Di Marco Lainati
Palermo. C’è una nuova operazione congiunta tra la Guardia di Finanza ed i Carabinieri che a Palermo ha consentito di scoprire gli insidiosi illeciti commessi da due società, una operante nel recupero e riciclaggio di rottami metallici e l’altra nella loro commercializzazione, poiché entrambi coinvolte in traffico di questi materiali provenienti da furti oltre che dal traffico di rifiuti.

L’operazione che i militari della GDF e quelli dell’Arma hanno chiamato “Efesto” – diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura della Repubblica di Palermo – scaturisce da alcuni approfondimenti investigativi condotti, oltre che sulle due società, su un gran numero di soggetti (peraltro gravati da precedenti penali per reati contro il patrimonio) che con cadenza pressoché giornaliera si recavano presso i punti di raccolta delle società medesime al fine di riversarvi materiali metallici di vario genere, che come accennato sopra derivavano però da furti o comunque da altre attività illecite.
Stando a quanto dimostrato dagli investigatori, tali “conferimenti” di materiali possono quantificarsi in un corrispettivo di non certo modesta entità (circa 2 milioni di euro), il che rende bene l’idea di quale sia stato il “do ut des” intervenuto tra i responsabili delle aziende implicate nella vicenda e la pletora dei loro poco raccomandabili “fornitori”.
Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Cefalù (Palermo) ed i finanzieri della Tenenza di Carini (Palermo), i primi ad investigare su una lunga serie di furti commessi in danno di privati cittadini ma anche di aziende come l’ENEl; episodi che per le loro caratteristiche lasciavano intravedere un traffico piuttosto ampio nonché strutturato con un certo criterio, ovviamente finalizzato ad ottenere ricavi su un genere di rifiuti molto richiesti per la loro peculiarità di essere restituiti ad una nuova vita e che, proprio per questo, consentono ottimi guadagni per chi opera in questo particolare settore legato all’ecosostenibilità.
Nell’indagine, oltre alla presenza di altri soggetti che fungevano da veri e propri ricettatori intermediari, è infatti emersa la vendita dei suddetti rottami metallici in favore di altre compagini commerciali compiacenti, aventi queste sede a Roma e Bologna e che peraltro sono attive su tutta Italia oltre che all’estero.
A questo punto fondamentale è stata la successiva analisi compiuta sulla documentazione amministrativo-contabile acquisita da finanzieri e carabinieri, la quale ha permesso di scoprire il profitto ottenuto dai responsabili grazie alle suddette vendite “in nero”, consentendo in tal modo all’Autorità Giudiziaria inquirente di quantificarne le dimensioni ed emettere così il relativo ordine di sequestro sino alla concorrenza di 1.095.863 euro; provvedimento che va a colpire le disponibilità finanziarie delle imprese coinvolte nonché dei loro amministratori e dei relativi soci.
Come spesso accade in questi casi, nella necessità di non penalizzare l’incolpevole forza-lavoro di realtà imprenditoriali implicate in tali vicende, la competente Autorità Giudiziaria ha già affidato la gestione delle due società ad un amministratore giudiziario che ne garantirà la regolare prosecuzione delle attività.
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