Guardia di Finanza: Emergenza COVID-19, ancora sequestri sul campo (ed investigazioni sul Web) per contrastare ogni forma di speculazione

Di Michele Toschi

Roma. Le tenevano lontane dalla vista, in scatoloni sistemati sotto le postazioni di cassa, per rivenderli ai clienti che ne facessero specifica richiesta e che senza troppe discussioni fossero disposti a pagare fino a 15 euro a pezzo.

Operazione della GdF contro la vendita di mascherine taroccate

Sono questi i purtroppo ricorrenti contorni dell’ennesima manovra speculativa commessa in danno dei cittadini, che la Guardia di Finanza ha stavolta scoperto in due supermercati di Lamezia Terme (Catanzaro) ambedue riconducibili ad un’unica società di capitali, sottoponendo a sequestro oltre 900 mascherine del tipo “FFP2” e denunciando – ai sensi dell’art. 501/bis del Codice Penale – due imprenditori.

Subito dopo aver svelato il commercio “sottobanco” dei citati dispositivi di protezione sanitaria, i finanzieri operanti sono passati ai dovuti riscontri sulla catena di distribuzione dei citati prodotti sanitari, dimostrando come, nello spazio di due soli passaggi commerciali (distribuzione/grossista e grossista/supermercato), le mascherine in questione avessero subìto un intollerabile ricarico di prezzo addirittura superiore al 2.140% rispetto al valore di mercato.

Secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle, infatti, a fronte di un costo unitario di 35 centesimi (+ IVA), le mascherine in questione venivano poste in vendita a 11 euro (per il modello senza valvola) nonché a 15 euro (per il modello con valvola), per un guadagno illecito che avrebbe facilmente superato gli 11 mila euro e che sarebbe potuto avvenire in maniera veloce approfittando dell’attuale stato emergenziale che sta interessando tutto il Paese.

Sul fronte dei sequestri (in particolare di quelli già avvenuti) degna di cronaca è la cessione in favore dell’ospedale Cotugno di Napoli, al quale sono state consegnate oggi 10 mila mascherine provenienti da una precedente operazione condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo campano.

Proprio il 27 febbraio scorso, i Finanzieri partenopei rinvennero in una parafarmacia di Varcaturo (Napoli) l’ingente quantitativo di mascherine facciali rivendute a prezzi rincarati oltre l’inverosimile.

Proprio a seguito di quell’intervento, oltre al sequestro della parafarmacia ove era stato realizzato l’illecito, la Procura della Repubblica di Napoli aveva altresì avviato in urgenza tutte le procedure finalizzate alla vendita anticipata di tali prodotti, che sono stati così ceduti (stavolta al loro reale valore di mercato) al citato nosocomio cittadino che, come noto, è chiamato in prima linea sul fronte dell’emergenza da COVID-19.

Oltre agli interventi “sul campo”, sono senz’altro da evidenziare le attività d’investigazione telematica che il Corpo sta conducendo con altrettanto impegno, tra le quali spicca quella resa nota dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche (NSTPFT), ovvero dal Reparto della Guardia di Finanza specializzato proprio nella ricerca di frodi commesse sul Web.

Incrociando le migliaia e migliaia di dati attualmente circolanti sulla rete riguardanti l’emergenza coronavirus, i finanzieri del NSTPFT – avvalendosi di penetranti metodologie investigative tecnicamente definite di Open Source Intelligence – hanno scoperto ed oscurato numerose offerte di vendita riguardanti mascherine facciali, gel disinfettanti e guanti proposti al pubblico a prezzi rincarati anche per migliaia di volte.

Gli annunci in questione erano stati pubblicati da cittadini italiani residenti in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, ma anche da venditori europei ed extraeuropei.

Le attività sin qui condotte hanno già permesso di deferire all’Autorità Giudiziaria 16 vendors italiani nonché 28 di altre nazionalità nei confronti dei quali, come già sta avvenendo per chi realizza tali pratiche fortemente scorrette attraverso i comuni esercizi commerciali, è stato contestato il reato di manovre speculative su generi di prima necessità.

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