Guardia di Finanza: Genova, società fallita con 15 mln. di debiti continuava comunque nella sua attività avvalendosi di una “bad company”. I finanzieri scoprono tutto e sequestrano 230 tonnellate di merce

Di Antonio Aniello Barbati

Genova. Stavano importando dalla Cina 230 tonnellate di merce costituita da materiali per ferramenta, ufficialmente diretti ad una società brianzola che però si è rivelata essere lo “schermo” di un’altra compagine imprenditoriale precedentemente dichiarata fallita e con un’esposizione debitoria superiore ai 15 milioni di euro, per questo tutto il materiale in questione è finito sotto sequestro.

Questa è la sintesi di una nuova attività a contrasto dei reati fallimentari condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Genova, che ha avuto come scenario l’importante hub portuale del capoluogo ligure.

L’ingente sequestro ha preso spunto dalle giornaliere attività di monitoraggio condotte proprio sui flussi commerciali marittimi, ed è stato proprio da questi controlli che sono cominciate ad emergere le prime discrepanze.

Dai successivi accertamenti scaturiti al primo alert, è infatti emerso come la società lombarda destinataria del carico agisse in qualità di società-schermo per un’altra precedentemente dichiarata fallita, secondo un collaudato sistema che gli investigatori solitamente definiscono “new company – bad company”, a rimarcare proprio il ruolo illecito rappresentato da queste società che hanno il precipuo scopo di coprire asset totalmente fallimentari, ciò per eludere le legittime pretese dei creditori e continuare al contempo indisturbati nelle proprie attività imprenditoriali.

La merce sequestrata

L’attività della GDF genovese, più nel dettaglio, si è articolata in più sequestri, a partire dal primo rappresentato da un container di 22 tonnellate. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, i finanzieri hanno così allargato il campo dei controlli volti ad intercettare altre spedizioni destinate alla stessa società, il che gli ha permesso di bloccare in successione sugli spazi di vigilanza doganale a loro affidati altri undici container carichi della stessa tipologia di merci, per un peso totale che sfiora le 210 tonnellate.

Tutto il materiale è stato ora posto a disposizione del curatore fallimentare nominato dal Tribunale, il quale ha il compito di porlo in vendita e soddisfare con il ricavato le pretese dei creditori che sin qui erano state smaccatamente aggirate.

Nei guai anche due soggetti di nazionalità cinese (ambedue legali rappresentanti delle società coinvolte nella vicenda), i quali sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati di bancarotta fraudolenta e falso in atto pubblico.

 

 

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