuto risolvere annosi problemi legati alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti nella parte settentrionale del territorio calabrese, ma che non è mai stata avviata a seguito di un contenzioso nato tra la Gestione commissariale e la società aggiudicataria dell’appalto, determinando in tal modo un danno erariale alla Regione Calabria di proporzioni ragguardevoli.

Entrando maggiormente nei dettagli dell’indagine delle fiamme gialle catanzaresi, gli sviluppi della controversia intervenuta con l’appaltatore – in un primo momento affidata alla valutazione di un collegio arbitrale – avevano portato l’Ufficio commissariale a dover corrispondere il pagamento di un’ingente somma di denaro, ciò sulla sulla base di una pronuncia che gli inquirenti hanno successivamente riscontrato viziata da diverse e gravi criticità. La sentenza veniva quindi impugnata innanzi alla Corte d’Appello di Roma la quale, riconoscendo in sede cautelare la fondatezza dei vizi di legittimità contestati, ha pertanto disposto la sospensione del provvedimento emesso dal collegio arbitrale.

Ispettori delle fiamme gialle durante un’indagine erariale

La pronuncia della Corte d’appello – evidentemente favorevole alla parte pubblica – interveniva in un momento particolare, ovvero quello della cessazione della stessa gestione commissariale nonché della successione della Regione Calabria al commissario di Governo in tutti i rapporti giuridici, compresi quelli processuali, senza però operare una tempestiva riassunzione del giudizio. Un’omissione, dunque, che ha comportato l’estinzione del giudizio in appello favorevolmente incardinato per la parte pubblica e giudizialmente confermato in un provvedimento esplicito.

Una vicenda dai contorni quantomeno foschi dunque, che gli specialisti del Nucleo polizia economico finanziaria hanno però dipanato sino ad individuare responsabilità amministrative caratterizzate da una condotta gravemente negligente dell’avvocato incaricato della difesa erariale il quale, da quanto emerge agli atti, avrebbe condotto la causa nell’ambito di un quadro d’inefficienza e disorganizzazione della macchina amministrativa regionale.

Le due persone citate in giudizio sono ora chiamate a rispondere (nella misura del 50% ciascuno) del danno patito dalla Regione Calabria, la quale si è vista negata la possibilità di vedere riformata la pronuncia arbitrale. Una pronuncia che la Procura contabile ha ritenuto essere elevatissima, e che i giudici contabili hanno quantificato nella percentuale del 90% del danno complessivo cagionato alle casse (circa 40 milioni di euro).

L’attività ancora una volta conferma il fondamentale supporto investigativo che la Guardia di finanza, in virtù delle sue peculiari competenze di polizia economico-finanziaria, garantisce alla Corte dei Conti nell’accertamento e nella successiva repressione di sprechi, abusi e inefficienze che incidono sulle risorse finanziarie e sui bilanci dello Stato.

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